GUARDARE CON LO SGUARDO E IL CUORE DI GESÙ

DOMENICA XXVI - B

Nella Parola di ogni domenica è Gesù che ci parla. È sempre lui che si dona a noi. E noi in questa Parola vogliamo accoglierlo, comprenderlo, amarlo per donarci a nostra volta a lui e donarlo anche ad altri. In questa domenica la Parola, che è lui, ci sorprende con una sua presa di posizione, potremmo dire, fuori dalle righe.

Tra i discepoli c'è uno sconcerto di cui Giovanni si fa interprete e va subito a parlarne con Gesù. Succede che un tale sta cacciando i demoni nel nome suo. Come è possibile? Bisogna impedirglielo. Non è infatti uno di loro, che seguono Gesù e formano il gruppo dei discepoli. Non è quindi autorizzato a farlo. Non c'è garanzia che la cosa avvenga in forma regolare e che in quell'azione il riferimento a Gesù sia evidente.

Difficile non ammettere che lo sconcerto sarebbe anche nostro. È istintiva la nostra tendenza a vedere i segni della presenza di Dio e del suo intervento nel mondo solo dentro il nostro recinto di praticanti. Ci costa vedere nell'estraneo ai nostri ambiti religiosi abituali qualcuno in cui Dio possa essere presente e persino all'opera. C'è in noi e nelle nostre comunità una resistenza a accettare che il bene venga da un'altra parte. Siamo presi forse da una innata paura che Dio ci scavalchi e segua un percorso che noi non abbiamo previsto e che possiamo rimanere in qualche modo spiazzati senza poter vantare nessun protagonismo.

Gesù è categorico nel rispondere ai discepoli. Non bisogna impedire a quell'uomo di scacciare i demoni, perché nessuno può fare quello che lui fa nel suo nome senza che egli ne diventi un annunciatore. Gesù traccia così un preciso orientamento per tutti coloro che lo seguono. Non pongano barriere per contenere l'irruzione della grazia ma la favoriscano. Gioiscano di vedere Gesù all'opera dove essi non se lo aspettano.

È proprio in questa apertura che anche noi ci caratterizziamo come veri discepoli. Fissando il nostro sguardo su Gesù egli ce lo apre a più vasti orizzonti e diventiamo allora come lui. Guarderemo il mondo con i suoi occhi e il suo cuore. Occhi e cuore di Gesù, che sanno cogliere il compiersi della sua opera di liberazione e di salvezza  oltre i nostri confini religiosi, ecclesiali, sociali, culturali. Occhi e cuore, che vedono e percepiscono negli altri non degli estranei da respingere ma fratelli da accogliere, non uomini e donne da giudicare ma da amare, non persone da escludere ma da invitare,  non gente da temere ma da promuovere. Abbiamo assolutamente bisogno di credere alla Parola di Dio di questa domenica e di lasciarci trasformare da essa in questi tempi di inequivoche e dirette provocazioni all'accoglienza lanciate alle nostre comunità da Papa Francesco. Se affrontiamo la nuove sfide con lo sguardo e il cuore di Gesù diventeremo, secondo l'auspicio di Mosè nella lettura del libro dei Numeri, "tutti profeti nel popolo del Signore" e uniti insieme  faremo eco alle esigenti parole dell'apostolo Giacomo della seconda lettura reclamando la giustizia di Dio per tutti i poveri della terra.

don Luciano Bertelli

 

Ultima modifica il Domenica, 20 Settembre 2015 20:59

1 commento

  • Elisabetta

    inviato da Elisabetta

    Venerdì, 25 Settembre 2015 10:42

    Guardare la realtà con lo sguardo e il cuore di Dio ci fa scoprire il i segni di bene e dì bontà che sempre sono presenti nella nostra vita e ci aiuta a vivere con maggior serenità e fiducia!

    Rapporto

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