CHIESA OSPEDALE DA CAMPO

Dice Papa Francesco: "Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite... E bisogna cominciare dal basso". 

In cammino verso il 9° Capitolo scopriamo l'importanza di essere amici. Da alcuni racconti che lo stesso don Ottorino fa di alcuni avvenimenti fondanti della storia e del suo e nostro carisma, scopriamo che significa fondamentalmente diventare fratelli in un patto di reciproca unità spirituale tra religiosi e laici, fondata su Gesù fratello comune, condividendo l'impegno a vivere l'essenza del Vangelo che è la carità, come premessa indispensabile di ogni ministerialità, così come era ai primi tempi della Chiesa. 

C'era un vecchio che moriva senza Dio e bisognava fare qualcosa, senza nascondersi dietro la scusante che si sarebbe arrangiato Dio stesso ad accoglierlo nella sua misericordia, cosa che certamente sempre avviene. Ma se coloro che sono chiamati a vivere la ministerialità nella Chiesa non se ne occupano sono essi stessi a perdere il senso del loro coinvolgimento nell'avventura di Dio per salvare l'umanità e a rimanere fuori da quell'avventura

Don Ottorino, invece, vive con passione l'avventura di Dio. Scrive: "È difficile descrivere quello che un sacerdote prova nell’intimo del suo cuore quando vede un’anima che sta per precipitare all’inferno, e si sente incapace di fermarla sull’orlo della rovina. Allora le preghiere più ardenti egli rivolge a quel Gesù che ogni mattina stringe tra le mani. Allora la Madonna viene invocata con più fiducia come intermediaria e Madre di misericordia. E la Madonna intervenne anche in questo caso." E questa passione ministeriale don Ottorino non la tiene per sé, ma la comunica a una ragazza che doveva essere operata e che stava soffrendo. La Madonna gli suggerisce di proporle l'ideale dell'offerta. Lei accetta di farsi carico della conversione di quel vecchio. Non piange più. Offre "tutte le sue sofferenze a Gesù perché salvasse quell'anima".

Quell'uomo si converte. E don Ottorino conclude: "Ma guarda un po’ - riflettevo tra me dopo quella insperata conversione - come il Signore dispose le cose per la salvezza di quell’anima. Inquietò per giorni e giorni il mio cuore bruciandolo di una sete ardente di salvarla facendomi poi sentire la mia insufficienza; la salvezza venne allorché una fanciulla si addossò generosamente l’impegno di diventare vittima espiatrice di tutta una vita di peccato".

Anche qui è messa in evidenza da un lato la dimensione spirituale di questa azione ministeriale e dall'altro lato la dimensione di unità in cui essa si esprime. C'è una specie di patto, tra il giovane prete don Ottorino e la ragazza che offre il suo dolore, a renderla efficace. Non a caso questa esperienza ministeriale, diviene il punto di partenza ispirativo per la vocazione degli Amici. Scrive don Ottorino: "... come ieri io sentivo la mia insufficienza di fronte al vecchio ottantenne e ricorsi alla fanciulla, così, oggi, questa Congregazione sente il bisogno di avere a fianco un gruppo di amici i quali, con le loro preghiere e con l’offerta del sacrificio quotidiano del loro lavoro, sostengano l’azione apostolica dei Religiosi che operano in prima fila."

 

Ultima modifica il Domenica, 26 Ottobre 2014 17:51

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