LA TRINITA' UMILE

Gv 13, 1-15 – Giovedì Santo (Messa in Coena Domini)

Commento per lavoratori cristiani

 

Chi piega le ginocchia per lavare i piedi all’altro è il servo. Oggi contempliamo il mistero di Dio che si fa servo dell’uomo.  ‘Non ci si abitua mai al mistero dell’umiltà di Dio’, ci ricorda papa Francesco. L’umiltà si traduce concretamente nell’atteggiamento del servizio, della diaconia, e nella scelta consapevole e libera di stare all’ultimo posto.

Gesù è l’Umile di Dio, ed è manifestazione dell’umiltà del Padre e dello Spirito. Tutta la Trinità si fa servizio, e manifesta la propria costitutiva umiltà. Dio non è umile in apparenza, o per un certo periodo di tempo, o come concessione alla nostra povertà. Dio è l’Umile sempre. Di Dio è costitutivo il servizio, l’amore.

Tutto ciò è paradossale: come può, il Creatore del cosmo, l’Infinito e l’Assoluto, il Signore di Cielo e Terra essere allo stesso tempo essenzialmente Umile e Servo? In Dio, gli opposti si toccano. O meglio, la Signoria si svela con una via nuova, che sconvolge la mentalità del mondo.

Dio è Verità, e in Dio si conosce la verità. Gesù ce la mostra incarnata nel suo essere uomo. La via della Verità è la via del servizio e dell’umiltà: è il modo di essere di Dio, e per questo è anche il modo vero di essere dell’uomo. Chi serve, chi è umile è più uomo. Alla maniera di Gesù, che svela l’autentica vocazione dell’uomo.

L’umanesimo, in Gesù, trova il suo autentico modello, Colui che va imitato e ‘copiato’. In Gesù, l’uomo trova anche la fonte di vita per lasciarsi modellare e trasformare in ciò che egli veramente è: se stesso, creatura in relazione di dialogo con il suo Creatore. Quindi, figlio!

L’uomo è figlio, perché Figlio è Gesù. Ma essere figlio significa vivere da servo. Non da schiavo, sottomesso a capo chino al suo padrone, che opera da despota e domina da superiore. Bensì da diacono, che piega le ginocchia e lava i piedi, e che ancor prima si è lasciato lavare i piedi dall’altro. Anche a Gesù è capitato: una donna lo aveva inondato del profumo di nardo e delle lacrime di conversione, per asciugare poi i suoi piedi con la dolcezza dei propri capelli sciolti.

Il Figlio agisce da Servo, il Servo diviene così veramente Figlio. In greco, una parola dice i due concetti: pais. Nel profondo, ciò che accomuna il Figlio al Servo e fa unità è il suo atteggiamento di obbedienza. Obbedire al Padre, obbedire allo Spirito d’Amore che spinge e urge, obbedire al fratello che è manifestazione del Padre e tempio dello Spirito è la vocazione del Figlio che si fa Servo.

Obbedire non significa rinunciare alla propria libertà, né banalmente mettere in pratica leggi e dettami. Obbedire è ascoltare con amore, è mettersi in sintonia con la musica dell’Altro, è accogliere la relazione costitutiva che definisce il Figlio come tale e il Servo nella sua donazione. Obbedire significa riconoscersi dipendente da chi mi da la vita, e scegliere di restare attaccato alla Fonte perché la sua acqua zampilli anche in me. Anch’io divento figlio, servo, fratello, uomo obbedendo al rapporto vitale e sorgivo con il Dio che mi ha creato e mi ha redento. Egli non è padrone: è Padre!

Obbedire significa allora lasciarmi lavare i piedi dalla Trinità, imparando così il sentiero dell’umiltà. Gesù, con questo gesto semplice, sconvolge le nostre categorie e abbassandosi ci esalta nella nostra dignità. Più degno è l’uomo che, lasciandosi lavare i piedi, si inginocchia a sua volta a lavare i piedi, obbediente al grido dei fratelli che ancora non sanno di essere figli.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

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