SCENDERE PER ESSERE GUARITI

Mc 1, 29-39 – V domenica del tempo ordinario – Anno B

Commento per lavoratori cristiani

Il centro di una giornata ebraica sono le sei del mattino. Il calcolo del tempo, infatti, inizia con il tramonto del giorno prima. Se ciò è vero, al centro della giornata di Gesù c’è la preghiera.

Marco ci regala lo stralcio di una giornata tipo del Maestro. Gli impegni sono tanti, gli incontri si moltiplicano, c’è tanto lavoro, ma anche lo spazio per visitare gli amici, per condividere un pasto a casa di Simone. Non c’è molto spazio per stare solo, durante le ore del giorno. E allora Gesù si riserva nel buio della notte, ancora prima che sorga il sole, un angolo di intimità con il Padre. La preghiera è questo: un tempo di confidenza e di riposo a tu per tu con il Padre. Si tratta del riposo dell’anima, dell’abbandono di ogni preoccupazione nelle braccia di Dio, dell’ascolto attento della voce del Signore Creatore e Provvidente. Gesù, in questo, ci è modello ed esempio.

Soprattutto, Egli ci rivela che al vertice della ferialità, e quindi di una vita normale di un battezzato, non può che starci l’incontro personale con Dio. Garantire uno spazio fisico e temporale di silenzio è essenziale all’esistenza di Gesù e di chi vuole vivere come Lui. Luogo e tempo aiutano il silenzio del cuore, perché è la stanza interiore che ha bisogno, fedelmente, di una visita per stare accanto a Colui che la abita da sempre.

L’intimità con il Padre è anche per Gesù, il Figlio, guarigione dai pesi della propria missione, nella condivisione dell’ansia di liberazione per il popolo oppresso dal Maligno. Anche per noi, a volte troppo impauriti dall’odore e dal dolore delle nostre piaghe, stare con il Padre è medicina che sana dalla paura, dalla solitudine, dall’immagine disperata di noi stessi, che ci pensiamo troppo malati per poter risorgere ancora. Gesù sceglie di mettere al primo posto questa dolce e dura terapia di preghiera.

Il centro e il vertice della giornata di Gesù, dunque. Immaginiamo le ore che passano e corrono verso questo culmine, e quelle che vengono dopo, attingendo alla fonte, alla forza di questo incontro mattutino. Ma se è vero ciò che ci rivela la Parola, il cammino verso questo vertice non ha l’aspetto di una faticosa ascesa verso la cime del monte. Gesù, infatti, è Colui che è disceso dal Cielo, e solo perché è disceso potrà ascendere al luogo da dove è venuto.

Lo stile dell’abbassamento, della spogliazione, della kenosis è costitutivo dell’identità del Figlio di Dio, del Maestro. Ogni giorno, dunque, si ripete la dinamica. Gesù va verso il centro della sua vita, il vertice della sua esistenza, la fonte della salvezza (in latino, salus significa salute!), cioè Dio, abbassandosi e inginocchiandosi ai piedi dei fratelli, per lavarli e sanarli dalle loro infermità.

Tutta la giornata di Gesù scorre nella logica della discesa, della diaconia. Ecco perché Egli diviene il taumaturgo e il medico delle anime e dei corpi. Perché la potenza di Dio che lo riempie e lo abita trabocca in un atteggiamento di misericordia e di pace che coinvolge, penetra, guarisce. La potenza di Dio in Gesù è l’umiltà del servizio, di fronte al quale anche i demoni vengono sconfitti.

La Parola di Gesù e il tocco della sua mano hanno l’efficacia della Parola creatrice di Dio e del braccio potente del Padre, che trasforma e libera tutto ciò che tocca. In questo modo, la kenosis del Figlio si dilata in una spirale di bontà che non può trattenersi e chiudersi a questo o quell’ambiente, a questo o quel gruppo. Gesù assume tutta l’umanità in sé, allargando i confini, e la sua discesa va fino agli inferi dell’esistenza, dove la malattia e la sofferenza sono segnate dall’esperienza tragica del peccato.

Tutto ciò valeva per i suoi contemporanei, e vale tanto più oggi. La presenza del Figlio di Dio nel mondo è ancora viva e si riconosce nei segni credibili di uomini e donne che si fanno piccoli e poveri a fianco dei diseredati di tutta la terra. Una terra lacerata di dolore, spesso atroce, incomprensibile. Eppure una terra amata immensamente da Dio, che non si stanca di cercare cuori e braccia coraggiosi per farne presenza del proprio amore. Desidera guarirli, infondendo la fiducia dell’intimità per renderli capaci di guarire.

Dio, in Gesù, ci invita a mettere al centro, al vertice della nostra giornata, pur densa di impegni e di attività, l’incontro intimo e autentico con Lui, che sana le nostre piaghe. E dopo aver parlato con Lui dei nostri fratelli feriti, oppressi, infermi, ci invia ‘a tutti i villaggi vicini’ per rinnovare il prodigio della sua potenza: potenza di abbassamento, potenza di servizio, potenza di relazione.

Rendici, o Dio, segno credibile della potenza dell’umiltà, che sana le nostre malattie!

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

 

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