CARMELI AMBULANTI

L’immagine “carmelo ambulante” l’ha coniata don Ottorino per indicare le due dimensioni della nostra missione fuse in una: da una parte una vita di contemplazione, dall’altra un impegno operativo sempre attualizzato

 

Carissimi,

anche il IX Capitolo generale è ormai alle nostre spalle. Sono certo però che segnerà come gli altri una tappa importante nel nostro meraviglioso, seppur faticoso, viaggio come Famiglia di don Ottorino.

Durante il Capitolo si è parlato tanto, e anche pregato tanto, ma qual è il cuore del messaggio che ci portiamo dentro e al quale continuamente dovremo riferirci in questi sei anni? Al di là delle belle proposte, il cuore  del messaggio è quello di sempre, quello che affonda le sue radici nel Vangelo di Gesù: vivere un rapporto profondo di comunione e di intesa con il Signore, un autentico rapporto "sponsale" fino a poter dire come San Paolo "non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me". È la fonte, è il cuore di tutti i progetti di aggiornamento della pastorale. Sì, pastorale del 2000, ma prima di tutto pastorale di 2000 anni fa. Il più bell'impianto di luce nella tua casa, fatto dall’impresa più all’avanguardia del momento, non conta nulla finché non è alimentato dalla corrente elettrica. Meglio una candela  fumigante per muoversi in casa che un impianto fine a se stesso.

È su questa linea che siamo chiamati tutti a orientare il nostro impegno per i prossimi sei anni e… per sempre. Più saremo “carmeli ambulanti”, come usava dire don Ottorino e più i nostri programmi apostolici sfonderanno le barriere dell’indifferenza, dell’odio, della sfiducia che il mondo di oggi innalza contro Dio. E questo perché, quando siamo impregnati di Spirito Santo (come il pane biscottato impregnato di vino, direbbe don Ottorino), profumeremo di Dio, provocando in chi ci avvicina la nostalgia di incontrarlo, di conoscerlo, di amarlo.

L’immagine “carmelo ambulante” l’ha coniata don Ottorino per indicare le due dimensioni della nostra missione fuse in una; da una parte una vita di contemplazione per prendere la “tintarella” del Sole, dall’altra un impegno operativo sempre attualizzato e moderno per uscire dai nostri ambienti e incontrare le persone delle "periferie". Questo è il cristiano, l’apostolo ideale per una società che sembra aver dimenticato la sua origine e s’illude d’essersi fatta da se stessa e di poter esistere senza una relazione profonda con la Sorgente.

A scuoter il suo torpore non bastano le tante parole o progetti, seppur interessanti, che possiamo offrire; si ridurranno a un solletico mentale, che non provoca il cambiamento di ideali o di vita in chi ci ascolta. Se però queste parole e progetti usciranno da un cuore in continuo contatto con Dio, da un cuore innamorato di Dio, allora diventeranno fuoco che converte .

Mi piace ricordare quanto don Ottorino scrisse nel suo diario in occasione dell’ordinazione presbiterale: “Signore, dammi il dono della parola, non di una parola ricercata ed applaudita, ma di una parola convincente ed accompagnata dal fuoco, di una parola che non fa dire "bravo", ma che fa prostrare dinanzi al Tabernacolo ed al Crocifisso per aver perdono dimenticando il misero strumento della grazia”. (DT 1940, 3).

Avremo modo di parlare di altre proposte del Capitolo. Ho ritenuto di mettere a fuoco questa, che per molti è data per scontata, quando scontata non lo potrà essere mai. Quando la pastorale della nostra Famiglia cessasse di avere questo "colore" non sarà più la "novità" che Dio voleva iniettare nella Chiesa attraverso il suo servo don Ottorino.

Don Venanzio Gasparoni

Ultima modifica il Giovedì, 04 Febbraio 2016 21:02

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