IL CORPO DONATO

Gv 13, 1-15 – Giovedì Santo (Messa in Coena Domini)

Commento per lavoratori cristiani

 

In alcuni Paesi dell’America Latina, quando si celebra un funerale, si dice che la messa è celebrata ‘a corpo presente’, per indicare che vi è la salma del defunto e per distinguerla dalla celebrazione di commemorazione.

Ciò che invece celebriamo oggi, e che continueremo a celebrare nei giorni santi del Triduo Pasquale – che sono come un unico santo giorno -, è una messa ‘a corpo donato’. Così è, infatti, di Gesù, della sua morte e risurrezione: un mistero di totale donazione! Esso culmina nel ‘corpo assente’ del sepolcro, dove non ci sarà mai più un cadavere a indicare la vicinanza di Dio all’uomo, ma la mancanza che alimenta un desiderio e una verità: Egli è risorto e noi siamo fatti per l’eternità!

Quest’oggi in particolare, nella memoria dell’ultima cena e nel gesto suggestivo e toccante della lavanda dei piedi, contempliamo il senso profondo di quanto accadrà domani e nella meravigliosa veglia pasquale. Il senso di tutto è proprio l’offerta senza misura, l’incondizionata consegna di sé che Dio compie assumendo senza limiti la nostra povera e fragile umanità mortale.

Gesù, Figlio fatto uomo in un corpo, che è carne abitata dallo Spirito, coinvolge in questa sua vita umana e divina anche i suoi discepoli più intimi, gli apostoli chiamati a continuare la sua missione. Gesù fa corpo con i suoi, attraverso il contatto dei corpi: la carezza delle mani che lavano i piedi, la delicatezza di asciugare e sollevare le piaghe del cammino, la tenerezza umile di un gesto che nemmeno lo schiavo era tenuto a compiere. Gesù rende tutti noi corpo con Lui: noi Chiesa siamo un solo corpo, il Corpo di Cristo che abita il mondo da salvare. Gesù Eucaristia è il Corpo vivo che rende viva la Chiesa, e la trasfigura in ogni Santa Messa facendo così presente ancora una volta il Suo Corpo.

Siamo invitati e anche resi abili, in questo giorno santo, di sentirci uniti come un unico corpo, ognuno accanto e legato inseparabilmente all’altro, in virtù del battesimo. Il Corpo di Gesù ci fa popolo, assemblea, famiglia: oggi ci scopriamo uno in Lui, perché Egli dona ad ognuno l’esempio e la capacità di servire il corpo dell’altro.

Questo corpo di Gesù è donato, consegnato, al punto da perdersi in una logica di amore ‘sino alla fine’. Nulla è trattenuto per sé. Così la Chiesa è fedele al Suo Signore, al Capo del corpo. Se a partire dall’Eucaristia, sacramento che rinnova l’offerta del Capo, esce e si consegna in ogni dove, a ogni prossimo, per ogni malcapitato che scende a Gerico. La Chiesa samaritana, che tocca con mano il dolore del corpo e dello spirito dell’altro, continua la missione di essere dono donato.

Questo è il senso del nostro esistere e ciò che il mondo, necessitato di salvezza, si aspetta – anche senza saperlo – da noi che siamo Chiesa. Che ci doniamo, con la fantasia delle opere di misericordia, con la ricchezza delle loro opportunità. Così un padre e una madre sono Corpo di Cristo nel riprendere un figlio che sbaglia, ma anche nell’accarezzarlo perché è triste. Così un lavoratore è Corpo di Cristo nel compiere con onestà il proprio dovere per non rubare, ma anche condividendo parte dello stipendio con il collega se c’è il rischio che sia licenziato. Così un anziano è Corpo di Cristo se sopporta con pazienza la vecchiaia che rende fragili, ma anche se non smarrisce il gusto di donare la propria sapienza a figli e nipoti smarriti. Così un giovane è Corpo di Cristo nel generare creative esperienze di servizio e di volontariato, ma anche nel lasciarsi guidare per orientare la propria esuberanza.

Il Corpo donato di Cristo, quest’oggi, rende possibile e sollecita il dono di noi stessi. Ma non isolati ed eroici promotori di assistenza, bensì corpo unico, uniti sotto il manto della misericordia ricevuta, per fare della vita della Chiesa intera una concreta vita eucaristica.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

Messaggio della Commissione Episcopale italiana per il clero e la vita consacrata

per la XX Giornata Mondiale della vita consacrata

(2 febbraio 2016)

 La coincidenza della chiusura dell’Anno della Vita Consacrata, in questo 2 febbraio 2016, con il Giubileo straordinario della Misericordia, da poco iniziato, entrambi voluti da papa Francesco, ci spinge a riflettere sul rapporto tra misericordia e vita consacrata.

Come Vescovi della Chiesa di Dio in Italia, benediciamo  il Signore per l’incommensurabile dono di tanti carismi di consacrazione, attraverso i quali lo Spirito ha mantenuto e mantiene viva la testimonianza del Vangelo, che trova la sua massima espressione nella parola di Gesù: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Siamo convinti che ogni vera esperienza di vita consacrata debba trovare il suo principale fondamento nella gioia della misericordia assaporata personalmente. Ogni vocazione, la vostra in particolare, proviene da uno sguardo che è allo stesso tempo espressione di misericordia e di elezione da parte del Signore (miserando atque eligendo). Solo nella misura in cui siete consapevoli di avere ricevuto e di ricevere continuamente, anzitutto nella preghiera, l’amore misericordioso, potete offrire una gioiosa testimonianza di vita evangelica.

Da questa esperienza personale, sempre più coinvolgente, scaturisce la prima missione: quella di trasformare le vostre comunità in luoghi nei quali ogni giorno imparate a mettere in atto il dono e il perdono reciproco, la correzione fraterna, la mutua accoglienza delle diversità e il servizio. Questo diventa un prezioso laboratorio delle virtù umane e cristiane nelle quali concretamente s’incarna la misericordia.

Vi sollecitiamo anche a riscoprire e a rileggere i propri carismi in ordine alla missione evangelica di portare la tenerezza di Dio agli uomini sfiduciati che, feriti dalla vita, hanno chiuso il cuore alla speranza.

 

Risuona ancora oggi in modo urgente il mandato che il Crocifisso di San Damiano fece a Francesco di Assisi: “Va’ e ripara la mia casa”, invito che rinnoviamo a ognuno di voi. Lo stesso Francesco ha interpretato questa parola, prima come un invito a “riformare” la sua vita “che era in rovina”, per poi contagiare, con la sua conversione, la Chiesa e il mondo intero.

Sempre lo Spirito ha provveduto a suscitare persone consacrate che, in ogni epoca, hanno reso presente quell’Amore che non si stanca di chinarsi verso la miseria umana.

In particolare, in questi ultimi secoli, ha suscitato una molteplice varietà di carismi dediti soprattutto ai tanti poveri ed emarginati a causa delle nuove ideologie. Non sono stati proprio questi carismi a tenere in piedi “l’architrave della misericordia” e a sorreggere la vita della Chiesa?

 

Gesù è il volto dell’amore paterno e materno di Dio. Simeone e Anna riconoscono e benedicono come “Lumen gentium” il volto visibile di quel Dio che “nessuno ha mai visto” e che si fece carne in Gesù Bambino.

Chiediamoci come questo volto misericordioso, che è il cuore del Vangelo, possa e debba “rivoluzionare” (il Papa parla della rivoluzione della tenerezza) il nostro modo di pensare e di vivere, di celebrare e di testimoniare con le opere caritative la missione stessa di Cristo. Ciò richiede una profonda revisione di vita che porti a superare pesantezza e stanchezza, a non cedere alla mediocrità e alla mondanità spirituale, a non fare della vita consacrata un luogo protetto, a svegliarsi e ad abbandonare ogni stile di vita non evangelico. È proprio la Misericordia che ci chiede questa profonda conversione: “L’amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro”.

Fa eco papa Francesco: tutto “dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza” e nulla “può essere privo di Misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’Amore misericordioso e compassionevole” (MV 10).

Come dare oggi un volto all’amore misericordioso di Dio? Il volto è sempre qualcosa di concreto, non un’idea astratta. Si rende visibile nelle opere di misericordia corporali e spirituali. Santa Teresa del Bambin Gesù si è offerta vittima all’Amore misericordioso, moltiplicando le attenzioni nei confronti delle sorelle, intercedendo incessantemente per le necessità della Chiesa missionaria.

Santa Faustina Kowalska chiede al Signore la grazia di essere interamente trasformata nella sua divina misericordia: occhi, udito, lingua, mani, piedi e cuore.

La Beata Madre Speranza diceva: “Un amore che non opera non è amore, se non riscalda e non brucia non è amore”.

Voi consacrati e consacrate, per vocazione, avete un particolare compito nel mantenere accesa questa “fiamma viva di amore” (San Giovanni della Croce), perché, come ricordava saggiamente il Beato Paolo VI, “Ogni istituzione umana è insidiata dalla sclerosi e minacciata dal formalismo… pertanto è necessario ravvivare incessantemente le forme esteriori con lo slancio interiore, senza il quale esse si trasformerebbero ben presto in carico eccessivo” (Evangelica Testificatio, n. 12).

Le tre parole che il Papa vi ha indicato nel logo per l’anno della vita consacrata sono: Vangelo, Profezia, Speranza. Siate sempre portatori della gioia del Vangelo in una società sazia e, tuttavia, triste e senza orizzonti di senso. Lo farete attraverso la Profezia della vostra vita povera, casta, obbediente, con cui svegliare un mondo addormentato nell’edonismo e nell’indifferenza. Così diventate testimoni di Speranza per tanti fratelli e sorelle che si sentono soli e tentati dalla disperazione per le situazioni che attraversano. In particolare per chi si sente più disgraziato, abbandonato e miserabile, voi dovrete essere sguardo di compassione e mani operose, riflesso di quella tenerezza immensa di padre e di madre con cui Dio ama tutti i suoi figli.

Se l’anno scorso vi chiedevamo di portare l’abbraccio di Dio a tutti, in continuità con quel messaggio, quest’anno vi supplichiamo di essere volti concreti dell’amore di Dio che si china sulle molteplici miserie. Date un volto alla misericordia, fate risplendere nella vostra testimonianza lo splendore del volto di Cristo, accogliendo il profugo, il drogato, l’affamato e nudo, il senza casa o senza lavoro, il coniuge separato o divorziato, il bambino abusato, l’anziano solo, il carcerato, il malato incurabile, il padre e la madre che non sanno come portare avanti la famiglia. Risuona attuale l’invito della Beata Teresa di Calcutta che diceva: “Anziché lamentarsi delle tenebre, è molto meglio accendere una piccola luce”.

Voi persone consacrate siate quegli angeli che accompagnano le sorelle e i fratelli feriti ad attraversare con fiducia la porta della misericordia. Noi, infatti, per primi siamo coloro a cui è stata usata misericordia, siamo stati amati, accolti e perdonati mille volte, e quindi possiamo solo cercare di essere umilmente e pazientemente “misericordiosi come il Padre”.

La Vergine Maria ha assicurato che la misericordia di Dio attraversa tutte le generazioni. Sia Lei, la felix caeli porta, a rendere efficace la vostra missione in un mondo che ha bisogno di Amore e Misericordia.

 

Roma, 28 gennaio 2016

Memoria di San Tommaso d’Aquino

La Commissione Episcopale

per il clero e la vita consacrata

 

DESIDERIO, INCONTRO, SEQUELA

Mc 10, 46-52 – XXX domenica del tempo ordinario – Anno B

Commento per lavoratori cristiani

A Gerico avviene un incontro tra figli. Il figlio di Timeo incontra il figlio di Davide, che è anche figlio di Giuseppe. E il figlio di Giuseppe, venuto dal nord, dalla Galilea, restituisce a Bar-timeo (figlio di Timeo in ebraico) la dignità di figlio di Davide. Bartimeo, come Gesù, appartiene a un popolo, al popolo eletto. L’aveva scordato, mendicante di attenzioni e di pane, e ne era rimasto escluso: imprigionato dalle norme e dalla folla, dalle paure che diventano catene.

È anche incontro tra un figlio dell’uomo e il Figlio di Dio. E in questo incontro Gesù, che si è fatto Figlio dell’Uomo, dona a Bartimeo la consapevolezza di essere chiamato a divenire figlio di Dio anche lui. È una storia di fratellanza, dunque, smarrita e ritrovata. È una storia di vocazione: nell’incontro, Gesù restituisce a Bartimeo la bellezza di scoprire se stesso e di decidere di vivere da protagonista la propria vita con Lui.

Sembrano delinearsi tre tappe di un itinerario vocazionale: il desiderio, l’incontro, la sequela.

Bartimeo, al passaggio di Gesù, sente sgorgare da dentro un desiderio che era rimasto forse nascosto, seppellito, ammutolito dall’oscurità e dalla Legge da tanto tempo. È probabilmente e semplicemente il desiderio di vivere, di appartenere, di esistere ed essere riconosciuto da qualcuno. Esce in maniera scomposta, come capita spesso a noi, ai nostri giovani, a ogni persona. Esce come un grido esagitato, fuori luogo, che turba. La folla cerca di farlo ritornare al proprio posto, spento nel silenzio delle proprie viscere buie e abbandonate. Qualche volta rischiamo anche noi, inesperti pedagoghi, di tacciare il grido del desiderio, perché lo percepiamo esagerato, scomposto, inadeguato, fuori dalle righe. Urge, invece, aiutarci e aiutare a far tornare a galla, nel tram-tram quotidiano, il trepidante bisogno di alterità, di trascendenza, che significa relazione autentica. Il figlio dell’uomo non può vivere solo, né tanto meno escluso. Ha bisogno dell’altro, e quindi di Dio. Per questo cerca un altro Figlio a cui rivolgersi! E grida…

Gesù si ferma. Avviene l’incontro, la chiamata. Anche la chiamata passa attraverso la folla, la stessa folla irritata e spaventata dalla difficile gestione del desiderio. È la Chiesa, povera, affannata, ammassata attorno al Maestro, di cui poco capisce, ma che qualche volta sa accompagnare nella sua appassionata tenerezza per l’ultimo. Avviene l’incontro, tra il Figlio di Davide e il figlio di Timeo, tra Gesù e ognuno di noi, che ci riconosciamo figli della nostra storia, fragile e irripetibile allo stesso tempo. L’incontro toglie dall’anonimato definitivamente. Siamo preziosi agli occhi di Gesù: la nostra voce, pur sconclusionata e stonata nel coro del mondo, è cara al Figlio di Dio. È Lui che, cercato, ci cerca. È Lui che, desiderato, ci attrae a sé. E Bartimeo butta via le sue difese e le sue resistenze antiche, quel mantello che gli concedeva di sentirsi a posto anche nella sua passività, perché decide di lasciarsi incontrare. Dall’incontro con Gesù scocca la scintilla della fede e dell’amore che salva.

E infine, terzo e necessario passo che nasce da questa relazione nuova, ecco la decisione di partire, di mettersi in cammino, di seguire le tracce del Figlio di Dio per vivere non soltanto da fratello, ma anche da amico. Gesù apre gli occhi oscurati dal peccato, che ha tante manifestazioni e conseguenze personali e sociali. Gesù ridona la vista sulla propria identità profonda. Gesù restituisce la consapevolezza che la luminosità dell’esistenza dipende più dalla nostra voglia di camminare che dai cliché applicati a noi dagli altri. Siamo liberi, perché Gesù ci rende liberi nella cura della nostra relazione con Lui. E libertà significa legame, ora imprescindibile, irrevocabile: la sequela realizza, passo dopo passo, quella brama di trascendenza che ha urlato nella povertà tutta la passione del figlio. E la folla? Rimane lì, silenziosa; siamo noi, la Chiesa, lasciati liberi di dare la nostra risposta.

Desiderio, incontro, sequela. Ecco l’itinerario della nostra vocazione, come della vocazione di Bartimeo. Che nel lasciarsi coinvolgere in questa spirale di liberazione, scopre la luce di sapersi Bar- Abbà: Figlio del Padre, come Gesù.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

LA GIOIA DI SEGUIRE GESÙ CON RADICALITÀ

DOMENICA XXVIII – B

Quel "tale", di cui si parla nel vangelo di Marco - un notabile dice il vangelo di Luca; il "giovane ricco", come siamo soliti chiamarlo - a differenza di altri che si incontrano con Gesù da peccatori, come per esempio Matteo e la samaritana, è uno che ha una vita integerrima. Ricco, ma onesto. Può dire con serena certezza a Gesù che non ha mai né rubato né frodato nessuno fin da bambino. Gesù sente che è un sincero osservante dei comandamenti. Ma c'è qualcosa di più profondo che attira lo sguardo di Gesù su di lui, mentre va di corsa al suo incontro, gli si inginocchia davanti e lo chiama "maestro buono" facendogli una domanda.  C'è in lui un imperioso desiderio di vivere una vita di comunione con Dio per sempre. È uno che coglie in profondità la bontà di Gesù che fa del bene e insegna il bene. Forse presagisce la sua missione divina nell'inginocchiarsi davanti a lui. Gesù lo fissa con il suo sguardo di amore. Gli manca "una cosa sola". Ecco allora ben diretta la proposta di Gesù a seguirlo nella radicalità della sua stessa vita, donando tutto di sé a chi ne ha bisogno. Ma è troppo per lui - chissà almeno per il momento - e se ne va via rattristato in volto.

In quel "tale" può riconoscersi ognuno di noi. Anche a noi Gesù ha fatto l'invito a lasciare tutto per seguirlo. E noi lo abbiamo veramente seguito? Una domanda fondamentale anche per chi, come quell'uomo, ha la consapevolezza di vivere una "vita buona", sinceramente attratto verso il bene e desideroso di unirsi a Dio. Ma se non rispondiamo effettivamente alla richiesta di Gesù, anche a noi manca ancora "una cosa sola", quella più importante. Sullo sfondo di quell'esigenza totalizzante di Gesù c'è la "croce", adombrata nelle parole che Gesù dirà a Pietro quando gli assicura che chi lascerà tutto per lui riceverà il centuplo, aggiungendo però "insieme a persecuzioni". Sono il segno di una resistenza e di un rifiuto che inevitabilmente il discepolo patisce quando vive da vero discepolo. Per questo soprattutto diventerà come il maestro.  Chi vuol fare veramente sul serio con Dio, sa che questo è un passaggio obbligato. Che non può accontentarsi di una vita eticamente e socialmente integra e corretta, ma deve seguire Gesù fino in fondo nel suo  cammino di spogliazione. La lettera agli Ebrei indica il modo per farlo. Un confronto serrato con la Parola di Dio, che ci metta a nudo. Essa è come un bisturi nelle mani di Dio che interviene per togliere le nostre parti malate e lasciare solo le sane. Una visione della Parola lontana da ogni forma di approccio edulcorata e consolatoria. È una Parola che penetra nella profondità del nostro essere perché assuma la forma definitiva di Cristo in noi. Cosa impossibile per le nostre sole forze, ma possibile a Dio, ci spiega Gesù. Se avremo il coraggio di seguire Gesù in questo modo per lasciarci formare da lui avremo in dono lo spirito di sapienza, come dice la prima lettura, che ci aiuterà a mettere sempre Dio al primo posto. Scelta molto impegnativa, ma se la facciamo, da lui non ce ne andremo mai via tristi.

don Luciano Bertelli

Uniti Notizie 30/2015

IL MONDO HA FAME

Gv 6, 1-15 – XVII domenica del tempo ordinario – Anno B

Commento per lavoratori cristiani

Siamo in piena estate, le notizie dei telegiornali non disdegnano le tradizionali carellate di gossip delle vacanze dei vip. A Milano continua la maratona dell’EXPO, dove il tema del cibo è messo bene in mostra, con sfilate di potenti e scambi affascinanti di culture non solo culinarie.

E intanto, le tragedie degli ultimi del mondo non terminano, anzi sembrano acuirsi con maggiore drammaticità. Ci entrano nelle case e negli occhi le immagini dei disgraziati esuli del Mediterraneo, a volte stravolti ma sopravissuti, altre – tante – volte giunti alla inesistente terra promessa senza più fiato da dare.

E folle di disgraziati si ammassano presso altre innumerevoli frontiere del mondo, verso nazioni che spesso diventano mete vecchie e nuove di illusorie fantasie di salvezza. Gli stati erigono muri e barriere di difesa. O forse sarebbe meglio chiamarle per nome: di discriminazione! Mentre scoppiano le bombe, muoiono gli innocenti anche a casa loro, senza distinzione di stato sociale e di religione.

Non possiamo che guardare a questa immensa folla, oggi, mentre Gesù guarda quella ‘grande folla’ che ‘lo seguiva… perché vedeva i segni che compiva sugli infermi’ (v. 1). In quella gente assetata di un gesto di speranza e di cura, Gesù vede anche noi e questa nostra umanità ferita dei giorni nostri. Siamo lì con loro, e gli occhi allora non possiamo e non dobbiamo chiuderli. Il mondo soffre, e molto. Soffre perché ha fame e sete di giustizia. E continua ad avere fame e sete di pane e di acqua materiali, oltre che spirituali.

È vero, non sono i soldi che risolveranno il problema. Filippo lo dice da economo un po’ tirchio, ma realista. Gesù lo ripete, con un altro stile, però: senza nascondersi dietro la scusa, senza rinunciare alle proprie responsabilità, senza abbattersi e ritirarsi di fronte alla sproporzione del dramma.

Gesù è disposto a pagare di persona. E desidera coinvolgere anche i suoi discepoli nella stessa logica, nella stessa rivoluzione. No, non sono i soldi che risolveranno il problema: i soldi si possono usare anche per comprare armi e per costruire barriere. Ma è la mentalità nuova che compirà il miracolo.

La mentalità di un ragazzo, fresco e pulito come ancora se ne trovano per le strade del mondo. La trasparenza della gioventù va custodita, va amata come un valore necessario alla bellezza del mondo. Un fanciullo, forse un poco ingenuo, mette a disposizione tutto quello che ha, senza trattenere neanche una briciola per sé. Avrebbe avuto senso garantirsi almeno la propria pagnotta: avrebbe forse dato un tono di sicurezza ai suoi genitori, se erano lì presenti. Invece lui dà tutto, disposto a perderlo. Paga di persona, come farà Gesù. Gesù impara dai piccoli.

La purezza di questo dono rende gli occhi di Gesù ancora più teneri. Nel mezzo del sudore della gente, tra tanta stanchezza che lo circonda, oltre il sospetto dei suoi più vicini collaboratori, egli vede la bellezza del creato. C’è ‘molta erba in quel luogo’, segno che il Padre Creatore non si è dimenticato di dare un poco di ristoro a chi è ‘affaticato e oppresso’ (cfr. Mt 11,28). Dio è umile di cuore, come i piccoli. Per questo la folla, che è come un gregge senza pastore, può sedere e trovare ristoro. Il riposo della creazione si rinnova. Ma questa volta Dio non contempla più da solo la meraviglia delle sue creature. Ora insegna anche a loro la via per divenire figli e figlie: è la via della condivisione e della solidarietà, che nasce dal germe del dono. Chi desidera vedere con gli occhi di Dio e imparare a contemplare, deve lavarsi al collirio della gratuità. Chi desidera amare con il cuore di Dio, deve svuotare il proprio e liberare le mani da ogni attaccamento che ne appesantisce le idee.

Così furono saziati. Tutti. E oltre ogni aspettativa. Così ne avanzò tanto, di pane e di pesce, da poter sfamare un altro popolo, il popolo che è la Chiesa. Così la povertà del trattenuto si trasforma nella sovrabbondanza del dono. Profezia commovente - come si è commosso il cuore di Dio in Gesù - di un mondo davvero rinnovato, della vera Terra promessa.

Guardiamo all’unico popolo di oggi, che ha fame, tanta fame di pace e di riconciliazione, di vita e di speranza. Guardiamo con gli occhi e il cuore di Dio, disposti a dare tutto quello che a noi tocca perché si realizzi la comunione annunciata dall’Eucaristia. Guardiamo con la logica del servo, perché è l’animo trasparente e umile del piccolo, e non la corona altezzosa del re, che salverà il mondo.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

LA VITA E' VOCAZIONE

Gv 1, 35-42 – II domenica del tempo ordinario – Anno B

Fin dall’inizio della sua missione pubblica, Gesù va costituendo una comunità attorno a sé. Chiama degli uomini a seguirlo e a condividere con lui la propria passione e la propria sorte. Non si tratta soltanto di un necessario seguito, adibito a portare gli onori di un nuovo maestro, per esibirne l’autorità e la sapienza. Non è neanche una semplice compagnia come antidoto alla inevitabile solitudine del capo. Gesù cerca invece una vera e propria comunione di vita.

Ecco perché risuonano particolarmente commoventi gli scambi di sguardi che si scambiano i primi due discepoli, sull’esempio del Battista, e il ‘rabbì’ di Galilea che passa dopo il Battesimo nel Giordano. I volti si cercano, si incrociano gli occhi, emerge un desiderio, vibra una domanda. La ricerca dell’uomo si incontra con la ricerca di Dio. L’uno e l’altro si cercano. In Gesù si incontrano. Definitivamente.

Celebriamo oggi il miracolo della vita umana. In Gesù, infatti, l’ansia profonda dell’uomo, la trepidazione di ogni persona che cammina nella storia alla ricerca di un senso, trova la risposta e la via per dimorare finalmente nella pace. Nel Bambino di Betlemme sono stati varcati per sempre gli spazi che separavano il Cielo dalla terra. Ma non è sufficiente questo sconvolgente miracolo divino, se esso rimane lontano dalla quotidiana e personalissima storia di ogni figlio di Dio.

Questo è il mistero della vocazione, di ogni vita umana che è vocazione. Nella vocazione ogni uomo e ogni donna scopre che la venuta di Dio al mondo non è una questione che interessa in generale l’umanità e che rimane impressa nelle pagine di una storia distaccata da sé. La venuta di Dio al mondo è invece l’evento più importante per la vita personale di ognuno, per la mia esistenza di oggi. Ognuno di noi è coinvolto nel miracolo dell’incarnazione. Gesù entra nella nostra unica e irripetibile esistenza, come desidera ardentemente di poter fare con l’esistenza di ogni persona nata e che nascerà su questa terra.

Solo Dio sa tenere insieme così bene l’universale e il particolare. Solo Dio sa volgere il suo sguardo con la stessa lacerante tenerezza ad ogni suo figlio, regalando ad ognuno l’esperienza indicibile di sentirsi unico e privilegiato al cospetto di Dio. Dio guarda me, e chiede a me di guardare Lui!

Ci viene donato, dunque, nella scoperta della nostra vita come vocazione, il segreto del cammino, il bandolo della matassa, la chiave di volta. Perché sono al mondo? Che senso ha il mio esistere? Da dove vengo e dove vado? In queste domande che gridano al Cielo in mille toni e in mille armonie, a volte sguaiate, a volte ammutolite dal dolore, si esprime tutta la sete di infinito che abita il cuore dell’uomo. È il sogno di felicità, è l’anelo di libertà impresso nel nostro intimo, perché fatto a immagine e somiglianza della Trinità.

Ecco la risposta: felicità e libertà sono relazione, sono legame con la Trinità fatta carne in Gesù. Dio si è alleato con la mia gioia, e la mia vita è bella con Lui! Solo con Lui! Non solo non c’è contraddizione tra la mia realizzazione e la mia libertà e la sua vitale presenza nel mio mondo di rapporti quotidiani, ma è proprio il mio rapporto con Gesù a dare lo spessore della mia festa. Vivere la vita come vocazione significa infatti rispondere al suo appello che mi invita a intessere un vincolo, a costruire intimità, a dimorare nella sua casa, che è il suo cuore, il suo corpo, la sua stessa persona.

Quanto terrore abbiamo dell’intimità! Quanti scivoloni rischiamo di compiere se Egli non l’abita prima con il suo sguardo amorevole e la sua voce penetrante e fedele! Egli è la dimora stessa in cui si disseta la nostra sete di amore: da ricevere e da dare.

Non c’è niente da fare: quando entriamo in casa di Gesù, quando sostiamo anche solo un istante con Lui nella sua dimora, non lo possiamo scordare più. Resta indelebile il segno, per quanto tentiamo di allontanarne la memoria e il sigillo. Per questo motivo non c’è altra via per la realizzazione della nostra vita che seguire il cammino di Colui che, quando ci guarda, ci trafigge di amore. La sequela di Gesù è la bellezza della vita, perché mantiene questa stessa vita sulle tracce dell’infinito a cui aspiriamo. Ci evita gli sconti, ci solleva ad alta quota, ci sprona a vette più consone alla nostra natura umana e divina, ferita dal peccato, ma mai domata. Tutte le altre relazioni diventano gemme di bellezza, se vissute in Lui. Anche le fatiche sono trasfigurate e redente.

La gioia dell’incontro e del legame con Gesù non può essere trattenuta. Anche per noi, come per lui, diviene necessità vitale, esigenza di verità costruire comunità, cercare altri con cui condividere la pazzia dell’amore, stringere nuovi intimi legami di comunione. Essi ci cambiano l’esistenza, si traducono in mutamenti visibili e concreti: il nostro nome ora, come tutta la nostra persona, ritorna a essere Suo, tutto Suo, come per Simon Pietro e gli altri. E non è questo in fondo che sempre abbiamo cercato? Non è una appartenenza quella che desideravamo? La ricerca di ogni uomo si compie definitivamente quando senza più resistenze e remore ci mettiamo in cammino, ‘a muso duro’ (cfr. Lc 9, 51), alla sequela del Signore.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

Uniti Notizie 50/2014

SOGNO UN MONDO... - GERMOGLI DA ASSISI 2014

Tutto cominciò da un SOGNO… 

Ciascuno di noi aveva un sogno diverso… il mio era semplice…desideravo la PACE…Pace per il mio cuore stanco e affaticato che si era creato una corazza per sopravvivere in tempi duri e, nel crearsi questa corazza, si era indurito (almeno all’esterno) e si era imbruttito; non sognavo chissà cosa…volevo solo PACE… e invece… 

Ecco che ognuno di noi, ciascuno con il proprio sogno, ciascuno dalla propria città, Crotone, Vicenza, San Sepolcro, Monterotondo, Lushnje (Albania), Villa San Giovanni, ci ritrovavamo improvvisamente catapultati nel Medioevo, in una città: Assisi, che ha del magico e fantastico…città nella quale un RAGAZZO come NOI, soprannominato “Il Re delle Feste”, perché sapeva come divertirsi e come farsi notare, circa 800 anni fa, cercava di realizzare il suo sogno: diventare Cavaliere! 

Ma si sa…quando il Signore ci mette lo zampino, il tuo sogno non rimane solo tuo…si comincia a sognare insieme a Lui e improvvisamente questo sogno comincia a diventare GRANDE oltre ogni immaginazione! Il Signore prende la tua vita e ne vuole fare molto di più…Vuole che tu sia FELICE , vuole che tu sia proprio come Lui ti ha creato e pensato: un CAPOLAVORO! Allora tu, proprio come sei, con i tuoi pregi, le tue aspirazioni, i tuoi difetti, le tue paure, DECIDI se metterti in gioco e cominciare a vivere sul serio, o  se continuare a guardare dalla panchina e vivacchiare una vita che ti sta un po’ stretta, con un vestito che qualcuno ti ha cucito addosso e che ti fa apparire come gli altri vorrebbero che tu fossi…che ti imprigiona…

Ma se rimani unito a Dio, Egli ti immerge nel Suo Amore e tu, come se fossi un BISCOTTO IMMERSO NEL LATTE, ti INZUPPI completamente e si ammorbidisce quella corazza che ti eri creato o che qualcuno ti aveva fatto indossare, fino a far emergere chi tu sei veramente…e si sa…chi è VERO è LIBERO…e chi è LIBERO è BELLO…e chi è BELLO lo è perché è AMATO e AMA.

Questo è quello che è successo a Francesco: << Quello che io vivo non mi basta più, tutto quel che avevo non mi serve più. Io cercherò quello che davvero vale! Non più il servo, ma il Padrone seguirò!!!>>

E dal giorno in cui Francesco ebbe il coraggio di SPOGLIARSI di tutto, di quella vita che gli stava stretta e, fidandosi ciecamente di  Dio, consegnarsi TUTTO a Lui, TUTTO CAMBIO’…ed alla sua domanda: “Cosa vuoi che io faccia?”, il Crocifisso di San Damiano gli rispose: “Francesco vai e ripara la mia casa!”.

…Anche a noi quel Crocifisso ha parlato, ha toccato il cuore, ha preso contatto attraverso quegli OCCHI APERTI e PIENI D’AMORE, con i nostri occhi… A ciascuno ha detto qualcosa di diverso…ma tutti in cuor nostro gli abbiamo chiesto la stessa cosa: “Cosa vuoi che io faccia?”. Questo perché VOGLIAMO FARE SUL SERIO! Non vogliamo una “bella vita”, ma una VITA BELLA!!! ALLA GRANDE!!! Come Francesco, Chiara e il nostro amico Don OTTORINO!

Vogliamo il Coraggio che ebbe Chiara di decidere lei per la sua vita, cosa che a quei tempi era impossibile per una ragazza… quel Coraggio che le fece respingere un intero esercito di Saraceni che attaccavano il Convento di San Damiano, semplicemente affacciandosi alla finestra e mostrando Gesù Eucaristia…

Vogliamo fare come quel tale che trovando un TESORO PREZIOSO in mezzo ad un campo, và vende tutto e PIENO DI GIOIA lo compra! E quel Tesoro è GESU’! Perché quando noi sogniamo di essere Felici, è Cristo che sogniamo, come disse San Giovanni Paolo II.

Ma questo tesoro puoi trovarlo solo se ti metti in SILENZIO, quel luogo SACRO dove il Signore vuole incontrarti e parlarti…il Silenzio, come quello immerso nella Bellezza della Natura del Monte Subasio, di cui abbiamo goduto all’Eremo delle Carceri, luogo dove Francesco amava rifugiarsi per andare a trovare questo Tesoro…solo dopo una salita di 7 km a piedi…che FATICA!!! J ma se la Fatica la condividi con i fratelli, diventa GIOIA!

Questo e molto altro ancora ci ha insegnato ASSISI, CITTA’ DELLA PACE E DELLA FRATELLANZA!!!

Per quanto riguarda me…il Signore non mi ha donato solo la Pace, ma mi ha RIPARATO il cuore…e l’ha fatto anche grazie all’AMORE di 60 ragazzi STUPENDI…Belli, perché sono amati ed amano, perché fanno sul serio, pregano sul serio, cantano sul serio, addirittura scherzano sul serio (ahahah J)…

Ha rispolverato qualche sogno che avevo messo un po’ da parte…mi ha fatto capire che se si fa la Sua Volontà si è Felici, perché Lui ci ha creati per essere FELICI!!! 

Come si è concluso il campo???

IN UNA TOMBA…la tomba di S.Francesco ed i suoi compagni…

Perché?

Perché da una TOMBA, una Notte, è ESPLOSA LA VITA ed ha sconfitto la morte per sempre!!! Ed allora è stato l’INIZIO di TUTTO…non la fine.

E per affrontare questo nuovo inizio, il Signore non ci ha lasciati senza un aiuto… Grazie al PERDONO DI ASSISI nella BELLISSIMA E DOLCISSIMA PORZIUNCOLA il Signore ha rinnovato il nostro cuore e ci ha dato la Forza, la Pace, la Gioia per iniziare di nuovo la nostra vita nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità…CON CRISTO NEL CUORE!

Proprio come ci avevano promesso i nostri “Amici innamorati di Gesù”, al momento di partire eravamo RICOLMI DI FELICITA’  e nel viaggio di ritorno, scandito da CANTI, ABBRACCI e qualche “GRAZIE per aver INCROCIATO la mia vita”, si ripensava a tutte le persone incontrate nel nostro viaggio (i ragazzi, le cuoche, i sacerdoti, i diaconi, sorella Elisabetta, le suore Mariana, Monica, Lula, Marta, fra’ Massimo e tanti altri…) e si ringraziava il Signore perché ha scelto proprio NOI per donarci tutto questo…ed anche se noi non lo “GUARDAVAMO”, Lui ci aveva già GUARDATI ed AMATI ed aveva preparato tutto questo per noi! <3

Che dire, Signore?...MENO MALE che hai deciso di SOGNARE insieme a NOI!!! 

E allora…SOGNIAMOOO!!!! ;)

Erminia Maria Oppedisano, Villa San Giovanni

 

 PREGHIERA

 

Signore, rendimi mercante:

gioioso pellegrino in cerca di te.

 

Signore, rendimi discepolo:

fiducioso seguace dei tuoi passi.

 

Signore, donami il tesoro prezioso,

affinché io possa essere l’uomo pieno di gioia.

 

A cosa non rinuncerei per l’amore vero,

la gioia piena, la pace eterna?

Allora, Signore:

aiutami a essere mercante per cercare

la perla, te;

aiutami a essere uomo per custodire

il tesoro, te;

aiutami a perdere tutto e sentirmi

pieno di te.

 

Guidami, Signore, all’incontro con te:

il Regno dei Cieli.

Amen.

 

Marta Pignataro, Crotone

 

 ESSERE SEMPRE DI PIU’… COME GESU’!

 Per quanto mi riguarda, si sa che l’esperienza del campo vocazionale non delude mai: è un’occasione infinitamente bella sia per trascorrere del tempo più intimo e personale, che tra il frenetico da farsi della quotidianità sfugge sempre, sia per rivedere i volti di quegli amici con cui, oramai, mi do appuntamento ogni anno e sia per conoscere nuovi compagni d’avventura con cui condivido lo stesso obbiettivo: conoscere e amare Gesù, farlo conoscere e farlo amare. Ed è proprio con questo spirito e con l’entusiasmo che caratterizza noi giovani che ci siamo incamminati, sulle orme di San Francesco e Santa Chiara, per le strade di Assisi alla ricerca di ciò che ci fa essere sempre di più ‘come Gesù’. La cosa più significativa del campo è stata ascoltare la testimonianza di tante persone che, ognuna con la propria vocazione, mi ha trasmesso la gioia di chi ha conosciuto e sperimentato l’amore immenso che Dio riserva a ciascuno di noi. Così come ci ha spiegato Suor Monica, basta solo che noi, biscottini da colazione, ci lasciamo immergere nel… ‘latte’, che è l’amore, immensamente grande, del nostro Papà del cielo! La gioia che mi porto nel cuore dopo questa esperienza deriva anche dalla consapevolezza che io, sì, proprio io ‘sono preziosa ai Suoi occhi’, sono un’importante tesserina del Suo mosaico, sono una pecorella così amata a tal punto che Egli lascia le altre novantanove per cercare proprio me. In questo periodo di ricerca del  ‘mio posto’ è stato meraviglioso riscoprirsi figlia amata da Dio e, di ritorno da questa fantastica esperienza, sento di aver ‘ereditato’ un pizzico di coraggio di San Francesco e Santa Chiara che mi permetterà di essere, nella mia quotidianità, luce del Mondo e sale della Terra, per essere sempre di più..come Gesù!

Irene Perpiglia, Crotone

 

 DA 1 A 10? 100!

 Avevo una vaga idea su cosa aspettarmi da questo campo,ma di quello che pensavo non si è avverato proprio nulla.

Tutto questo è meglio poiché le cose che sono accadute sono le migliori che una persona potrebbe mai volere!

Durante questi sei giorni il rapporto con Dio ha  toccato livelli altissimi; Qui preghiera,meditazioni,silenzi ti avvolgono il cuore e ti fanno sentire amato come non mai!

Questo campo mi ha lasciato,sicuramente, una fiamma d’amore verso Dio più grande rispetto alla precedente, facendomi prendere degli impegni verso di me, e verso Dio, che prima non avrei preso.

Quest’esperienza allo stesso modo ha lasciato nel cuore non solo Dio ma anche quelle persone che stavano intorno a me, Don Luca, Juan e tutti gli altri, che ci hanno accompagnato in questo viaggio d’amore e che ringrazio con tutto il cuore!

Per quanto riguarda la compagnia, bhe non so proprio trovare parole per descrivere il mio amore verso di loro e la mia riconoscenza,vi ringrazio.

Il mio voto per quest’esperienza su 10?

100.

Un abbraccio da Yuri, Sansepolcro (AR)

 

 ASSISI… PER LA CRONACA!

 “Oh Signore, fammi dono”. Con questa preghiera nel cuore si ritorna a casa dopo la bellissima esperienza del campo vocazionale vissuto ad Assisi dal 6 all’11 agosto. Ospiti presso le suore francescane missionarie di Gesù Bambino, a Santa Maria degli Angeli, e accompagnati da don Luca, il diacono Juan, don Giuseppe Sgarbossa, il diacono Graziano ed Elisabetta Granziera sorella nella diaconia, per una settimana giovani provenienti da Crotone, Monterotondo, San Sepolcro, Vicenza e Lushnje (Albania) hanno ripercorso i passi di due grandi santi del Duecento, San Francesco e Santa Chiara d’Assisi, che, facendo della propria vita un dono per gli altri, ancora oggi posso proporsi come modello per i giovani del Duemila. Giovani che diversi tra di loro per età (erano presenti più di 50 ragazzi dai 12 ai 30 anni) e per provenienza hanno trovato un grande ideale in comune, quello di un mondo con Gesù nel cuore, come si legge sulle loro magliette. Un mondo dove ciascuno, in base alla propria vocazione, può trovare il posto giusto in quel grande mosaico della vita, come hanno fatto Elena e  Daniele, una delle coppie di Amici di don Ottorino di Vicenza, venuti al campo in veste di cuochi, insieme alla più piccola dei loro tre figli, Ester, che nonostante la precarietà di un posto dove vivere, affidandosi totalmente alla Provvidenza, riescono ad essere felici e ad impegnarsi per gli altri, o don Giuseppe Sgarbossa, che fin da piccolo ha sentito che la sua vocazione era quella di donarsi completamente a Dio, o ancora Suor Marta, giovane suora di clausura nel monastero di San Quircio presso Assisi, o Frate Massimo, giovane modenese, laureto in economia e commercio che lascia il suo lavoro e i suoi affetti per seguire Cristo e oggi lavora a San Damiano, luogo importante per la vita di Francesco, fu qui, infatti, che Francesco accolse l’invito del Crocifisso: “Francesco va’ e ripara la mia chiesa”. Davanti a quello stesso crocifisso, oggi conservato all’interno della Basilica di Santa Chiara, l’emozione che si prova è tanta e lo dimostra anche il silenzio e la compostezza dei numerosi fedeli/turisti che quotidianamente affollano la Basilica. Quel crocifisso che parlò a Francesco, stravolgendo la vita di quel giovane, figlio di un ricco mercante di stoffe, desideroso di diventare cavaliere, che si sveste di tutto e si fa dono, parla ai cuori di ciascuno di noi e ci invita a farci anche noi dono, senza nessuna paura! La stessa emozione la si avverte alla Porziuncola, una piccola chiesetta, oggi situata all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli, dove Francescò fondò l’ordine dei frati minori e dove morì sulla nuda terra la notte del 3 ottobre del 1224, sofferente per il dolore provocatogli dalle stimmate, che ne hanno fatto l’alter Christus (Francesco è il primo Santo della storia della Chiesa a ricevere le stimmate). Si entra nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, un edificio a tre navate, costruito nel XVI secolo, con colonne bianche senza nessun affresco, l’attenzione è rivolta alla chiesetta della Porziuncola: una chiesa nella chiesa. È la notte di San Lorenzo e i giovani della famiglia di don Ottorino partecipano alla preghiera della compieta, trovando spazio tutti all’interno della Porziuncola stessa, sulla cui volta rimane un pezzetto dell’affresco originale, un cielo pieno di stelle! Visitando Santa Maria degli Angeli, il percorso guidato porta ad un giardino, si tratta di un roseto, un roseto particolare, le rose fioriscono senza spine, unico caso al mondo: si racconta che Francesco tentato dal demonio si buttò in un roveto che si trasformò in roseto senza spine.

Non è sempre facile seguire i passi di Francesco, spesso la strada è in salita, ma la fatica non spaventa i  nostri giovani e pur sudando si arriva anche all’Eremo delle Carceri, a 4 chilometri da Assisi e a 791 metri di altitudine sulle pendici del Monte Subasio, qui Francesco vive a contatto con la natura, con “sora acqua” e “frate sole”  (Cantico delle Creature) e qui i nostri giovani vivono un momento di “deserto”, un momento di dialogo solo con Dio.

Immaginiamo che Francesco da giovane insieme ai suoi compagni amasse divertirsi e anche per i nostri giovani non mancano i momenti di divertimento e di gioco, ai quali partecipano anche le nostre instancabili “guide”, suor Mariana e suor Monica, suore francescane, che nonostante il caldo e la fatica di indossare il saio, si mettono simpaticamente in gioco! Le nostre amiche suore prima di salutarci ci donano un piccolo tau, ultima lettera dell’alfabeto ebraico, che Francesco scelse, come simbolo per il suo ordine, che pone alla base la povertà, quel farsi ultimo tra gli ultimi, quel farsi dono.

Il cammino sui passi di Francesco si conclude con la celebrazione della Santa Messa, all’interno della cripta del santo. Siamo all’interno della Basilica di San Francesco, sono le nove del mattino e ancora il luogo non è affollato dai fedeli. Suor Mariana ci spiega che la tomba di San Francesco venne trovata solo nell’Ottocento, i frati l’avevano nascosta bene per paura che il corpo di Francesco venisse trafugato. La tomba si trova esattamente sopra l’altare della Basilica Inferiore che a sua volta si trova sopra l’altare della bellissima Basilica Superiore, arricchita dai celebri affeschi di Giotto. L’altare è la mensa di Cristo, di lui ci cibiamo per trovare la forza di cui abbiamo bisogno per vivere. Tutto deve ruotare attorno a Lui!

Antonella Palermo, Crotone

 

 IL SIGNORE E’ GRANDE!

 Tutto ebbe inizio nel lontano 5 Agosto quando preparai la valigia e ci misi dentro tutti i miei pensieri, le mie preoccupazioni, i miei desideri... ero pronta per affrontare questo pellegrinaggio in posti mai "vissuti" prima. Da quel momento fu una sorpresa, una scoperta dopo l'altra e sentivo che il Signore era vicino al mio cuore. Sentivo una pace e una serenità mai vissuta prima! Ho conosciuto nuovi amici con i quali abbiamo condiviso parte della nostra vita e insieme abbiamo camminato (e anche tanto :)) verso Assisi "la città della PACE!!” È in quei giorni che mi sono totalmente affidata alla Provvidenza, in ogni singolo istante tra i sorrisi e le parole dei miei compagni di viaggio vedevo e sentivo il Signore. Il momento più bello è stato incrociare lo sguardo di Gesù della croce di S. Damiano... questo Gesù cosi misericordioso, così amorevole ha parlato al mio cuore... da quel giorno porto dentro dei sentimenti diversi dal solito. Tornando a casa ho creato così il mio "angolo di paradiso" e li ogni volta ricordo e ringrazio il Signore per questo meraviglioso campo vocazionale, per le tante persone conosciute, per i tanti sorrisi condivisi. Il Signore è grande!!!! Continuerei a scrivere all'infinito ricordando attimo x attimo il tempo vissuto....

Carolina Leto, Crotone

 

 

FRANCESCO, UNA PERSONA SEMPLICE

 Giovedì 14 Agosto.. (non scrivo dal 31 di Maggio)

sono qui, sdraiato sul letto, con una penna e un foglio bianco in mano e lentamente mi passa tutto per la mente, cerco di ricordare ogni attimo della giornata,cerco di ricordare ogni sguardo di un amico sorridente, cerco di trovare nei ricordi anche lo sguardo di Dio.

Un Dio, unico e solo, che mi ha tenuto per mano, proprio come un padre tiene il suo piccolo bambino, per una settimana ad Assisi, al campo vocazionale degli Amici Di Don Ottorino.

Ad Assisi sono stato,in un luogo in cui è vissuta una persona immensa,Francesco, figlio di un mercante, Pietro. Francesco, poi diventato San Francesco era, come ho già detto, una persona che ha devastato positivamente il mondo intero, nonostante la sua altezza e bellezza, che a me però piace riassumere con un solo aggettivo, SEMPLICE, Francesco era ed è una persona semplice!

Mi ha colpito molto la sua umiltà, la sua forza di volontà, il suo coraggio, perchè, da ricco mercante che era, da proprietario di un castello (forse), da nobile che era si è denudato ed è diventato povero, proprio come quella gente con le scarpe rotte che prendiamo in giro per strada, proprio come quei ragazzi che stanno davanti ai supermercati, si! Francesco era diventato uno come loro. 

Noi ragazzi, Amici di Don Ottorino, abbiamo girato per Assisi sulle orme di San Francesco cercando di trovare, come ha fatto lui, il volto di Gesù, di sentire la Sua voce e di scherzare insieme a Lui, che è allegria per i nostri cuori.

Ho finito le parole per farvi capire quanto mi ha reso felice Gesù e quanto ci può far cambiare la vita conoscendolo. Sì lo so fa paura, anche io ho molta paura,ma se ci fidiamo di lui, se ci abbandoniamo a Lui, tutto è più facile e cominceremo a volare fino ad arrivare a sederci al suo fianco, alla sua destra.

Carmine Ranieri, Crotone

 

  PREGHIERA

 

Ti ringrazio Gesù per questo momento che siamo stati insieme, io e Te, da soli, come due innamorati, che mi hai illuminato gli occhi della Tua presenza e hai fatto della natura la mia stanza, di questo comodo tronco il mio letto.

Ti ringrazio Signore perché hai donato la vita a San Francesco D'Assisi che ha reso la mia vita sempre più piena di Te. Ti prego Signore lascia in me un Tuo segno, fa che sia indelebile, perché quando tu stai con me io sto bene.

–GESU’ TI PREGO FA CHE IO SIA DONO PER GLI ALTRI-

T'Amo.

 

Carmine Ranieri, Crotone

 

ASSISI: UNA PAROLA, MILLE EMOZIONI

Per noi è stato un passo avanti, una conferma, un cambiamento interiore che ci dona pace e tranquillità in modo da star bene insieme. È stato un incontro più vicino con Dio dove abbiamo potuto "toccarlo" con mano e renderci conto che non è una persona così lontana come molti credono, in questo modo anche noi abbiamo detto il nostro 'SI' a Lui come Maria, cercando di capire la sua volontà dove ci porta. Vi lasciamo con l'augurio di poterLo incontrare e capire la vostra strada.

Gruppo giovani Vicenza

 

 LA LIBERTA’ DI AMARE DIO

Com’è difficile trovare, nella caoticità della vita quotidiana, un tempo di deserto e un’ atmosfera buona per riflettere su quello che abbiamo vissuto. Anche quest’ anno però, Dio mi ha invitato a cercarlo, regalandomi cinque meravigliosi giorni nella pace di Assisi, una città santa in cui si ha la possibilità di immergersi pienamente nella Parola del Signore.

Ci tengo a fare una testimonianza priva di immagini, a condividere le mie emozioni più forti senza rivelarvi il momento concreto, preciso in cui le ho vissute perché ognuno possa sentirsi libero di emozionarsi completamente anche senza vedere ciò che ho visto io, libero di provare le stesse cose magari anche nella propria quotidianità. 

Così come spesso la sera culla i pensieri migliori, questo pellegrinaggio ha cullato e rigenerato la mia spiritualità, facendomi vivere dei forti, intensi momenti di vero contatto con Dio e quindi avvicinandomi ancora un po’ di più a Lui. Le vite di San Francesco e Santa Chiara, che ho avuto modo di conoscere bene durante questo campo vocazionale, sono state per me un po’ il sentiero, il mezzo per arrivare a comprendere a fondo la parola di Dio.

C’è un tema in particolare che porto nel mio cuore da molto tempo e che in questo pellegrinaggio si è fatto sentire più del solito: la libertà di amare Dio, senza nessun tipo di timore. Mi accorgo di confondere spesso la volontà di libertà con la libertà stessa, rischiando di sentirmi libero solo perché voglio essere libero, anche se in realtà sono ingabbiato da tante paure inutili, come la paura di sentirmi solo e vulnerabile. Allora questa solitudine non è altro che mancanza di Dio. Dio mi ha teso la mano, mi ha abbracciato e per qualche istante mi sono sentito leggero, libero da ogni peso, svuotato di ogni problema e pieno solo del Suo amore infinito, non più solo. Com’è grande la Sua capacità di rivelarsi a ciascuno di noi, in ogni momento, diversamente, per l’eternità. Lui ci cerca anche quando lo ignoriamo e non può che essere il Dio di tutti e il Dio di ognuno.

Ringrazio questo campo per avermi regalato dei meravigliosi momenti di condivisione ed è appunto con gioia che condivido questa mia piccola testimonianza, perché una felicità non condivisa vale la metà e se poi questa felicità viene da Dio allora deve essere a maggior ragione più contagiosa di ogni altra felicità.

Federico Ferrari, Monterotondo (RM)

 

 SANTI NELLA QUOTIDIANITA’

Il campo vocazionale di Assisi è stata un’esperienza davvero indimenticabile. Insieme sulle orme di San Francesco e Santa Chiara siamo riusciti a “tagliare il traguardo”: cercare di essere Santi nella nostra quotidianità. Abbiamo assistito a molte testimonianze di persone che hanno intrapreso strade molto diverse tra di loro, ma anche diverse da quello che avevano pensato di essere, eppure una cosa l’avevano in comune: tutti continuano a percorrere questa strada con lo stesso sorriso e la stessa sicurezza che Gesù sarà sempre felice con loro. Da quest’esperienza porterò senz’altro nel cuore i sorrisi dei ragazzi con cui abbiamo condiviso il campo e i momenti di preghiera che mi hanno dato la speranza di poter sognare un mondo con Gesù nel cuore.

                                                                  Maria Paola Perpiglia, Crotone

 

VOCAZIONE: LA PERLA PREZIOSA

Salve io sono Simone di Crotone, ho 29 anni e faccio parte della parrocchia di San Francesco; da pochi giorni sono rientrato a casa dopo una campo vocazionale ad Assisi ed ora vorrei condividere questa grande esperienza con tutti voi.

Tra alti e bassi frequento la parrocchia di San Francesco da molto tempo, faccio parte del Rinnovamento nello Spirito Santo, degli Amici di don Ottorino e da quasi un anno del gruppo ‘Come Gesù’.

Quando mi è stato riferito che c’era la possibilità di partecipare ad un campo vocazionale ad Assisi insieme ad altri giovani ne sono stato molto felice.

Non avevo mai partecipato ad un campo vocazionale, sono a stato a Madrid alla GMG nel 2011 e in Terra Santa nel 2012.

Sono partito con il cuore aperto e pieno di gioia, e anche se ero uno dei più grandi non avevo problemi ad ambientarmi con gli altri ragazzi visto il mio carattere molto socievole.

E’ stata una settimana sotto tutti i punti di vista straordinaria, profonda e intensa, tra preghiere, attività, condivisioni, giochi, canti e visite nei vari luoghi Santi dove sono vissuti Francesco e Chiara.

Il sogno di Francesco era quello di diventare cavaliere a realizzarsi come persona, ma proprio quando fu molto vicino ad esserlo si ammalò e nella notte udì la voce del Signore che gli chiese di diventare cavaliere al suo servizio; dopo gli chiese di riparare la sua casa, ma egli non comprese subito che la casa del Signore risiedeva proprio nel cuore di Francesco: a partire da qui avvenne la sua conversione.

Conoscere Francesco altro non è stato che conoscere Gesù, contemplare la bellezza del creato e creare un rapporto sempre più intimo con lui.

Cosa mi porto nel cuore di questi bellissimi giorni?

In primis la semplicità dei ragazzi del campo, la loro purezza genuinità, allegria, simpatia ed il loro coraggio di lasciarsi provocare e mettersi in gioco al cospetto di Dio e scoprire qual è il loro posto e cosa gli chiede il Signore.

Mi porto nel cuore anche l’ospitalità, cordialità e sapienza delle Suore che ci hanno ospitato e guidato tutti i giorni del campo.

Da non dimenticare la grande pazienza e bontà che hanno avuto i nostri sacerdoti, diaconi e suore che ci hanno accompagnato e seguito sempre e comunque.

E per finire custodirò con grande amore nel mio cuore le testimonianze molto profonde e toccanti di Fra Massimo e Suor Marta, il sorriso dei loro occhi, il fascio di luce che esso emanava: si poteva quasi intravedere un pezzo di paradiso. La gioia che trasmettevano nel testimoniare l’incontro con il Signore e la loro conversione era disarmante, ed anche loro come Francesco si sono spogliati delle loro maschere abbandonandosi completamente al Signore trovando cosi la loro dimensione (vocazione), la loro “perla preziosa”.

Simone Sulla, Crotone

 

 

Germogli da Assisi

Campo vocazionale della Famiglia di don Ottorino

6-11 agosto 2014

Presso le Suore Francescane di Gesù Bambino

– Santa Maria degli Angeli (Assisi)

 

 

 

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