COME GESÙ SACERDOTE SERVO VIVERE LA VITA AMANDO

DOMENICA XXIX – B

Che strana richiesta quella che Giacomo e Giovanni fanno a Gesù, così come la racconta il vangelo di Marco! Niente meno che voler mettere una ipoteca sulla posizione da occupare quando saranno con lui in Paradiso.

Uno alla destra e uno alla sinistra. Sembra che Matteo nel suo vangelo voglia attenuarla, attribuendola alla loro madre (Mt 20,20-21). Chissà sia da comprendere il loro desiderio. Su "un alto monte" insieme con Pietro erano stati testimoni privilegiati della trasfigurazione di Gesù e avevano assaporato la bellezza di quella visione anticipatrice della sua gloria dopo la risurrezione. In quell'occasione incuranti di sé avrebbero voluto rimanere lì per sempre, vicini a Gesù glorioso, come Elia e Mosè. Ma Gesù li voleva preparare allo scandalo della sua passione e morte, quando sarebbero stati testimoni della sua angoscia mentre gridava al Padre: "Allontana da me questo calice". Per seguire Gesù era necessario essere pronti a bere un calice amaro e immergersi in un battesimo di sangue. Perché il primo a bere quel calice e a essere battezzato in quel battesimo sarebbe stato proprio Gesù. Di lui parla Isaia nella prima lettura come del Servo sofferente e innocente che si addossa le iniquità di tutti. Di lui la lettera agli Ebrei nella seconda lettura dice che è il vero "sommo sacerdote", che si fa carico delle nostre debolezze. Per i discepoli è proprio assolutamente necessario capire che se vogliono essere come Gesù, il cammino è solo quello che lui ha percorso. Non lo capiscono Giacomo e Giovanni, ma neppure gli altri, che si indignano di fronte alla loro richiesta, rimanendo però nella stessa ottica di competizione per occupare i primi posti. Ed ecco allora Gesù a richiamarli tutti perché possano intendere.

Gesù continua a richiamare anche noi. Perché crediamo di aver capito, ma nella pratica viviamo ancora protesi verso prospettive di risultati e di efficienza. A livello di vita familiare, comunitaria, pastorale e persino di vita spirituale. Tentati di credere che non sia necessario percorrere il cammino della croce per giungere alla risurrezione. Lo capiremo solo nello "stare con lui", affinché sia lui a darci la sua "forma", quella del "servo", nel concreto del nostro modo di intessere i nostri rapporti con gli altri.  Perché la mentalità mondana del prevalere sull'altro, di pensare in forma autoreferenziale, di farsi servire piuttosto che di servire, è sempre in agguato per dominare la nostra anima, spesso senza che ce ne accorgiamo. Il primo passo infatti è la grazia di renderci consapevoli della nostra debolezza. È la grazia dell'umiltà, da cui nasce l'amore. E dall'amore scaturisce la gioia di provare e riprovare a servire. Ecco, da deboli diventare partecipi della gioia del servire e del donare la vita, proprio come Gesù,  vivendo alla sua continua presenza. "Parlane a lui", diceva il venerabile don Ottorino Zanon. Un dialogo ininterrotto con Gesù, che diventa costante discernimento per seguirlo come sacerdote servo, vivendo la vita amando e donando.

don Luciano Bertelli

 

Ultima modifica il Mercoledì, 14 Ottobre 2015 11:03

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