LASCIARSI FARE PER VIVERE IN PIENEZZA

Mc 1, 14-20 – III domenica del tempo ordinario – Anno B

Commento per lavoratori cristiani

Quando normalmente diciamo che qualcosa è compiuto, intendiamo dire che è finito, che si è concluso. Nella nostra logica abituale, compiere è sinonimo di terminare, se non addirittura chiudere. Il vangelo di oggi, invece, ci annuncia un compimento diverso, e ci manifesta il paradosso di Dio: ‘il tempo è compiuto’, proclama Gesù in Galilea… ed inizia qualcosa di assolutamente nuovo!

La compiutezza è per il Signore pienezza traboccante, esuberanza di novità. L’attesa del popolo di Israele, i giorni spesi a vegliare per riconoscere la venuta del Messia, le generazioni trascorse nel progressivo svelamento del dialogo tra Dio e l’uomo, oggi trovano non il punto di arrivo, ma una nuova partenza, uno sconcertante avvio. Con Gesù, il Regno di Dio è qui: il dinamismo della storia trova un nuovo senso e vede sgorgare le più intime energie che lo animano.

Tutto questo non è poesia. È piuttosto la concretezza di una e più vite umane che cambiano radicalmente, perché il passaggio di Gesù genera la pienezza che Egli stesso annuncia. La sua voce arriva, sorprendente, autorevole, coraggiosa e ferma, e chiama a una sequela.

Immaginiamo lo sconcerto e il turbamento di Simone e gli altri. Tra tanti ebrei forse ben più praticanti e zelanti, fra mille categorie religiosamente più osservanti, soprattutto in mezzo a una moltitudine di uomini e donne che vivono la loro esistenza quotidiana come tutti, lo sguardo di Gesù si è poggiato proprio su di loro, su di lui. ‘Fra tutti, ha scelto me!’. Tra la folla, Gesù vede e chiama un volto, un nome, una storia. Questo è il primo compimento: l’uomo aperto ad ascoltare, non è più anonimo e irrilevante, ma egli diventa importante, il più importante agli occhi del Maestro. Gesù chiama, e nell’oggi dell’esistenza regala dignità, rispetto, riconoscimento.

È strano, ma spesso i nostri giorni passano con una sensazione di incompiutezza perché ci sentiamo soli, inadatti, forse dimenticati e abbandonati. Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare, magari sentendoci proprio ‘servi inutili’… ma questa inutilità ci brucia l’anima! Non sappiamo più di esistere, perché a nulla vale l’ora spesa per gli altri solo per essere riempita di rumori e di frenesia. Gesù, invece, dona lo stupore della presenza riconoscente alla persona, meglio ancora al lavoratore, a chi è indaffarato nelle proprie ordinarie e quotidiane vicende.

‘Vi farò pescatori di uomini’: è novità, è partenza, è cambiamento, ma che s’innesta nell’accoglienza di una storia vera, integrata nel sogno di un futuro diverso. Simone e gli altri sono pescatori, e rimarranno tali. Ma il loro operare ordinario si dilaterà abbracciando altri mestieri: la pastorizia: saranno pastori del gregge; la medicina: saranno medici delle anime; l’oratoria: saranno annunciatori di bellezza…

Il tutto è vocazione. Cioè risposta a un movimento che ci precede, quello di Dio. Il tempo di Dio compie il nostro perché lo precede. E se lo lasciamo entrare, lo rigonfia di meraviglia, lo rende turgido di speranza, lo feconda perché possa essere grembo di piccoli germogli di vita. Ecco la conversione: ‘vi farò diventare’. L’iniziativa è del Padre, il passo e la voce sono del Figlio, la mano che modella è dello Spirito. Simone, gli altri, noi stessi diveniamo opere d’arte e artigiani di futuro nella misura in cui lasciamo fare a Loro, alla Trinità che riempie il tempo.

Consolante quanto difficile questo affidamento, che nelle nostre giornate, nel nostro tempo cronologico si appesantisce della presunzione di sapercela fare da soli. O dell’angoscia di aver fallito il nostro tentativo di santità. Gesù chiede ai suoi compagni e discepoli di lasciarsi fare. È un atteggiamento interiore: la conversione è dunque sinonimo del credere, è la faccia più ordinaria della fede. Crede veramente chi ogni giorno si lascia sorprendere dalla voce che lo chiama, e pronuncia il suo timido e imbarazzato ‘sì’ all’incontro con Gesù. Crede veramente chi riconosce nel passaggio dei fratelli e delle sorelle un ulteriore, paziente e fedele tentativo di Dio di svuotarci di noi stessi, per riempirci di carità. Il compimento del nostro tempo, dunque, non sta nell’abbuffarsi di attività e di impegni, ma nell’inzupparci dentro il fiume di grazia che è l’invocazione, la domanda, la pro-vocazione giunta da chi ci sta accanto. È lì il Regno di Dio, vicino. Fisicamente vicino. Nell’oggi della nostra ferialità.

Diventiamo così sempre più noi stessi. Sprofondati nella nostra intimità perché capaci di essere intimi al Dio che ci interpella ogni giorno con i bisogni, le ‘lune’, i fastidi dei nostri fratelli. La nostra conversione avviene lì dove la tecnica tradizionale della pesca non  funziona, perché il pesce non va sottratto al mare per essere ucciso, ma immerso nell’acqua di vita perché risorga. Un ‘sì’ semplice, ordinario, quotidiano; un ‘sì’ qui e adesso da’ compimento al tempo e rende presente il Regno di Dio: è il vangelo, Gesù stesso, che vive in me.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

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