Come in cielo, così in terra

Lc 24, 13-35 – III Domenica di Pasqua

Commento per lavoratori cristiani

 

Il cammino da Gerusalemme a Emmaus, in quel primo giorno della settimana, doveva essere sembrato estremamente lungo e pesante, a Clèopa e all’altro discepolo.

Un percorso familiare, una strada in discesa, che lasciava le colline della Città santa e il sogno del monte Sion, per ritornare alla dura e piatta quotidianità. Con sulle spalle il peso di una cocente e indescrivibile delusione. Ancora più bruciante, al pensare che loro, come tutti gli altri, non si erano illusi per anni dietro un ideale malevolo e strampalato; anzi, si erano dedicati anima e corpo a percorrere le tracce di un Maestro, che prometteva la liberazione di Israele, la realizzazione delle promesse di Yahvé, il compimento delle Scritture. Nulla di più nobile, nell’animo di un pio ebreo. E guarda come era finita! E guardala lì, l’icona della sconfitta sconcertante di ogni speranza di bene, di ogni anelito di vita, di ogni progetto di futuro: un innocente crocifisso!

Camminavano appesantiti, certamente, con gli occhi spenti e i piedi strascicati. Come noi, per le strade dell’abitudine, acciaccati anche da una cultura privata del gusto di sognare, della spinta creativa, della trepidazione del desiderio. Oh, come pesano i passi di chi, avendo appeso l’attesa della propria felicità a falsi ganci disseminati nella fretta dell’oggi, si accorge di non avere ormai neanche più tempo per staccarsi e ricominciare! Non cambierà più nulla! Anche l’ultima carta è stata giocata, ed è andata male! E quello che di nuovo venga, può portare solo più ansia e disperazione!

Oh, come pesa il cammino dell’uomo e della Chiesa, in questa via apparentemente in discesa, perché colma di compensazioni e di surrogati al sacrificio dell’amore! La luce si spegne, non si scorge più l’alba. E del passato che ci schiaccia, rimane solo il ricordo malinconico di un tradimento: ‘noi speravamo!’.

Chissà, cari amici pellegrini al contrario, cari Clèopa e tu, compagno che sei ognuno di noi, chissà se quel giorno, nel ricordare tutto quanto era accaduto, e nel raccontare a quel forestiero ignorante e sorpreso, vi siano riaffiorate alla mente anche le parole che Gesù vi aveva affidato un giorno, mentre vi ristoravate da un altro pellegrinaggio, che invece saliva verso Gerusalemme. Chissà se vi sfiorava per un attimo la memoria una preghiera, rivolta al Padre del Cielo, nella quale proprio agli animi sconfortati dei suoi discepoli, Lui, il Maestro, insegnava a trovare ristoro. E al Dio che ha cura di ogni sua creatura, Lui, mite e umile di cuore, consolatore degli stanchi e affaticati, rivolgeva l’invocazione più delicata e fiduciosa: ‘sia fatta la tua volontà, come in Cielo, così in terra!’.

Sia fatta la tua volontà! Non la mia, non la nostra! Probabilmente i due viandanti di Emmaus non potevano ricordare questo accorato sospiro, che è il culmine della donazione di sé. Eppure proprio Gesù lo aveva ripetuto per sé, nel Getsemani e sulla croce. Ma loro, chissà, forse erano troppo lontani per sentirlo risuonare di nuovo. E forse anche noi con più facilità preghiamo gridando: ‘Sia fatta, o Dio, la mia volontà!’.

Che poi non si tratta di desiderare il male o di aspirare all’ingiustizia. Anche loro, anche noi abbiamo sete di bene, di verità, di bontà! Perché, allora, Signore, tanta fatica a riconoscerti, ad ascoltarti, a seguirti? Perché intraprendere una strada in senso contrario, avviarci ancora nella direzione sbagliata, giù per la discesa della disperazione?

Forse perché il problema sta in quelle parole poco frequentate che vengono subito dopo: ‘sia fatta la tua volontà, come in Cielo, così in terra!’. Non come in terra, così in Cielo!

Ecco, sembra che sia questa la direzione da con-vertire. I due di Emmaus percorrono la storia di Gesù, fanno memoria delle proprie attese deluse, rivedono gli eventi del Messia ancora con le categorie della terra. Non c’è nulla da fare: per loro e per noi, la giustizia viene dalla vittoria, dal successo, dall’affermazione potente e decisa di un Dio che sta sopra, che grida più forte, che si impone solido e chiaro su tutti i grandi e i malfattori della terra. E se non vanno così le cose, allora è un fallimento. Non c’è nulla da fare: il punto sta nel fare la volontà COME vogliamo noi. Anche quella di Dio. Sì, mio Signore, noi siamo disposti a seguirti, nelle vicende liete e tristi della nostra vita. A patto, però, che risulti chiaro che abbiamo ragione noi e che questo ci garantisca la tranquillità di un riconoscimento umano e di una realizzazione visibile. A patto che, questa vita, la gestiamo noi e ne teniamo più o meno saldamente le redini.

Ecco perché Gesù, paziente compagno di strada, disposto a ripercorrere a ritroso tutti i suoi anni palestinesi con loro e con noi, ha necessità di rimettersi al fianco dei pellegrini stolti e lenti di cuore. Perché l’amore è sapiente e folgorante, e l’intelligenza umana è così povera da non poterlo comprendere e contenere. L’Amante, dunque, sceglie ancora una volta di cercare l’amato e se lo carica sulle spalle della tenerezza per aiutarlo a lasciarsi amare. Gesù capovolge il cammino, quello del cuore. ‘Come in cielo, così in terra’. In Cielo tutto è amore. Così in terra, da quanto Egli, l’Amore, si è fatto carne. Così in terra, anche nella storia della salvezza, dove il filo rosso lo ha intessuto l’Artista celeste amando incondizionatamente. Così in terra, anche per il futuro, quando qualcuno avrà il coraggio di fermarsi un attimo nella notte e lasciare che la folgore dell’Amore squarci il buio e la sfiducia.

Ecco il Pane spezzato, che improvvisamente rivela il senso delle Scritture. Non è un gesto magico o un semplice nuovo miracolo. È la discesa del Cielo in terra. Nuovamente, il Crocifisso offre se stesso, corpo spezzato e sangue versato, vita donata per amore. Nuovamente, Dio abita la terra, le relazioni, i cuori.

Ecco la vita del Risorto: nulla più e nulla meno che l’abbandono totale di sé fra le mani dei suoi, come frammento di umanità che racchiude l’Immenso di Dio. L’Eucaristia è la volontà di Dio che si compie sulla terra, così come si compie nel Cielo. È l’Amore che si irradia. Ci fa pensare e credere, con il cuore altrettanto ardente come quello dei due amici di Emmaus, che in Dio, da sempre e per sempre, si vive una vita eucaristica; che la Trinità è da sempre e per sempre eterna donazione e gratitudine; che la Relazione tra il Padre e il Figlio e lo Spirito avvolge e impregna da sempre e per sempre l’esistenza della nostra fragile storia umana. Quale mistero dolce e terribile insieme!

I discepoli di Emmaus, prima quasi impauriti di smarrire quel rinnovato barlume di desiderio riapparso in loro, dopo aver ricevuto la manifestazione di Gesù Eucaristia, ritornano, con-vertiti nella direzione giusta, e non temono più neanche la notte. Nulla più spaventa chi apre la dimora del cuore al Crocifisso Risorto. Anche noi, chissà, in questo primo giorno della settimana possiamo lasciarci rinnovare nell’ardire della gioia e dell’annuncio, riscoprendo l’ardore della Parola e del Pane spezzato che ci viene consegnato gratuitamente dal nostro fedele Compagno di strada.

E che la nostra vita sia, ogni giorno, ‘come in Cielo così in terra’, un anticipo di Paradiso!

 Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

Ultima modifica il Venerdì, 02 Maggio 2014 23:03

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