L'educazione del desiderio

Gv 4, 5-42  – III domenica di Quaresima A – domenica ‘in laetare’
Commento per lavoratori cristiani

 

Gesù si presenta all’appuntamento con la donna samaritana stanco dal viaggio, solo, sudato, affamato e assetato. É mezzogiorno: a qualcuno piace pensare che l’incontro sia stato in qualche modo preparato e voluto da Gesù.

Non c’è dubbio: ogni incontro con il Maestro nasce da un infinito amore che ci precede e di cui Egli è custode e sorgente viva. Ma mi piace pensare anche che si tratti del casuale incontro con la Vita, che può avvenire nel momento più impensato e banale della nostra giornata. Magari proprio quando, come la donna, ce ne stiamo soli in disparte ed evitiamo le folle e la ressa, un po’ per sbrigarci e fare il nostro dovere in fretta (avete presente quando si sceglie l’orario per andare alle poste o in banca e si cerca di evitare l’ora di punta e le file allo sportello?), e un po’ per non essere infastiditi da troppi occhi e troppe lingue (…malelingue?) che ci scrutano e ci etichettano. Forse la donna si sentiva così: con il passato che si trovava sul groppone, aveva paura di passare troppo tempo in balia delle chiacchiere delle comari o degli sguardi maliziosi di qualche uomo seduto poco lontano dal pozzo. Nessuno, infatti, dei maschi si avvicinava al pozzo, se c’era il rischio di dover lavorare al posto delle donne… Gesù arriva e si ferma. Nessuna fretta, niente di speciale. É un uomo toccato dalla debolezza, come la donna di Samaria, come noi. Ciò che fa subito la differenza, però, è il suo approccio alla solitaria ricercatrice di acqua. Gesù attacca bottone, ed è sufficiente per far saltare tutti gli schemi. Pensando all’atmosfera di indifferenza con cui spesso si attraversano le vie e le vicende cittadine, il solo fatto di accorgersi dell’altra e di rivolgerle una parola nuova, per nulla scontata, turba le viscere della donna, ma anche quelle degli apostoli e le nostre, troppo abituate, forse, a pensare che il vangelo va soprattutto predicato dagli amboni e dai nuovi pulpiti globalizzati. Invece Gesù sceglie un luogo inedito: la strada, il pozzo deserto, il luogo della ferialità e del lavoro. E sceglie una via privilegiata: l’incontro personale, la relazione a due, l’intimità. Il presupposto è molto semplice: non bisogna avere paura dell’altro! L’altra persona va percepita come una opportunità di vita, non come una minaccia. Ed è necessaria una serena fiducia nell’Amore che si porta dentro se stessi, nel proprio modo di essere, nella persona tutta, non tanto nelle frasi ricercate ed elaborate. Gesù è così: serenamente se stesso! Avviene allora qualcosa di meraviglioso. Gesù prende per mano la donna, e con lei chiunque voglia lasciarsi condurre in un itinerario affascinante dentro se stesso. É il percorso dell’amore, che cerca la sua naturale abitazione: il desiderio. Ecco la strategia evangelizzatrice di Gesù: educare il desiderio! Per la donna sarà un viaggio inedito, all’inizio incerto e poco chiaro, alla fine entusiasmante e rivoluzionario. Sorpresa, timore, resistenza, imbarazzo, ma anche stupore, gioia e passione: la donna accetta di farsi portare. Non sarà lo stesso per i discepoli, troppo presi dalle loro preoccupazioni materiali. E per noi? Vediamo i passi del dialogo dei due, delicatamente e fermamente pedagogico. Sono scanditi da quatto verbi, quattro azioni che Gesù compie. Primo: Gesù chiede (cfr. vv. 7-9). Egli, il Maestro, si pone in atteggiamento di bisogno e il suo primo approccio con la donna è quello di chiedere aiuto: ‘Dammi da bere’. Gesù si presenta come un assetato. Gesù manifesta il proprio desiderio, un desiderio materiale di acqua, per ristorare la sua aridità fisica, ma che nasconde un desiderio più profondo di relazione. Gesù è solo, e desidera incontrare la donna, andando oltre le convenzioni e la superficialità. É commovente: il Figlio di Dio, il Messia, il Maestro, si propone come un mendicante, un bisognoso, un assetato da dissetare. Nessuna posizione di prestigio o di superiorità: anzi, Gesù sembra davvero scendere dal trono della regalità per porsi ai piedi della donna e darle la possibilità di scoprirsi importante e ricca, tanto da poter dare da bere a Lui, povero. Si illuminano subito altri momenti della vita terrena di Gesù: il suo volto chino sui piedi degli apostoli, mentre li lava con l’acqua del servizio umile; e le sue ultime parole sulla Croce, quando l’estrema offerta d’amore è nuovamente un sussurro di desiderio: ‘Ho sete’. E la donna accetta di lasciarsi coinvolgere in questa reciprocità di desiderio. Si innesta la ricerca. Così Gesù può passare al secondo passo. Egli, ora, invita (cfr. vv. 10-15). Invita la donna a scoprire che in lei c’è un bisogno più profondo di quello dell’acqua del pozzo. Invita la donna a lasciarsi penetrare dallo sguardo di Gesù, per riconoscere in lei il desiderio di Dio. Quante volte ella avrà percorso il sentiero che dalla casa la separava dal terreno di Giacobbe, pensando che la propria vita fosse segnata unicamente dalla necessità di riportare l’acqua ai suoi, per poi preparare un pasto e mantenere in piedi un rapporto instabile con l’ennesimo uomo della sua vita. Quante volte la sua prospettiva di vita si sarà limitata alla sussistenza fisica e alla sopportazione di una relazione che si illudeva potesse gratificare il suo bisogno di amore! E quante volte anche la nostra speranza si riduce ad arrivare a fine mese, se non a fine giornata, spegnendo i sogni e le attese di un futuro più vero, che si costruisce scavando dentro di noi, più che perlustrando le previsioni del meteo o le illusioni dell’oroscopo! Gesù, partendo dall’esperienza concretissima della donna e dal suo contatto con l’elemento vitale dell’acqua, allude a una nuova possibilità: ‘dentro di te’, le suggerisce, ‘c’è molto di più! Tu sei fatta per qualcosa di più grande! Tu vali molto agli occhi di Dio, che forse oggi ha qualcosa di nuovo da dirti e da darti!’. Gesù cerca di risvegliare nel cuore della donna il desiderio più autentico di andare oltre la mediocrità e la routine. E la donna, scossa ma trepidante, pur resistendo alle vertigini che intuisce, non fugge e rimane in cammino sul filo dell’infinito! Ecco allora il terzo momento: Gesù interpella (cfr. vv. 16-20). E lo fa con un comando che va a toccare la vita reale della donna. Solo dopo avere preparato il terreno dell’amore, comunicando a lei una intensa esperienza di eterno che ella percepisce con il cuore, anche se ancora non capisce con la mente; solo allora, Gesù sfiora, delicato ma deciso, la vita concreta dell’interlocutrice. Perché il dono di Dio non è vero fino a che non va a incidere nelle scelte ordinarie, nella storia concreta della persona. Lei non si nasconde. Avrebbe potuto schernirsi impaurita o imbarazzata. Ma la sintonia è scattata, la donna si è sentita accolta e non giudicata, guardata da un’ottica nuova. Così accetta di mettersi in gioco, pur con tremore. In Gesù, modello di evangelizzatore, nessuna condanna. Ma verità amorevole. La donna capisce che è in gioco qualcosa di grande, di cui la sua storia non è che un meraviglioso frammento. E Qualcuno può liberarla dalle catene… Avviene così il quarto e ultimo passo di Gesù. Egli si rivela (cfr. vv. 21-26). Gesù manifesta la sua identità, non solo di Messia che risponde alle attese dei popoli, ma di Figlio di Dio. ‘Io sono’, è il nome di Dio. Impressionante: Gesù rivela esplicitamente se stesso a una donna samaritana, eretica e peccatrice. Non ai perfetti, ma a chi accetta di entrare in un misterioso e provocante dialogo di amore con Lui, dove è Lui a dettare la battuta. La donna è ancora presa dagli schemi religiosi dei suoi, la testa tenta qualche difesa; ma l’amore trabocca, e non si può contenere. La rivelazione di Gesù mette la verità al primo posto: e la verità è capace di bruciare d’amore anche le debolezze, persino i peccati di lei. E i nostri. Prima di una ortodossia, Gesù dona l’esperienza di una ortopatia: un sentimento divinamente autentico di perdono. Il percorso sbocca nel frutto più inatteso: la donna si scorda del suo bisogno di acqua, lascia la brocca, e ristorata dalla Sorgente nel suo desiderio più profondo di Dio, diventa missionaria. Annuncia la Buona Notizia, a partire dalla propria esperienza, dal proprio personalissimo incontro con Gesù. Certamente, poi, sarà tornata al suo daffare quotidiano: lavoro, casa, relazioni. Ma ciò che è cambiato è il cuore. Lì si è aperto finalmente l’orizzonte dell’amore che rende veri. E dalla religione, come prigionia di legami che dividono, è passata alla fede, relazione che libera la vita. 

Padre Luca Garbinetto
Pia Società San Gaetano

(grato a p. Sergio Bianchini)

Ultima modifica il Martedì, 15 Aprile 2014 09:46

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