Signore, io credo ma tu aumenta la mia fede!

Gv 9, 1-41 – IV domenica di Quaresima A – domenica ‘in laetare’
Commento per lavoratori cristiani

 

Il viaggio non è scontato. ‘Beato chi decide nel suo cuore il santo viaggio’ (Sal 83, 6). Alla gratia gratis data deve corrispondere una scelta libera e responsabile;

la dura cervice della rassegnazione deve essere scalfita dall’atteggiamento dell’abbandono fiducioso e intraprendente.

Al cieco guarito servirà un po’ di tempo per rendersene conto: il confronto con la realtà, l’incomprensione della sua religione, i conti che non tornano nei riguardi di Dio. ‘Ma sarà proprio vero che questo Dio non ascolta i peccatori? Ma allora chi è questo peccatore che, in giorno di sabato, mi ha restituito la vista senza che glielo chiedessi?’

C’è un momento, nel cammino della vita, in cui si risveglia il germe piantato in noi in virtù del battesimo. Quel giorno le contraddizioni del mondo risultano decisamente insopportabili. Quel giorno l’abbaglio della luce del mistero di Dio fa troppo contrasto con la meschinità dei ragionamenti umani. Quel giorno si è davanti a una scelta decisiva. Si chiama conversione, cambio di rotta, svolta a U. Non è mai troppo tardi, non c’è limite di età, né di condizione sociale o religiosa.

Il cieco guarito viene sbattuto fuori dalle relazioni vitali della sua esistenza proprio nel momento in cui la logica dei rassegnati avrebbe dovuto dargli il placet. E invece, mossi dall’invidia, nessuno clicca mi piace nella bacheca della sua esistenza rinnovata. L’uomo si ritrova paradossalmente solo. Non c’è nulla da fare: Dio, il vero Dio, il Dio di Gesù rompe con i cliché finora mantenuti e cambia da dentro la persona. É a questo punto, quando si affaccia l’esperienza desolante e stimolante insieme del deserto e dell’emarginazione, che, delicato ma puntuale, risuona l’appello del Figlio dell’Uomo: ‘Tu, credi?’ (v. 35).

L’inviato è ora invitato. A credere, a scegliere la fede, a intraprendere decisamente il santo viaggio, per il quale da tempo, ormai, ha ricevuto in dono tutto l’equipaggiamento, ma che ancora non aveva deciso di fare proprio. La fede non è un sentimento naturale e scontato. La fede è una scelta, che presuppone l’incertezza e il dubbio: ‘Ma chi è, Signore, perché io creda in lui?’ (v. 36). L’uomo perde il controllo, e si arrende impotente: gli schemi rassegnati e ripetitivi non reggono più. Rimane, liberante, solo l’incontro, la relazione vera con Gesù. Umilmente disposta alla scoperta, alla progressiva illuminazione.

Oggi il Signore chiede anche a noi di fare una scelta, di lasciare risuonare in noi l’appello: ‘Tu, credi nel Figlio dell’Uomo?’. Ci invita a rinunciare a una fede immatura e scontata, oscurata dalle tenebre del conformismo. Ci sollecita a trasformare i fuochi di paglia della religione superstiziosa e legalista nella fiamma ardente della fiducia in Lui. Siamo ciechi, ciechi dalla nascita, ciechi nel cuore: ma che esperienza affascinante abbandonarci, nella nostra cecità, alla mano del Figlio dell’Uomo, che ci solleva dal buio e ci guida per il giusto cammino.

Che vertigine si sperimenta nel perdere il controllo della nostra esistenza per affidarlo a chi l’ha voluta e generata fin dalle origini della Storia! O felix culpa, canteremo nella grande veglia pasquale; o felice oscurità del cuore, che, riconosciuta, mi ha permesso di lasciarmi cercare e trovare dalla Luce che salva. ‘Signore, io credo ma tu aumenta la mia fede’ (cfr. Mc 9, 24); Signore, io non vedo, ma tu illumina la mia oscurità.

Padre Luca Garbinetto
Pia Società San Gaetano

 

Aspetta ti potrebbe interessare anche...

Ultima modifica il Martedì, 15 Aprile 2014 09:44

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Go to top