VIVERE IL PRESENTE CON LO SGUARDO RIVOLTO AL FUTURO

SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI 

Che grandiosa visione quella di Giovanni descritta nell'Apocalisse: "una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani".

Tutti a osannare a gran voce Dio e l'Agnello. In quella folla incalcolabile c'è l'umanità  credente del passato, del presente e del futuro, che con Gesù al centro è diventata "comunione dei santi" che respira all'unisono l'amore e la lode per lui. Ci sono i santi dichiarati tali dalla Chiesa, ma anche i tantissimi altri, i più, che hanno vissuto una santità semplice e spesso nascosta, tra i quali le persone a noi care, parenti e amici, e anche molti altri la cui presenza tra quella moltitudine potrebbe essere una sorpresa secondo i criteri umani, ma non secondo quelli di Dio. Una visione che si proietta oltre il tempo e  lo spazio, ma che rimane profondamente ancorata nell'oggi. Una visione la cui luce apre i nostri occhi di viandanti e pellegrini in questa terra e ci fa già vedere  e vivere il Paradiso. Sì, perché in realtà, come dice Giovanni nella prima lettera, "noi fin d'ora siamo figli di Dio" e possiamo godere della gioia della sua filiazione, anche se siamo ancora in crescita per viverla in pienezza quando saremo completamente trasformati in Gesù e in lui saremo uniti al Padre nel seno della Trinità. Non possiamo infatti desiderare la gioia piena del Paradiso se non incominciamo già da ora a gustarne il sapore. Gesù, là sul monte - leggiamo nel vangelo di Matteo -, all'inizio della sua predicazione, in forma solenne annuncia alla folla il suo programma di vita, come se fosse una nuova tavola della legge, per indicarci come si fa a pregustare il Paradiso. Non ha di fronte una élite, ma poveri, sofferenti, oppressi dall'ingiustizia, persone in ricerca di aiuto, non tenute in conto da nessuno. E dice loro che potranno essere beati, felici, nella loro povertà, nel loro pianto, nella loro oppressione, se sapranno scoprire che lì è contenuto il mistero di una presenza amorosa che li rende privilegiati nel regno dei cieli. Una felicità paradossale, sconosciuta. Nessuno mai ha osato parlare in quel modo. Chi può credergli? Ma la folla, stupita e attenta, lo ascolta in silenzio. Perché la felicità di cui parla quell'uomo la porta impressa  nella sua identità di Figlio di Dio, il quale "da ricco che era si è fatto povero" per noi, scriverà Paolo ai Corinti (2Cor 8,9). Essa gli traspare dal viso. E la sua vita, donata in sacrificio "come agnello condotto al macello" (Is 53,7), ne sarà l'estrema conferma. Per questo la folla lo ascolta e comincia a seguirlo, rimettendo in movimento il corso della storia fino a formare l'immensa moltitudine, gioiosa ed esultante, ritta in piedi davanti a lui, Agnello immolato. Ad essa apparteniamo anche noi, cristiani di oggi, vivendo il presente con lo sguardo rivolto al futuro nella pratica delle beatitudini quotidiane, che fanno della nostra vita una pregustazione del Paradiso.

don Luciano Bertelli

Ultima modifica il Venerdì, 30 Ottobre 2015 08:25

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