8 dicembre Festa dell'Immacolata

Carissimi,

la solennità dell’Immacolata, tanto cara a tutti noi e tanto significativa nella storia della nostra Opera, ci riporta al cuore della nostra chiamata. Messe da parte le paure e le fragilità che esperimentiamo nella quotidianità, ci ritroviamo ancora una volta ai piedi dell’altare per dire, malgrado tutto, il nostro sì a Dio e ai fratelli. È un sì difficile, sempre più maturo, che vorrebbe essere anche sempre più radicale e che trova senso nella misericordia di Dio e sulla presenza materna di Maria.

 

Giunti ormai alle porte del nono Capitolo generale troviamo ancor più urgente rinnovare la nostra personale responsabilità per il futuro della Famiglia di don Ottorino, quasi fossimo gli unici eredi del dono che Dio ha fatto alla Chiesa e al mondo attraverso il carisma ottoriniano. Secondo ruoli e modi diversi siamo chiamati, ciascuno di noi, a tener viva la fiaccola accesa nel cuore di don Ottorino. Lui iniziò nella fede una vera “rivoluzione” di testimonianza e di servizio, ed era solo; ma visse nella certezza che il regno di Dio, anche quando si presenta come il più piccolo dei semi, ha in sé l’energia di diventare pianta capace di “ospitare anche gli uccelli del cielo”. Ora tocca a noi rinnovare la fiducia nella potenza che viene da Dio e che s’impasta con le nostre povertà per farne un capolavoro

La nostra cara Mamma, che più di tutti ha toccato con mano le cose meravigliose che Dio sa fare con l’umiltà dei suoi servi, ci aiuti sì a piangere per le nostre infedeltà, ma insieme e ancor più ad abbandonarci fiduciosi tra le braccia di Gesù, pecorelle che si lasciano portare all’ovile della sua misericordia.

È tutto per noi l’invito di Papa Francesco: “Non cedete alla tentazione dei numeri e dell’efficienza, meno ancora a quella di confidare nelle proprie forze. Scrutate gli orizzonti della vostra vita e del momento attuale in vigile veglia. Non unitevi ai profeti di sventura che proclamano la fine o il non senso della vita consacrata nella Chiesa dei nostri giorni; piuttosto rivestitevi di Gesù Cristo e indossate le armi della luce restando svegli e vigilanti. La speranza di cui parliamo non si fonda sui numeri o sulle opere, ma su Colui nel quale abbiamo posto la nostra fiducia e per il quale nulla è impossibile. È questa la speranza che non delude e che permetterà alla vita consacrata di continuare a scrivere una grande storia nel futuro, al quale dobbiamo tenere rivolto lo sguardo, coscienti che è verso di esso che ci spinge lo Spirito Santo per continuare a fare con noi grandi cose.” Buona festa!

don Venanzio

 

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Ultima modifica il Martedì, 09 Dicembre 2014 10:10

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