La peggiore cecità

Gv 9, 1-41 – IV domenica di Quaresima A – domenica ‘in laetare’
Commento per lavoratori cristiani

 

Gesù è un lavoratore, impegnato a trasformare il giorno della propria attività messianica in luogo di mietitura copiosa e abbondante. Gesù cerca i frutti del Regno, instancabilmente e con creativa novità.

Questo Messia fa discutere. Nel brano di oggi, Gesù appare in azione all’inizio e alla fine, all’alba e alla sera del giorno di lavoro. Nel mezzo, un lungo dibattito su di Lui, icona di certi talk show televisivi che vanno di moda nei nostri mezzi di comunicazione, ma che sono bacati fin dalla radice: si tratta, infatti, di un dialogo tra sordi, privo di una pur minima onestà intellettuale.

I farisei, rassegnati ai loro pregiudizi, deformano la realtà con ragionamenti arzigogolati e cedono all’insidia della rabbia e dell’accusa gratuita, quando vedono sfuggire loro di mano la situazione e la comprensione della realtà. Più sottilmente, vedono sfumare le fondamenta del loro potere, arroccato sulla falsità.

La folla, i genitori, il cieco guarito – almeno all’inizio del racconto -, rassegnati alla condizione di servilismo, approfittano dell’immagine di Dio che è stata loro spacciata per vera, e si defilano, evitando ogni assunzione di responsabilità e abdicando ai rischi della libertà. Hanno paura: la vita, per essere vissuta bene, richiede coraggio e prese di posizione.

Gesù partecipa: agisce sereno, all’alba del giorno, come Dio agì all’alba della storia. Lui, che è padrone del sabato, rinnova il gesto creatore, e con il fango impastato restituisce la vista e la vita all’uomo accecato da se stesso. È la notte del peccato, quella che ha catturato l’esistenza del cieco, nato sotto l’influsso del serpente delle origini. Ha bisogno, l’uomo, di questo gesto gratuito e ri-creatore del Figlio dell’Uomo. Nemmeno lo chiede, il malato di morte: quante volte anche noi ci siamo ritrovati destinatari di un gesto di totale e gratuita misericordia senza averlo nemmeno chiesto, senza esserci nemmeno accorti di averne avuto bisogno.

Ecco la peggiore cecità, quella che lo stesso Gesù richiamerà, nel paradossale gioco di parole, ai farisei ostinati (v. 41): chi non vede di non vedere e si considera armato di buona vista, chi non percepisce l’insidia del peccato e si ritiene superbamente a posto, chi suppone di avere da sé tutto il necessario per la salvezza… Terribile cecità, di chi non sa di essere cieco e non si dispone ad accogliere la luce!

A tutti noi, però, Dio ha preparato il dono assolutamente gratuito della redenzione. É il battesimo, tanto più evidente nella sua dimensione di grazia quanto più piccini sono i bambini che lo ricevono. Il battesimo è dono e invio: la piscina di Sìloe ne è il simbolo. Gesù, l’Inviato (cfr. v. 7), invia e invita ogni nuovo figlio di Dio a intraprendere il viaggio verso la luce, accesa al cero pasquale del Risorto.

Padre Luca Garbinetto
Pia Società San Gaetano

 

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Ultima modifica il Martedì, 15 Aprile 2014 09:45

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