ATTENDERE QUOTIDANAMENTE E CON GIOIA IL RITORNO DI GESÙ

DOMENICA XXXIII – B

Strano linguaggio quello di Gesù nel vangelo di questa domenica.  Così diverso da quando altre volte parla del regno di Dio con riferimenti alla vita quotidiana e con parabole. A dire il vero una piccola parabola la racconta anche oggi.

Ma il resto ha un tono che suona sconvolgente. Parla di cose terribili che devono avvenire. È un linguaggio molto simile a quello del profeta Daniele della prima lettura. Si chiama linguaggio apocalittico. Difficile da capire e da interpretare. L'Apocalisse, l'ultimo libro del Nuovo Testamento, ne è l'esempio più evidente. Potremmo essere tentati di non prenderlo in considerazione, se non quando ne siamo in un certo senso obbligati dal tempo liturgico. Se così fosse ci priveremmo di ascoltare la Parola di Dio in tutte le sue svariate tonalità di Amore. Perché la Parola di Dio è tutta una Parola di Amore. E dobbiamo ascoltarla sempre, anche quando assume i toni dell'urgenza, della severità, della drammaticità. Verranno i giorni della tribolazione, dice Gesù. I giorni dell'oscurità, dello sconvolgimento, del disorientamento, dell'angoscia. A pensarci bene questo tipo di tribolazione non ci è così estranea  al punto da doverci meravigliare che Gesù la preveda per la fine dei tempi. Il mondo e la vita continuano a riservare sorprese inquietanti. Le parole di Gesù sono solo una conferma realistica che ci sarà un tempo finale. Come del resto siamo certi del nostro morire. Ma Gesù ci vuole mettere in guardia dal fare calcoli e previsioni sul giorno e l'ora in cui ciò avverrà, perché non rimaniamo intrappolati nella logica dell'inquietudine e della paura. Mentre quel tempo deve essere per noi soprattutto il tempo gratuito, gioioso e festoso del ritorno del Figlio, che da "assiso per sempre alla destra di Dio", come dice la lettera agli Ebrei, verrà "sulle nubi con grande potenza e gloria" per farci risplendere con lui "come lo splendore del firmamento... come le stelle per sempre", dice il libro di Daniele.

La luce del ritorno del Figlio alla fine dei tempi proietta i suoi raggi sul nostro vivere di ogni giorno. Quanto diversa è la nostra vita quando la viviamo nella prospettiva del ritorno di Gesù! Anche ciò che quotidianamente ci mette a prova e ci fa soffrire è illuminato dall'attesa di quell'incontro. Perché l'oscuramento stesso diventa preludio della luce del Risorto che viene. In ogni avvenimento, lieto o triste, possiamo vedere, come dice Gesù nella piccola parabola della pianta di fico, le foglie che spuntano per annunciare la luce piena dell'estate che si avvicina. Essa non è lontana. "Non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga", dice Gesù.  Ma lui è già qui nella stessa attesa. "È vicino, è alle porte". Non possiamo, pertanto, che ringraziare Gesù che con le sue parole ci scuote e non ci lascia adagiarci su una prospettiva che non sia quella dell'incontro con lui. Vivere nella sua continua presenza fa veramente nuova la nostra vita e la rende feconda di bene. Un bene che sentiamo poter donare. Un bene che viene da lui.

don Luciano Bertelli

Ultima modifica il Mercoledì, 11 Novembre 2015 23:50

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