SAREMO SALVATI DALL'AMORE

DOMENICA XXV - B

Un secondo annuncio della sua morte e resurrezione fatto da Gesù ai discepoli, come leggiamo nel brano del vangelo di questa domenica, raggiunge di nuovo anche noi discepoli di oggi, per riportarci una volta di più al mistero centrale del vivere cristiano. In questo mistero di morte e di risurrezione ci immergiamo in ogni celebrazione eucaristica e anche in ogni azione quotidiana, quando la viviamo in Gesù. Nel testo di Marco si dice che Gesù è consegnato agli uomini, cioè a tutta l'umanità. Oggi come allora l'umanità vive il dramma di uno scontro sempre in atto del male contro il bene, dell'empio contro il giusto, come è descritto nella lettura del libro della Sapienza. Chi decide di stare dalla parte del bene è da tanti non compreso, avversato, deriso.  In certe casi persino perseguitato fino al martirio. Nella logica di chi fa il male a volte si ravvisa una empietà che non è solo umana, ma demoniaca. La lettura della lettera di Giacomo parla di una lotta  che avviene anche all'interno delle comunità ecclesiali nelle forme della gelosia e della contesa a danno della sapienza che viene dall'alto, portatrice di pace, di mitezza, di misericordia, di sincerità. Paolo inoltre ci insegna a riconoscere dentro noi stessi una contraddizione spesso inevitabile tra il nostro desiderio di bene e l'istintiva inclinazione al male (cfr Rm 7,14-25). Tutti noi insieme siamo quindi l'umanità alla quale Gesù si è consegnato per salvarci. Tutti siamo salvati da Gesù. È la buona notizia che Gesù continua a dare a noi suoi discepoli perché noi la diamo al mondo. Niente dovrebbe trattenerci e distrarci da questo annuncio. Invece spesso come i primi discepoli perdiamo il tempo a interessarci d'altro. Di cose a cui attribuiamo una importanza che non hanno e  che ci distolgono dalla vera priorità di seguire Gesù fino fondo entrando nel mistero del suo patire e del suo amare. Gesù ci vuole smascherare: Di che cosa state parlando? Che cosa c'è nei vostri pensieri e nei vostri cuori? Per che cosa spendete le vostre energie? - chiede a tutti noi. Le sue domande, a cui fanno eco in forma insistente quelle di papa Francesco in questi tempi di grandi urgenze,  ci strappano dal nostro silenzio e ci obbligano a darvi una risposta. "Il primo sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti", dice perentoriamente Gesù. I piccoli, i poveri, gli indifesi, i dimenticati, quelli che non contano, devono essere abbracciati, come ha fatto Gesù nel suo emblematico abbraccio al bambino posto nel mezzo. In quell'abbraccio c'è molto di più di un invito a imitarlo. È indicato il senso più profondo della nostra fede. Nell'abbraccio ai piccoli abbracciamo lo stesso Gesù e lo accogliamo nella nostra vita, diventando come lui. E in lui abbracciamo e accogliamo il Padre suo e nostro e entriamo decisamente nella dinamica d'amore della vita trinitaria. Per questo amore, vissuto nei tanti abbracci che possiamo dare e ricevere ogni giorno in Gesù, vivremo nella certezza che l'umanità intera sarà salvata dall'amore.

don Luciano Bertelli

Ultima modifica il Lunedì, 14 Settembre 2015 22:42

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