SEGUIRE GESÙ RE CHE DONA LA SUA VITA

DOMENICA XXXIV – B

"Dunque tu sei re?", chiede Pilato a Gesù. "Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità.

Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce", gli risponde Gesù. In questa ultima domenica dell'anno liturgico, celebrata come solennità di nostro Signore Gesù Cristo re dell'universo, esprimiamo tutta la gioia di credere in questo re speciale venuto per dare "testimonianza alla verità". All'ascoltare, meditare e proclamare le parole del vangelo di Giovanni come non ricordare un famoso testo del grande scrittore russo Dostoevskij? Egli scriveva in una lettera a una amica: "Quali terribili sofferenze mi è costata – e mi costa tuttora – questa sete di credere, che tanto più fortemente si fa sentire nella mia anima quanto più forti mi appaiono gli argomenti ad essa contrari! Ciononostante Iddio mi manda talora degl'istanti in cui mi sento perfettamente sereno; in quegl'istanti io scopro di amare e di essere amato dagli altri, e appunto in quegl'istanti io ho concepito un simbolo della fede, un Credo, in cui tutto per me è chiaro e santo. Questo Credo è molto semplice, e suona così: credere che non c'è nulla di più bello, di più profondo, più simpatico, più ragionevole, più virile e più perfetto di Cristo; anzi non soltanto non c'è, ma addirittura, con geloso amore, mi dico che non ci può essere. Non solo, ma arrivo a dire che se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità". Quest'ultima affermazione che a prima vista suona assurda è invece l'interpretazione più acuta e profonda delle parole di Gesù nello stesso vangelo di Giovanni: "Io sono la via, la verità, la vita" (14,6). Gesù è una verità da vivere, da ascoltare, da amare, da seguire, da imitare. È la verità incarnata di "colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue", dice l'Apocalisse. Di fronte a Pilato, che si laverà le mani con una domanda retorica su che cos'è la verità, Gesù, aderendo con assoluta certezza alla sua identità profonda di Figlio di Dio, afferma di essere re, di essere nato e venuto per questo, per dare "testimonianza alla verità", consegnando la sua vita. Perché l'identità di Gesù è quella di un re "consegnato". Giuda lo consegna ai Giudei,  i Giudei a Pilato, Pilato ai Giudei. E Gesù alla fine consegna il suo spirito al Padre. Non trattiene niente per sé, neppure il suo essere Dio, dice Paolo (Fil 2,5-11), ma lo dona. Re povero e sofferente. Re umiliato e tolto di mezzo. Ma, proprio per questo, re che viene dal cielo con "un potere eterno che non  finirà mai", come dice il profeta Daniele. Re risorto da morte, "che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre". "Regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace", dice il prefazio.

Noi come Chiesa  possiamo solo ambire di assomigliare a Gesù, seguendolo sul suo stesso cammino. 

don Luciano Bertelli

 

Ultima modifica il Martedì, 17 Novembre 2015 23:38

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