LA CASCATA DELL'AMORE

Gv 15, 9-17 – VI Domenica di Pasqua B

Commento per lavoratori cristiani

 

Siamo nel cuore dell’inno all’amore di Giovanni. Una cascata di Amore, lo Spirito Santo. La cui sorgente è il Padre e il cui letto che ne raccoglie le cataratte è il cuore squarciato del Figlio. Da lì trabocca, infrangendo gli argini, verso i suoi diletti, coloro che Egli ha scelto come suoi amici. Siamo noi, torrenti mandati a spargere in ogni angolo della terra questo effluvio di Grazia.

L’Amore è ciò che accomuna il Cielo e la terra, è il ponte che congiunge questi estremi, consegnando anche alla fragilità della Creazione l’impronta dell’Infinito. L’Amore è traccia dell’Eterno che si imprime fra lo scorrere del tempo, rendendolo dinamicamente stabile. L’attimo fuggente si trasforma in definitivo, perché l’Amore fissa nei volti degli uomini i tratti del Volto di Dio.

La contemplazione coinvolge, avvolge, penetra la sete di immortalità che abita nei nostri cuori. Grazie all’Amore, ricevuto senza meriti dall’Alto e diffuso senza misure a chi ci è accanto, la carne mortale rimane impregnata del profumo della Risurrezione. Gesù, il Figlio donato per noi dal Padre, vive per sempre nell’attimo in cui uno di noi si lascia trasportare dal mistero della consegna e sceglie di abbracciare d’amore il fratello.

Strano percorso, quello dell’Amore. Abituati a pensare che lo si dà per riceverne in cambio, scopriamo invece che la sua natura divina è quella di consegnarsi gratis, senza desiderare ritorno. Che il suo tragitto ha solo la direzione di andata, quasi un senso unico che si sparge, a ricercare i viottoli meno esplorati dell’esistenza. Dove meno lo si pensa presente, l’Amore va a cercare diritto di cittadinanza.

Così Dio ‘piega il suo cielo e scende’ a spargere Amore nella vita della sua più bella e umile creatura. E alla creatura stessa, Dio chiede e dona la capacità di allargare cuore e braccia ad amare coloro che nessuno ama. È in questo percorso unidirezionale il motivo della gioia. Si scopre che vivere l’immagine e somiglianza originaria con il Creatore è questione di donazione, e che questa opzione, più che essere una legge da rispettare, è un’esigenza di identità. È una vocazione: noi siamo fatti dall’Amore e siamo fatti per amare. Siamo capaci di amare, perché amati dall’Amore.

Come si realizza questo comandamento di grazia? Quali le tappe dell’itinerario divino e umano dell’Amore?

Gesù ci suggerisce di imitarlo: amatevi ‘come io ho amato voi’. Risuonano le parole dell’ultima cena: ‘quello che io ho fatto a voi, anche voi fatelo l’uno all’altro’. Ecco quello che ha fatto a noi Gesù.

Prima di tutto ci ha scelti. Senza motivi specifici, senza che noi potessimo presentare curriculum o punti al merito. Ci ha scelti perché Lui ha voluto. Allora anche noi, per amare una persona, dobbiamo sceglierla. E non perché se lo merita, non perché ci piace, non perché è amabile. Ma per libera e gratuita benevolenza. E a volte per scegliere c’è da andare a cercare, c’è da avvicinare: c’è sicuramente da fare il primo passo. Non si ama se si subisce o si sopporta solamente.

Poi Gesù confida le cose sue, che sono le cose del Padre. Ci investe, cioè, di fiducia. Incredibile fiducia, visto il dislivello tra noi e le confidenze che ci fa. E così ci ha chiamati, cioè fatti suoi amici. Amare è riporre fiducia nell’altro. Ed è comunicare con l’altro, aprire il dialogo, approfondire il contatto. Amare è generare ponti di comunicazione e di condivisione, instancabilmente. Anche quando si percepisce un dislivello con l’altro, che merita rispetto e cura, ma mai indifferenza e rifiuto. Non siamo migliori di nessuno. Come il samaritano, siamo chiamati a farci prossimi, amici, più che a pretendere amici. Sempre una condivisione delle ‘cose del Padre’ porta ricchezza e gioia, preannuncia frutti abbondanti.

Infine, Gesù da la vita per noi. Tutta la sua vita, tutto se stesso. Gesù ama perché è totalmente donato, decentrato, proprio come il Padre. Troppo certo dell’Amore del Padre, per tenersi stretta la propria vita. Si dona chi sa di non possedersi, perché si è ricevuto. Si dona chi appartiene a qualcun altro, perché non ha più nulla da difendere. Anche noi, dunque, siamo resi capaci di donarci senza misura, inspiegabilmente, quando vediamo nell’altro la traccia di un’appartenenza più grande: lui e io siamo di Cristo, e Cristo è di Dio.

Ecco tre piccoli grandi passi. Una logica esigente, ma vera e dirompente. La vita perduta ritorna più viva. Alla morte succede la meraviglia della Risurrezione. E l’Amore si diffonde fino a ogni angolo della terra.

 Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

 

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