Lacrime di Resurrezione

Gv 11, 1-45 – V domenica di Quaresima "A"

Commento per lavoratori cristiani

 

Nel tenerissimo e solenne dialogo tra la vita e la morte che ci presenta oggi la pagina del vangelo di Giovanni, c’è la profondità dell’uomo e la sua ferialità, e c’è la premura infinita di Dio per la sua fragile e preziosa creatura.

Davanti all’esperienza drammatica e misteriosa della morte, che aleggia come orizzonte ultimo sullo sfondo di tutte le nostre domande e delle nostre paure, Gesù, ‘la resurrezione e la vita’ (v 25), ci prende per mano e ci accompagna, con Marta e Maria, dentro il sepolcro, per venirne fuori, oggi, rinnovati.

Non è Lazzaro che ci attende, nell’oscurità della notte, ma è Dio stesso, che trattiene il respiro, come nei tre giorni della Pasqua, per permettere a ciascuno di ascoltare e percepire la delicatezza della Sua presenza immortale. Dio c’è, anche lì; e c’è per dire l’ultima parola: vivi! Dio vuole che tu, suo figlio e amico, sua creatura prediletta, suo prodigio, viva, e viva per sempre! Dio c’è per questo: perché tu viva!

Marta e Maria, sorelle tanto diverse e tanto uguali, fra loro e con noi, nella loro ansia di vita, nella loro sofferenza amante, gridano a squarciagola ciò che avevano probabilmente tenuto spento nella gola davanti alla freddezza dell’uomo, al facile ragionamento che incita alla rassegnazione, al giudizio che non ammette il rischio del dubbio. Marta e Maria esprimono l’urlo di tutta l’umanità impotente, che non finge di fronte alla malattia, al dolore, alla separazione, all’atrocità: ‘Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!’ (vv. 21.32). Facilmente si cataloga di sfiducia e di mancanza di fede una tale invocazione, che invece non ha nulla della bestemmia e della recriminazione, e, se anche lo fosse, è in realtà il più autentico e verace grido del credente. Nel momento della sofferenza più lancinante, quando il cuore si rompe tra i gemiti della ferita aperta, è a Dio che il fedele rivolge l’invocazione del cuore. É l’antica invocazione del salmista. Non l’ha rigettata neanche Gesù, nel momento cruciale in cui ha provato l’angoscia di sentirsi rigettato: ‘Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?’ (Mt 27,46).

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

 

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Ultima modifica il Martedì, 15 Aprile 2014 09:42

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