SULLA CROCE, UNO CHE HA IL NOSTRO STESSO ACCENTO

Mt 26,14-27,66 – Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Commento per lavoratori cristiani

 

L’evangelista Matteo si preoccupa di mostrare ai suoi lettori che Gesù è il compimento di tutte le promesse fatte da Dio al suo popolo. Gesù è la pienezza del dono di salvezza che Dio stesso ha voluto lasciare in eredità alla storia dell’uomo. In Gesù, l’amore di Dio penetra profondamente dentro la vita di ogni persona.

 

E questa penetrazione è compiuta in una Croce! Il paradosso dell’amore caccia dall’orizzonte ogni interpretazione moralista o romantica, di cui oggi è impregnata la società dell’immagine e delle relazioni liquide. Nel corso della storia di tutti i tempi, Dio lascia conficcata una Croce, che spacca la pietra e si trasforma in roccia di salvezza. Di fronte al Crocifisso, il velo che nasconde la verità dell’esistenza si squarcia definitivamente e irrompe folgorante la luce della bellezza sfigurata e trasfigurata. Il Cielo e la terra si uniscono per sempre!

Il Crocifisso è veramente il Figlio di Dio. É un pagano a riconoscerlo, icona di tutti i popoli della terra, di ogni uomo appesantito dalla fatica di vivere senza conoscere la bellezza dell’Amore. É un uomo che lavora, costretto dalla violenza della società a seminare violenza, come se non ci fosse alternativa all’agire umano. Nella sua vita, inaspettatamente, penetra invece oggi una speranza: ‘Davvero costui era Figlio di Dio!’ (v. 54).

Davvero Dio è qui! Davvero l’angoscia e la tristezza, il tradimento e la paura, la spada e i bastoni, l’invidia e la gelosia, la menzogna e l’oppressione, la morte stessa… non sono sufficienti per allontanare Dio dall’uomo! Davvero ogni situazione tragica e ogni evento incomprensibile della storia non è nient’altro che un velo posto sul volto del Signore, e diviene l’opportunità per scostarlo e guardare oltre: Dio c’è, ed è molto più bello di quanto il mio povero cuore avrebbe mai potuto immaginare!

La carne è debole, non vede più in là dei propri interessi e delle proprie passioni. Lo spirito, invece, uscito dalla bocca del Figlio morente, rimasto a noi come eredità che riempie il nostro petto trepidante, guarda più in là, scruta la profondità, attraversa l’apparenza e riconosce il senso più intimo delle cose. E vi trova Dio. Ecco il significato e il valore della Croce, che compie le promesse e le rinnova, regalando all’uomo una inattesa chiave di lettura. Dal Calvario, la storia è capovolta, e non c’è più da temere una divinità che imprigiona e giudica, non c’è più da correre l’esistenza armati fino ai denti per difenderci e aggredire chi ci vive a fianco. Dio si è fatto debole, fino alla morte, perché Egli è debole. E nella debolezza dell’amore, Egli diventa la nostra roccia. Perché così Dio si è reso totalmente accessibile, anche quando e a chi poteva sentirsi escluso dal suo sguardo di predilezione.

Un canto argentino, ricordando la passione di Gesù e di Pietro, sintetizza mirabilmente il mistero dell’amore: ‘Quando si ama molto qualcuno, si prende il suo accento’. Gesù ha l’accento dei Galilei, degli uomini disprezzati che vengono dal nord. Dio, in Gesù, si addormenta accanto al sonno spirituale dei suoi discepoli, per contagiarli del suo accento di vita. A noi, dunque, nel silenzio della Settimana di grazia che comincia, l’opportunità di lasciarci lacerare il velo che offusca la nostra vista e di imparare a riconoscerLo presente e vicino in ogni situazione della nostra esistenza. A noi ancora l’occasione per prendere l’accento di Dio, imparando la lingua dell’amore.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano


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Ultima modifica il Martedì, 15 Aprile 2014 08:27

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