Il campo minato

C’era una volta un campo minato. Ai suoi confini  stava scritto a grandi lettere “Pericolo di morte, campo minato”.

Era un campo come tutti gli altri, avrebbe potuto essere la gioia per il divertimento di bambini e adulti, invece era pericoloso, estremamente pericoloso!

Per questo, abbandonato da tutti, lo infestavano erbacce di tutti i tipi e vegetazione disordinata e selvatica.

Una notte una lepre saltò in aria su una mina che, esplodendo, la ridusse il mille pezzi e il prato, che in fondo era buono, pianse lacrime amare, ritrovandosi così pericoloso e funesto.

Guai per tutti attraversarlo, guai calpestare il suo terreno: sarebbe esploso in modo straziante!

Un giorno si avvicinarono a lui degli strani personaggi. Lo trattarono con estrema cautela e delicatezza come si fa con un malato grave. Lo perquisirono palmo a palmo, lo liberarono dalle mine, disattivandole e tirandole fuori una ad una dal terreno. Fu un lavoro molto duro. Di tra gli arbusti il prato non perdeva d’occhio quegli uomini che, tutti tesi, lavoravano con la fronte imperlata di sudore.

Un bel giorno fu portata a termine la bonifica, le erbacce e gli arbusti furono tagliati, il “campo minato” divenne un bellissimo prato e si fece una grande festa. Per giorni e giorni la gente lo riempì di canzoni e di balli. Poi ritornò ad essere un campo normale. Non più pericoloso, fu arato e seminato e produsse grano e frutti.

Tolti i cartelli, non era più famoso per la sua pericolosità; era diventato un campo come tutti i campi che lo attorniavano.

Così si addormentò, lasciando che il lavorio della vita lo rendesse sempre più bello e fecondo, cioè un campo meravigliosamente normale.

Chi fa saltare in aria chiunque lo incontra è un campo minato, fa paura certo, si fa rispettare, ma nessuno si fida di lui…
essere un campo normale fa trasalire di gioia sia che sia pieno di messi, sia che sia un prato o un giardino incantevole per tutti...

don Matteo Pinton

Ultima modifica il Sabato, 15 Agosto 2015 23:42

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