CHE NOI DIMINUIAMO E TU CRESCA

Lc 3, 15-16.21-22 – Battesimo del Signore

Commento per lavoratori cristiani

  

Ci sono momenti, nella storia, in cui è saggio tirarsi da parte. E questo non per modestia o per una particolare strategia educativa, quasi a voler poi ricercare in noi i meriti e i ringraziamenti per le abilità e i doni di chi viene dopo di noi. Si correrebbe il rischio di sentirsi allenatori di tutti i campioni di calcio apparsi nelle squadre di un ipotetico campionato, oppure ci si assumerebbe il vanto di aver generato vita in chi invece ha imparato da altri a camminare con la testa alta e le gambe solide.

Piuttosto, a volte, si tratta semplicemente di constatare una realtà di fatto: ‘viene colui che è più forte di me’ (v. 16)! E dunque è necessario lasciargli spazio, restituirgli il campo che gli appartiene, porsi a lato o dietro la fila. Si potrebbe al massimo constatare di avere fatto al meglio il proprio dovere, e accogliere con animo grato gli eventuali gesti di riconoscenza, più gratuiti che guadagnati. ‘Siamo servi inutili’ potrebbe riassumere l’atteggiamento del cuore di chi conosce bene la propria condizione di creatura. Chi infatti potrebbe attribuire a sé anche solo il merito di respirare e di saper sudare? Chi – in tutta onestà – potrebbe dire che anche il più piccolo gesto di bene operato non sia in realtà un dono ricevuto da una sottile e meravigliosa trama della vita che l’ha reso possibile?

La venuta di ‘colui che è più forte’ restituisce a questa stessa vita i giusti equilibri, e consegna a me la visione più autentica della realtà. Detto in altri termini, significa che mi ridona il gusto della libertà, perché è la verità che mi fa libero, cioè una sana coscienza di ciò che io sono, attraverso la scoperta di ciò che Lui è.

Ebbene, il Forte, che è nato piccolo – inesauribile paradosso dell’Amore! – mi riconduce all’esperienza originaria della mia piccolezza. Lo ha fatto con Giovanni il Battista, ‘il più grande fra i nati di donna’; lo può fare anche con me e con chiunque si lasci coinvolgere in questo misterioso dialogo di grazia.

Gesù è il Forte: Lui, e solo Lui può battezzare ‘in Spirito e fuoco’, cioè iniettare nella miseria della nostra esistenza di esiliati e poveri la potenza della divinità, la passione per orizzonti infiniti, la dimensione eterna della nostra origine e del nostro destino. Solo nella sua misericordia, ventre che genera e dona vita, ci dissetiamo ‘con acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo’ e diventiamo ‘eredi della vita eterna’ (Tt 3,6.7). Quale figlio può raccogliere eredità più meravigliosa? Cosa possiamo desiderare di più dai nostri cari che, avendoci generati, ci lasciano per continuare a camminare con le nostre gambe? Quale consolazione più bella per chi si è sentito allontanato dalla propria terra e ha cercato affannosamente una nuova casa e una nuova abitazione nel cuore di pastori di carne?

Gesù è il Forte: chi lo segue, affascinato dalla sua dolcezza, può nutrirsi della vita che da Lui sgorga, e sentirsi rinvigorire le gambe vacillanti per non perdersi nel cammino. Ogni altra relazione ha senso se porta a Lui. Ma ogni relazione è chiamata a scomparire nel mantello dell’eternità – che è sinonimo di umiltà – per non oscurare mai la vera fonte battesimale.

Nessuno conta opere e medaglie sufficienti per poter assurgere a diritto la figliolanza divina: solo un pazzo potrebbe pensarlo! Ma tutti possiamo essere immersi nella sorgente che trasforma la nostra sete di eternità in autentica partecipazione alla vita del Figlio! Non ci sono applausi né riconoscimenti terreni che possano competere con la gioia di essere abbracciati gratis dell’amore dell’unico veramente Forte!

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

LA DANZA DELLE MAMME

Lc 1, 39-45 – IV domenica di Avvento C

Commento per lavoratori cristiani

 

Nel silenzio e nella delicata discrezione dell’Avvento, tempo in cui tutta la creazione è invitata a essere sobria nei rumori e nei movimenti, l’incontro tra due mamme incinta irrompe come un frastuono gioioso e spezza il ritmo dell’attesa.

La corsa frettolosa di Maria ha il gusto della risurrezione anticipata. L’esclamazione ‘a gran voce’ di Elisabetta è l’annuncio dell’evento già avvenuto, ma ancora aspettato. D’altro canto, solo chi porta in grembo il mistero ha diritto di proclamarlo al mondo. Solo chi si è resa campo da seminare e custodisce il germe nascosto ma presente può precedere le folle nell’esultanza della raccolta dei frutti.

Maria ed Elisabetta, festose nel turbamento di due gravidanze oltre ogni speranza, rompono gli schemi dell’ordine, nel traboccare dell’ospitalità, per non permetterci di considerare l’avvenimento una semplice questione da indagini cliniche. Una fanciulla vergine e una anziana sterile possono soltanto sconvolgere i calcoli di chi della vita ne fa un oggetto di controllo e di gestione. A noi, che vogliamo correre con loro sulla strada da Nazareth ad Aim Karim, e lasciarci coinvolgere nella fantasia creativa delle mamme, le due donne svelano la meraviglia della vita che ci oltrepassa e sorprende. È la vita divina divenuta carne nel corpo di donna.

Solo chi si è aperta veramente alla vita può farsi ‘fontana vivace’ dei rivoli giocosi e gioiosi della vita condivisa, e mettere su una festa ordinaria ma incontenibile. Sembra che danzino, Maria ed Elisabetta, nella fretta, nello stupore, nell’abbraccio! Sembra che sia risorta nelle loro pance gonfie di futuro la danza lontana del re Davide: la nuova arca di salvezza che è Maria fa muovere le gambe e battere il cuore dell’Antico popolo raccolto nel seno di Elisabetta e nella profezia di Giovanni! Sembra che sia finalmente esplosa l’esultanza degli invitati a nozze, perché è arrivato lo Sposo, fatto bambino per poter essere introdotto dalla Madre Sposa nella sala del banchetto!

Questa è una giornata di placida e intima gioia. La storia si unifica definitivamente, grazie al ‘sì’ di due figlie di Israele. E la freschezza del grido dell’anziana riflette la beatitudine sorridente dell’incoscienza della fanciulla, tanto saggia da abbandonare la propria esistenza nelle mani dell’Onnipotente. Anche i bambini si lasciano coinvolgere nel sussulto della danza.

E noi ci sentiamo invitati, coinvolti, quasi travolti da un mistero che restituisce verità alla nostra storia quotidiana. Perché noi non siamo fatti per la morte e la disperazione. L’ultima parola è quella del Signore: è un ‘sì’ totale e definitivo alla vita, soprattutto quando essa sembra impossibile, rovinata, perduta.

‘Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto’. Beati noi, se non abbiamo fatto resistenza al passo di danza. Beati noi, se non abbiamo tappato le orecchie all’annuncio. Beati noi, se abbiamo corso in fretta lungo la via di Ain Karim.

E se la gioia è ancora muta nel nostro cuore, ancora c’è tempo: gli occhi profondi di Maria, scuri nella carnagione abbronzata dal sole, guardano luminosi i nostri occhi ansiosi di risposte. Il suo saluto tocca anche le nostre orecchie, e lei si fa tabernacolo della Parola fatta carne per noi: ‘Benedetto sei tu, figlio amatissimo del Padre!’.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

I MAGI, CERCATORI DI DIO

Mt 2, 1-12 – Solennità dell’Epifania di nostro Signore

Commento per lavoratori cristiani

Il cammino dei Magi, venuti dall’oriente, simbolo di tutte le nazioni presenti sulla terra, è da sempre immagine del cammino di ogni uomo che cerca sinceramente Dio. Sono uomini sapienti, desiderosi di scoprire la profondità del senso della vita, abituati a scrutare i misteri del cielo e della terra. Richiamano anche noi alla sapienza del cuore, alla cura di quell’atteggiamento fondamentale per la vita che ci spinge ad andare oltre le apparenze, a non accontentarci del superficiale, a penetrare in profondità la presenza di un Oltre in ogni piccola cosa che viviamo.

I Magi sono immagine del nostro cammino di scoperta della nostra vocazione, del meraviglioso progetto d’amore intessuto da Dio nella nostra storia personale. In qualche modo, sono l’esempio di chi sa di non essere mai arrivato: sono uomini spirituali, poiché mantengono uno spirito in ricerca e desideroso di crescere per tutta la vita.

Il discernimento, dunque, sembra proprio essere il loro stile di vita. La formazione ricevuta – e sicuramente è stata tanta! – non si è ridotta a essere un pacchetto assunto e incamerato una volta per sempre. La formazione degli uomini e delle donne di Dio, infatti, è sempre con-formazione a Colui che chiama e seduce. E la vocazione a essere ‘di Dio’ è per ogni uomo e donna nati su questa terra!

Anche i Magi si sono sentiti chiamare, prima senza comprendere bene, poi con sempre maggior chiarezza: la stella, segno della presenza di Dio, ha lasciato il posto all’incontro personalissimo con Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo.

Siamo così invitati anche noi a verificare come viviamo il nostro processo di formazione umana, spirituale, religiosa. Essere cristiani significa donarsi totalmente giorno per giorno, senza mezze misure. Con-formarsi a Colui che ci ha fatti suoi vuol dire darGli tutto, senza trattenere nulla per noi, perché tutto da Lui abbiamo ricevuto.

I Magi ci fanno ancora una volta da specchio evangelico. Essi infatti viaggiano portando dei doni, che poi lasciano davanti al piccolo Gesù. La tradizione li ha riconosciuti come omaggi alla divinità e alla regalità del Figlio di Dio, come annuncio della sua Passione. Noi vogliamo coglierli come un’offerta di se stessi e dei popoli da cui provengono e a cui torneranno come evangelizzatori.

L’oro, infatti, può indicare tutto il bene che essi hanno compiuto nella loro vita: i moti di bontà, le opere di misericordia, i gesti di servizio. L’oro è la dignità della persona, di ogni persona, che si manifesta in atteggiamenti e scelte di diaconia verso i fratelli. È la bellezza più evidente dell’essere umano, che i Magi porgono a Gesù, in segno di gratitudine, perché sanno di avere ricevuto tutto da Dio.

L’incenso è l’intimo desiderio di andare oltre, la nostalgia di infinito che abita i loro cuori, la spinta alla trascendenza che li muove. In fondo, si sono messi in cammino per questo, per dissetare la loro sete di Dio. Così è l’uomo: l’unica creatura al mondo capace di relazione con Dio! La preghiera, il silenzio della meditazione, la celebrazione della vita, che per noi cristiani diventa liturgia, sono elementi indispensabili per essere veramente uomini. Esigono la capacità di fermarsi e di ascoltare se stessi, e la voce di Dio in noi. I Magi porgono a Gesù anche questa vita interiore, di cui sono umilmente riconoscenti.

E infine la mirra. Unguento destinato ai defunti, essa è simbolo di tutte le sofferenze e i dolori dell’uomo e della donna, di ogni popolo. L’esperienza della fragilità è parte costitutiva dell’essere creatura,e per i figli dell’uomo è necessario percorrere un itinerario che aiuti a riconciliarsi con la propria debolezza. Quanta paura ci fa la morte, di cui ogni contatto con la vulnerabilità è annuncio! I Magi offrono a Gesù anche la loro piccolezza, perché sanno che solo in Dio essa trova senso: nella nostra miseria, siamo invitati ad alzare lo sguardo per contemplare l’infinita misericordia di Dio, e sarà Lui che trasformerà la nostra povertà in umiltà.

Nella carovana dei Magi siamo anche noi. Facendo il punto del cammino, siamo invitati a riflettere e a condividere la nostra bellezza, il nostro rapporto con Dio, la nostra fragilità. Quanto più scopriamo chi siamo e ci riconosciamo in queste dimensioni del nostro esistere, tanto più siamo capaci di condividerle per trasformare i nostri incontri in fraternità. Solo la relazione autentica, infatti, svela e guarisce, scava e accoglie, libera e fa crescere.

 

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

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