TUTTO DIPENDE DALLA RELAZIONE CHE ABBIAMO CON DIO

DOMENICA XXII - B

La Parola di Dio della liturgia di questa domenica è focalizzata sul rapporto tra le pratiche religiose e la relazione con Dio nella vita di fede. Un tema che interessa direttamente ciascuno di noi. Alcuni - possibilmente tra quelli che hanno qualche anno in più - devono ammettere che non sono tanto lontani dal sentire come proprie, anche se tradotte nel contesto di oggi,  le domande fatte a Gesù dai farisei, per i quali le pratiche stabilite erano molto importanti. La Messa domenicale è un dovere sacrosanto. Il digiuno anche, almeno da un'ora prima della comunione.

Una buona confessione pure, da non protrarre a tempo indeterminato. Per loro è difficile che il vangelo di oggi li scalfisca nella convinzione che con le loro pratiche religiose già fanno tutto quello che deve essere fatto per assicurare una buona relazione con Dio. Altri - oggi probabilmente la maggioranza, soprattutto tra le nuove generazioni - si sentono più liberi. Anche chi ha fatto una esplicita scelta cristiana non si fa problema a concedersi delle eccezioni nell'osservanza delle pratiche religiose. Senza per questo sentirsi in colpa e lontani da Dio. Per loro è possibile che il vangelo di oggi suoni a evidente conferma del loro atteggiamento e del loro modo di comportarsi.

Per gli uni e per gli altri, però, la Parola di Dio di questa domenica, come sempre, porta con sé una grazia di conversione. Essa ci rimanda sempre a un Oltre, che ha a che vedere con la nostra relazione profonda con Dio, che è l'essenza di ogni vera conversione. Per il popolo di Israele, come vediamo nella lettura del libro del Deuteronomio, le osservanze della legge dovevano essere impregnate dall'esperienza della vicinanza di Dio. Era un Dio con l'orecchio tutto teso ad ascoltare il popolo che amava. Per la chiesa, popolo della nuova alleanza, come leggiamo nella lettera di Giacomo, la fede è un dono dall'alto. Quando essa viene accolta e messa in pratica sconvolge la vita di chi la accoglie, provocando un cambiamento radicale soprattutto nei confronti dei fratelli che soffrono, come misura del vero modo di rapportarsi con Dio.

Le parole di Gesù, nel Vangelo di Marco, con cui risponde alla questione posta dai farisei, ci riportano all'essenziale di quello che accade nella nostra interiorità: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me".  Sia per chi è osservante che per chi lo è di meno questa rimane  la questione di fondo. Tutto dipende dalla relazione che abbiamo con Dio. Quanto amore di Dio c'è nella nostra relazione con Lui, da far diventare gli uni più liberi e gli altri più fedeli? Quanta gioia ci invade e brilla nei nostri volti al sentirci amati e invitati al banchetto di una vita tutta con Dio?  La relazione profonda con Lui farà uscire dal nostro cuore non propositi di male, da cui ci mette in guardia Gesù,  ma di bene. Che questa relazione libera e gioiosa con Dio motivi e sostenga la nostra fedeltà e la ricerca di un cammino assiduo e concreto per continuare a vivere solo per Lui.

Don Luciano Bertelli, PSSG

Ultima modifica il Sabato, 12 Settembre 2015 14:36

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