Signore manda ferro

Cari fratelli e care sorelle, mentre la nostra attenzione è rivolta al grande evento della Pasqua, dove celebriamo il fallimento di Gesù che si fa vittoria e la sua morte ignominiosa che diventa grembo di vita nuova, mi viene spontaneo invitarvi a guardare alla fragile barchetta della nostra Congregazione che viaggia in un mare difficile, sbattuta da onde che la fanno oscillare con sempre maggior impeto.

Penso a quella sera in cui la barca con Gesù a bordo attraversava il lago di Galilea, e Lui "dormiva" (Mc, 35-41). La poca fede degli apostoli li fece gridare nell'affanno: "Non t'importa che siamo perduti?", quasi che la loro sorte non interessasse anche a Gesù. E Gesù, dopo aver calmato il vento e il mare, così li rimproverò: "Perché avete paura? Non avete ancora fede?"

Sì, è il momento per noi di richiamarci alla fede, fede in quel Gesù che è titolare della nostra barca.

Forse ci verrebbe più facile fermarci a commenti e, Dio non voglia, a giudizi, in ogni caso sterili e indebiti, quando invece Dio ci chiama a rivedere il nostro rapporto profondo e personale con Lui.

E' proprio il caso di chiederci quanto le nostre radici, come dice il primo dei salmi, arrivano a pescare nell'acqua. Il darci da fare in mille maniere, il correre tutto il giorno non sono garanzie sicure di vita in Lui e per Lui. Quando l'azione riduce o soffoca l'incontro personale, a tu per tu, con Dio, cadiamo nell'illusione di essere noi i salvatori del mondo. Saper perdere il tempo, come Maria a Betania ai piedi di Gesù, è la nostra profezia contro la tentazione di essere ad ogni costo efficienti. Ogni albero vive di ciò che non si vede. Nel silenzio dell'ascolto e della preghiera spalanchiamo le porte a Lui, il solo che salva.

Dentro questo contesto mi permetto di chiedere a tutti e a ciascuno di riesaminare davanti a Dio la fedeltà e la qualità dei momenti che dedica alla preghiera.

Quanto poi all'iniziativa "Signore manda ferro", oso chiedere, a chi può, di aggiungere un secondo turno per colmare i tanti vuoti rimasti scoperti. Non sarà tempo sottratto alla pastorale, ma sarà il momento più alto del nostro servizio di pastori.

"Non sta a noi conoscere il tempo in cui il Signore verrà", ma sono certo che davanti al nostro fare unità nella preghiera, non mancherà di rendere più bella e solida l'Opera che Lui stesso ha voluto e continua a volere.

A noi chiede di fidarci e di affondare le radici in Lui, sorgente di acqua viva.... E i frutti verranno copiosi e maturi.

E' un atto di fede che vogliamo fare non solo come singoli ma "come Congregazione" riunita attorno al suo Signore. Prima ancora di andare a verificare circostanze o cause, ci stringiamo attorno a Lui, certi che si realizzerà quanto ha promesso: "In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò." (Gv 14, 12-14)

La cara Mamma la Madonna e don Ottorino ci diano l'entusiasmo semplice e generoso di chi sa buttarsi senza aspettare che lo facciano gli altri.

Buona Pasqua!.

Vicenza, 17 aprile 2014, Giovedì Santo

Don Venanzio

Ultima modifica il Venerdì, 18 Aprile 2014 12:24

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