SCOPRIAMO IL TESORO NASCOSTO IN OGNI SOFFERENZA

DOMENICA XXIV - B

Ogni domenica rispondendo all'invito di Gesù ci sediamo alla sua mensa per nutrici di lui, che è Parola e Pane per noi, per diventare anche noi parola e pane per altri. Sempre, ma oggi particolarmente, ci sentiamo interpellati dalla domanda che Gesù fa ai discepoli - e anche noi lo siamo -: "Voi chi dite che io sia?". Noi puntualmente nel nostro credo rispondiamo come il discepolo Pietro: "Tu sei il Cristo".

Ma con quanta superficialità spesso glielo ripetiamo! Se la nostra comprensione di Cristo rimane a questo livello è veramente poca cosa. Se  l'adesione a Cristo non smuove il nostro cuore e non si traduce in vita, non sappiamo infatti chi veramente lui sia. E non basta che ciò sia avvenuto in altri momenti della nostra vita. Deve avvenire oggi. Perché se non avviene di nuovo, come se fosse la prima volta, il nostro dirgli che crediamo in lui non va oltre la semplice affermazione. Se invece aderiamo veramente a Gesù nel momento presente,  ecco che è Gesù ad andare oltre con noi e a indicarci fin dove tale adesione deve arrivare.

Gesù allora ci spiega che aderire totalmente a lui significa comprenderlo  e abbracciarlo nel mistero della sua morte e risurrezione. Un mistero di sofferenza che "doveva" compiersi in Gesù perché la rivelazione dell'amore di Dio per noi fosse completa. Già nell'Antico Testamento, come leggiamo nella prima lettura, era stato previsto che il Messia, il Servo di Dio, sarebbe stato sottomesso a indicibili sofferenze.  Ma che difficile accettare il mistero della Croce! Quanto ci riconosciamo anche noi nell'atteggiamento di Pietro che di fronte alle parole di Gesù che parla della necessità della sofferenza si rifiuta di  accettarla! Pietro persino si permette di rimproverare Gesù. Anche noi lo facciamo a volte.  Ma Gesù non molla e con l'autorità di chi sa bene quanto essa possa essere impregnata di amore e trasformata in vita, è lui ora a rimproverare Pietro, quasi a esorcizzarlo per essere come il Tentatore che vuole  distoglierlo dalla sua missione. La sofferenza ci appartiene dal momento in cui nasciamo. Una sofferenza per la Vita. Gesù stesso ci ricorda il dolore di una madre che dà alla luce il suo bambino e che attraverso quel dolore sente l'immensa felicità di una nuova vita che è sbocciata (cfr Gv 16,21). Come scoprire allora il tesoro nascosto in ogni sofferenza e dolore della nostra vita, che è poi Gesù stesso che ha preso su di sé ogni sofferenza, ogni dolore, ogni morte? Come andare dietro a lui, rinnegando noi stessi e caricando la nostra croce? Non ci resta che provarci nelle piccole o grandi croci di cui la vita è disseminata. Se lo facciamo, un po' alla volta impareremo che Gesù è proprio lì. E se c'è lui, ci sono l'amore e la gioia nel dare la vita come lui. Sarà la nostra opera più grande, che diventerà dimostrazione della nostra fede, come dice Giacomo nella seconda lettura. E il venerabile don Ottorino Zanon diceva senza tanti giri di parole: "Se non sai soffrire, il tuo amore è una chiacchiera".

Don Luciano Bertelli

Ultima modifica il Sabato, 12 Settembre 2015 14:36

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