TENTATI DALLA PAROLA

Lc 4, 1-13 – I domenica di Quaresima C

Commento per lavoratori cristiani

 

La Parola è una grande protagonista della battaglia che si scatena nel deserto. Da una parte Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, sospinto dallo Spirito che lo riempie oltre modo come aveva riempito di grazia traboccante la Madre. Dall’altra il maligno, subdolo compagno di 40 giorni di solitudine e privazione, che della debolezza condivisa dal Figlio ne fa occasione di tentazione e di prova.

La Parola è l’arma vincente di Gesù. Egli si appella alla sua forza che agisce, alla sua efficacia che disarma, alla sua potenza che genera e trasforma. Gesù conosce bene la Parola, perché Egli è la Parola; ma allo stesso tempo è la Parola che gli rivela la propria vocazione e missione.

Tuttavia, qualcosa di scandaloso accade: anche il diavolo conosce la Parola, e la cita e la utilizza per rendere più dura e insidiosa la tentazione. Si può essere perfetti conoscitori della Parola, senza che questa diventi motivo di salvezza e di trasfigurazione. Come è possibile? Che cosa differenzia il Figlio di Dio che salva da satana che accusa e condanna?

Due percorsi, due ambienti di vita si manifestano come necessari affinché la Parola resti se stessa, strumento di liberazione.

Il primo, è la viscerale solidarietà con la fragilità della creatura umana. Gesù percorre questo itinerario nel deserto: sperimenta nella carne la debolezza, fino ad avere fame. Ebbe davvero tanta fame! Ebbe cioè nelle proprie membra i segni tangibili del prezzo di essere umani; sentì tutto il peso della creatura, peso paradossale perché viene dal vuoto della propria piccolezza. Gesù, che è Dio, sentì tutto lo svuotamento di chi non è Dio, pur desiderando ardentemente raggiungerne le vette. In questa esperienza vitale, in questo coraggioso cammino dentro le vertigini del deserto, che genera smarrimento e bisogno, Gesù è rimasto senza sconti. Ecco il primo passo necessario affinché la Parola resti se stessa e sia vera: deve ardere della bruciatura del nostro limite, deve tagliare come spada a doppio taglio le aspirazioni umane che rivendicano grandezza, facendo sentire tutto il dolore delle potature. Gesù ne porta la ferita nella carne. Per questo la Parola è illuminata dalla fiamma dello Spirito.

Non così il maligno, che guarda la debolezza come uno spettatore scettico e la rifiuta quale impedimento alla propria realizzazione. Per questo, ci insegna la fede, Egli cadde dal Paradiso, perché rivendicava una esistenza di creature con le prerogative di Dio. Chi guarda la vita, fatta di povertà e dolore, come si guarda uno spettacolo da giudicare e rifiutare soltanto, non può cogliere la Parola nella sua potenza rivelatrice e liberatrice, ma ne farà un oggetto a proprio uso e consumo per giustificare il proprio accanimento egoista.

Ma non basta stare dentro la vita, per viverla bene e vincere le tentazioni. È anche necessario avere lo sguardo rivolto verso l’altro, verso l’Altro. Non essere concentrati solo su se stessi. È il secondo ambiente vitale, la relazione di consegna. Gesù ha gli occhi fissi sul Padre. Egli è il Figlio, ma Lui è il Padre. E la Parola è di Dio: Gesù si lascia possedere e condurre, perché non si percorre la via del deserto da soli. La Parola citata solo a partire dai propri bisogni è sfigurata. Il diavolo ne abusa, perché ha lo sguardo concentrato su se stesso, e degli altri vuole solo farne uno strumento da sfruttare. Ecco allora che la Parola può davvero divenire per noi la forza di una prova che trasforma se abbiamo continuamente il cuore ancorato alla Fonte, e gli orecchi attenti ad ascoltare Colui che la pronuncia.

È l’esperienza del popolo di Israele, per il quale il deserto è cammino voluto proprio da Dio. “Ricordati di tutto il cammino che Il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore” (Dt 8,2). La Parola di Dio diviene guida, impegnativa e dura come lama affilata che discerne il bene dal male nel nostro cuore. Ma lo è soltanto se siamo costantemente preoccupati di rivolgerci – di tornare a volgerci - a Dio stesso, che questa Parola pronuncia incessantemente con la propria Voce di misericordia. Nessun utilizzo individualista della Parola è fonte di bene; nessuna Parola “è soggetta a privata interpretazione” (2Pt 1,20), ci ricorda l’apostolo Pietro.

È la Chiesa convocata a celebrare la Parola che garantisce la Sorgente, da cui è chiamata a essere assemblea e che allo stesso tempo custodisce come tesoro prezioso. Nella Chiesa che cammina portando nel cuore le gioie e le speranze, le angosce e le tribolazioni del popolo, si ascolta e si è tentati in maniera salutare dalla potenza della Parola che salva.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

Ultima modifica il Sabato, 13 Febbraio 2016 22:15

Download allegati:

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Go to top