GUARITI DA GESÙ CI APRIAMO ALLA GIOIA

DOMENICA XXIII - B 

Marco nel brano di vangelo che leggiamo in questa domenica ci parla di Gesù che spingendosi oltre i luoghi abituali della sua predicazione va verso delle regioni pagane. Qui non ci sono più scribi e farisei  che gli vengano a fare delle domande sulla legge, ma solo gente che ha sentito parlare di lui come guaritore e lo prega di essere sanata. Sono per Gesù richieste impreviste, che sembrano non rientrare nei suoi piani, ma lui si lascia interpellare e smuovere da una fede che nasce spontaneamente da un bisogno di aiuto.

Prima da quella di una madre che si inginocchia davanti a lui e lo supplica di scacciare il demonio da sua figlia. E poi, nel brano di oggi, dalla fede di alcuni, sicuramente parenti e amici, che gli portano un povero sordomuto e lo pregano di imporgli la mano. Gesù in una specie di combattimento corpo a corpo gli conficca le dita negli orecchi e gli mette nella lingua un po' della sua saliva. Gesti molto forti e sorprendenti, accompagnati da una sola parola, pronunciata come un profondo sospiro con gli occhi rivolti verso il Padre: "Effatà", cioè "Apriti!". Gesù appare tutto scosso nella sua natura umana e divina e tutto proiettato a rispondere al bisogno di guarigione del sordomuto. Si compie così il miracolo dell'apertura dei suoi orecchi e dello scioglimento della sua lingua. Può finalmente ascoltare la voce di Gesù  e rispondergli e parlare con lui e con gli altri.

Come non ravvisare in questa guarigione il processo che ognuno di noi ha fatto e deve continuare a fare per essere veramente risvegliato alla vera fede in Gesù? C'è nel fondo un bisogno di aiuto che cerchiamo. Una fragilità che ci fa soffrire. Un vuoto da colmare. Non sappiamo da chi andare. Ognuno di noi ha la sua storia. Per qualcuno l'incapacità di ascoltare e di parlare, il disagio e il non senso, si sperimentano  nella lontananza dalla fede. Ma anche chi vive la fede fin da bambino, a un certo punto si sente chiuso e bloccato, incapace di ascoltare e di parlare. In ogni caso ecco, allora, che qualcuno ci accompagna da Gesù. Le modalità sono tante. L'invito di amici a un incontro. Un avvenimento che ci scuote. La testimonianza di qualcuno che si interessa a noi e ci dà fiducia. E scopriamo che quello che consideriamo uno svantaggio diventa il nostro punto di forza. Solo il bisogno ci può avvicinare a Gesù per lasciarci guarire dalle nostre chiusure e aprire alla relazione e alla comunione con lui e gli altri. E Gesù lo fa energicamente facendo leva proprio sulla nostra debolezza. Allora, siamo noi i primi a rimanere stupiti che possiamo ascoltare e parlare. E ci nascono dentro il desiderio e la necessità di accompagnare altri da Gesù perché guarisca anche loro. Così constatiamo che si avvera la profezia di Isaia della prima lettura: "si schiuderanno gli orecchi dei sordi" e "griderà di gioia la lingua del muto".  E ci diventa evidente quello che dice l'apostolo Giacomo nella seconda lettura: "Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede?".

don Luciano Bertelli

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