CONTINUARE A OFFRIRE TOTALMENTE A DIO IL POCO CHE ABBIAMO

DOMENICA XXXII – B

Due povere vedove, due grandi donne, sono le protagoniste della Parola di Dio di questa domenica, la vedova di Sarepta, che dà da mangiare al profeta Elia, e la vedova che Gesù fa notare ai suoi discepoli nel tempio mentre essa dà in offerta le due uniche monetine che ha.

Le loro semplici azioni, che sono però l'espressione di un profondo vissuto di fede, sono una grazia che arriva fino a noi per trasformare anche la nostra vita in grazia da donare. Sono donne distanti nel tempo, ma accomunate dalla stessa condizione di "vedove", che insieme agli "orfani" e agli "stranieri" sono nella Bibbia  un segno emblematico di povertà, di debolezza, di fragilità.  Sono molto diverse per cultura e anche per fede. La vedova di Sarepta non appartiene al popolo di Israele. Ma è nel cuore di Dio, che la indica a Elia, fuggitivo, assetato e affamato, come riferimento in un momento di grande prova nella sua missione profetica. La vedova del tempio è, invece, una fervente credente del popolo di Dio, che va abitualmente a pregare e a dare la sua offerta. Due donne di Dio, che non hanno altro da donargli che la loro pochezza. La vedova di Sarepta ha solo "un pugno di farina" e "un po' d'olio". Ha raccolto "due pezzi di legna" per preparare per lei e il figlioletto "una piccola focaccia", che Elia le chiede di condividere. È tutto quello che ha per vivere ed è pronta a donarlo. Dà quindi tutto di sé. Si può dire che dà la sua stessa vita. Anche la vedova del tempio che, secondo le parole di Gesù, "nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere", dona tutto di sé. Dona la sua vita. Così nel grembo di queste due donne si va generando la vita di Dio, che è sempre portatrice di novità e apre a tempi di abbondanza. Anche se a Sarepta continua la siccità, c'è pane e olio fino a che non verrà la pioggia. E a Gerusalemme nel tempio c'è Gesù che dà inizio ai tempi nuovi. È lì seduto con l'autorità di chi viene da Dio e guarda quello che di grande avviene nel gesto pieno di fede e di abbandono della vedova che dona tutto di sé. Mentre lui è pronto - come dice la lettera agli Ebrei - a celebrare il più importante dei sacrifici, "il sacrificio di se stesso", che toglierà al peccato la sua forza e la sua capacità di dominare sul mondo. Anche lui ha dato e darà tutto quello che ha, la sua vita di Figlio di Dio.

Da allora il sacrificio di Gesù non smette di produrre i suoi frutti in ciascuno di noi e nel suo corpo che è la Chiesa. Li vediamo maturare con nostra meraviglia ogniqualvolta sperimentiamo la nostra pochezza come le due povere vedove. È troppo poco quello che diamo. E per di più anche quel poco ci sembra spesso non avere valore. Però è tutto quello che abbiamo e non possiamo che donarlo in semplicità e umiltà di cuore. Così offriamo la vita di ogni giorno nella trama delle nostre relazioni familiari, comunitarie, sociali, lavorative. Sempre pronti a ricominciare da capo quando i nostri tentativi di vivere e testimoniare il Vangelo vanno a vuoto. È la nostra offerta più preziosa, l'offerta di noi stessi.

don Luciano Bertelli

 

Ultima modifica il Giovedì, 05 Novembre 2015 12:22

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