LA GIOIA DI SEGUIRE GESÙ CON RADICALITÀ

DOMENICA XXVIII – B

Quel "tale", di cui si parla nel vangelo di Marco - un notabile dice il vangelo di Luca; il "giovane ricco", come siamo soliti chiamarlo - a differenza di altri che si incontrano con Gesù da peccatori, come per esempio Matteo e la samaritana, è uno che ha una vita integerrima. Ricco, ma onesto. Può dire con serena certezza a Gesù che non ha mai né rubato né frodato nessuno fin da bambino. Gesù sente che è un sincero osservante dei comandamenti. Ma c'è qualcosa di più profondo che attira lo sguardo di Gesù su di lui, mentre va di corsa al suo incontro, gli si inginocchia davanti e lo chiama "maestro buono" facendogli una domanda.  C'è in lui un imperioso desiderio di vivere una vita di comunione con Dio per sempre. È uno che coglie in profondità la bontà di Gesù che fa del bene e insegna il bene. Forse presagisce la sua missione divina nell'inginocchiarsi davanti a lui. Gesù lo fissa con il suo sguardo di amore. Gli manca "una cosa sola". Ecco allora ben diretta la proposta di Gesù a seguirlo nella radicalità della sua stessa vita, donando tutto di sé a chi ne ha bisogno. Ma è troppo per lui - chissà almeno per il momento - e se ne va via rattristato in volto.

In quel "tale" può riconoscersi ognuno di noi. Anche a noi Gesù ha fatto l'invito a lasciare tutto per seguirlo. E noi lo abbiamo veramente seguito? Una domanda fondamentale anche per chi, come quell'uomo, ha la consapevolezza di vivere una "vita buona", sinceramente attratto verso il bene e desideroso di unirsi a Dio. Ma se non rispondiamo effettivamente alla richiesta di Gesù, anche a noi manca ancora "una cosa sola", quella più importante. Sullo sfondo di quell'esigenza totalizzante di Gesù c'è la "croce", adombrata nelle parole che Gesù dirà a Pietro quando gli assicura che chi lascerà tutto per lui riceverà il centuplo, aggiungendo però "insieme a persecuzioni". Sono il segno di una resistenza e di un rifiuto che inevitabilmente il discepolo patisce quando vive da vero discepolo. Per questo soprattutto diventerà come il maestro.  Chi vuol fare veramente sul serio con Dio, sa che questo è un passaggio obbligato. Che non può accontentarsi di una vita eticamente e socialmente integra e corretta, ma deve seguire Gesù fino in fondo nel suo  cammino di spogliazione. La lettera agli Ebrei indica il modo per farlo. Un confronto serrato con la Parola di Dio, che ci metta a nudo. Essa è come un bisturi nelle mani di Dio che interviene per togliere le nostre parti malate e lasciare solo le sane. Una visione della Parola lontana da ogni forma di approccio edulcorata e consolatoria. È una Parola che penetra nella profondità del nostro essere perché assuma la forma definitiva di Cristo in noi. Cosa impossibile per le nostre sole forze, ma possibile a Dio, ci spiega Gesù. Se avremo il coraggio di seguire Gesù in questo modo per lasciarci formare da lui avremo in dono lo spirito di sapienza, come dice la prima lettura, che ci aiuterà a mettere sempre Dio al primo posto. Scelta molto impegnativa, ma se la facciamo, da lui non ce ne andremo mai via tristi.

don Luciano Bertelli

Ultima modifica il Venerdì, 09 Ottobre 2015 00:17

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