Articoli filtrati per data: Ottobre 2016
Sabato, 08 Ottobre 2016 22:12

LA PORTA DEL GRAZIE

Lc 17, 11-19  – XXVIII domenica del tempo ordinario – Anno C

Commento per lavoratori cristiani

I nove lebbrosi guariti che non sono tornati da Gesù si sono persi la parte più bella! E purtroppo non lo sanno nemmeno! Così anche noi trascorriamo a volte la nostra esistenza: inconsapevoli di poter accedere alla gioia più grande, troppo distratti e preoccupati di stringere nel pugno quella parvenza di felicità che ci è stata concessa.

Ciò può accadere anche con le cose di Dio, con la religione. Non soltanto i beni effimeri che ci circondano, in un mondo abbuffato di benessere mal distribuito, possono illuderci di avere conquistato il massimo di beatitudine. Ma anche i regali di Dio, e l’autentica nostra ricerca delle sue grazie, possono farci rannicchiare a metà del cammino.

I lebbrosi, emarginati dalla società e incapaci di volersi bene nella terribile situazione di malattia che vivevano, ricevono risposta positiva alla loro richiesta accorata: vengono guariti. La salute ritrovata, il reinserimento nel contesto civile e religioso, la possibilità di percepirsi integri, senza quella carne sfigurata che generava tanto ribrezzo, sono per loro motivo di esultanza. Hanno davvero ottenuto qualcosa di grande. Così come la nostra vita, per quanto possiamo lamentarci, certamente ci ha riservato qualcosa di bello, a volte da noi richiesto, altre volte ricevuto come perla inattesa.

Ed essi si fermano lì! In qualche modo si accontentano. Vedono il dono, il regalo, la risposta, forse anche con un bagliore di sorpresa… ma non vedono più il donatore, Colui che avevano invocato con tanta afflizione e speranza. Sono stati restituiti alla loro dignità di uomini. Hanno riavuto la possibilità di accedere alla vita fraterna del tempio e della sinagoga, del villaggio e della città. Ma non si accorgono di perdere l’opportunità più bella: quella di entrare in una comunione profonda e definitiva con l’Artefice di tanta bellezza.

Così capita anche a noi, quando alla salute, al lavoro, alla vicinanza della famiglia, all’esito dei nostri progetti diamo troppo valore. Così capita anche a noi, quando preghiamo per una giusta causa e veniamo esauditi… ma alla fin fine riteniamo di essere stati bravi noi e di avere pregato bene. Così capita ad ogni cuore che si scorda della porta di accesso all’intimità con Dio: la gratitudine!

Di questo ci è testimone, invece, il samaritano, sanato da questo strano rabbì giudeo che non bada a convenzioni sociali e non fa distinzioni di razza e di credo religioso. Il lebbroso eretico guarito da Gesù torna a dire grazie. Un gesto semplicissimo, forse apparentemente scontato, chissà senza altre pretese che quella di riconoscere un dono troppo grande per sé, immeritato nonostante tante suppliche e preghiere. Un grazie che nasce dall’esperienza della gratuità ricevuta.

Così accade che il samaritano, oltre all’antipasto, riceve in dono l’intero banchetto. A lui la porta del grazie da accesso alla sala delle nozze. Il suo gesto di gratitudine permette a Gesù di rivestirlo della veste bianca, quella che gli permette non solo di essere ristabilito secondo la Legge – per la quale, in realtà, rimane un forestiero e uno scomunicato… ci sono ‘malattie’ da cui non si può guarire! –, ma di approdare interamente alla Terra Promessa. La nuova Alleanza si compie con chi ha un cuore capace di restare fisso sul Datore dei doni, senza confonderlo neanche con il più grande dei suoi doni.

Il Signore gioisce con lui. Ma soffre pure, per coloro che non hanno avuto l’umile coraggio, lo sguardo attento, la discreta premura di vedere la Sua presenza di Salvatore in mezzo a loro. Perché Dio vuole che tutti siano salvi. E l’incarnazione del Figlio non ha portato soltanto un benessere passeggero e una dose di gratificante sanazione, destinata poi a rinnovare il dramma della morte. Nella carne di Gesù è presente invece la possibilità di entrare fin d’ora nei pascoli della Terra Promessa. Dio non si è accontentato di farci Sue creature, capaci di vivere tra noi in un affetto filantropico reciproco. Dio desidera piuttosto condividere con noi una totale comunione di vita divina. Ci ha resi figli!

Ecco il mistero dell’Eucaristia, del ‘dire grazie’ sacramentale. In essa abbiamo accesso al banchetto definitivo: basta che non ci accontentiamo di una salute comunque provvisoria e passeggera. Avviciniamo piuttosto con semplice stupore e riconoscenza Colui che del grazie ha fatto il senso della vita.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

Pubblicato in Lavoro

Misericordia e carità riflesse sul volto della Chiesa con il servizio caritatevole sono segni di credibilità per le nuove generazioni

L'ultima  sfaccettatura della scultura viva della Misericordia divina che Papa Francesco scopre e mostra è delineata nel Giubileo del Volontariato. Ai volontari dice: "voi siete gli artigiani della Misericordia... la mano tesa di Cristo misericordioso". Siete un palese esempio di misericordia e di carità di fronte al peccato grave, moderno, di oggi, di chi si volta dall'altra parte per non vedere il dolore, la sofferenza, le necessità dei fratelli.

Nella Giornata di Preghiera per la cura del Creato, Francesco ha stupito anche fedeli e pastori di altre confessioni cristiane presenti, proponendo "un complemento ai due tradizionali elenchi delle opere di misericordia, aggiungendo: a quelle spirituali... la contemplazione riconoscente del mondo, a quelle corporali... semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell' egoismo". Mentre non esita a fare e a invitare a un non ipocrita mea culpa per i danni all'ecosistema che ricadono soprattutto sui poveri del mondo, chiama responsabilmente a una educazione alla cittadinanza ecologica che, con il rifiuto della cultura dello scarto, può far sperare per l'umanità una vita secondo il progetto del Creatore.

I recenti provvedimenti del Santo Padre con la riduzione di diversi organismi ecclesiastici e la creazione di due nuovi dicasteri dediti alla pastorale evangelizzatrice e sociale della Chiesa... non hanno suscitato scalpore mediatico. Eppure nascono dalla convinzione fortemente misericordiosa - e adesso anche contagiosa - che il Papa ha della missione e della fisionomia della Chiesa. Il dicastero "Laici-Famiglia e Vita" è istituito per chinarsi sulle ferite degli uomini e delle donne del nostro tempo e curarle. Il secondo nuovo dicastero "Per il servizio dello sviluppo umano integrale" avrà competenze per... salute, migrazioni, emarginati ed esclusi, vittime di conflitti armati, di catastrofi naturali, di forme di schiavitù e di tortura, carcerati, disoccupati...

C'è contrapposizione tra il quotidiano magistero pastorale di Papa Francesco e il granitico impianto teologico di Papa Benedetto? Lo stesso Papa Emerito ne dissipa ogni dubbio: "Per me è un segno dei tempi che l'idea della Misericordia di Dio diventi sempre più centrale... Papa Francesco si trova del tutto in accordo con questa linea: con la sua pratica pastorale si esprime proprio nel fatto che egli ci parla continuamente della Misericordia di Dio. È la Misericordia quella che ci muove verso Dio, mentre la giustizia ci spaventa al suo cospetto...".

Stamattina ho visto Roma pullulare di pellegrini giunti per la canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta che proprio domani 4 settembre viene proclamata Santa. "Ha vissuto e praticato intensamente la misericordia - afferma Suor Mary Prema, attuale superiora generale delle Missionarie della Carità; la sua canonizzazione nell'anno giubilare, voluto da Papa Francesco, ha un valore simbolico e una portata essenziale per la Chiesa oggi. La Madre ha attinto alla sorgente della misericordia e ha dispensato a piene mani misericordia! Dopo Leopoldo Mandic e Pio da Pietralcina, Francesco ci fa incontrare con questa gigantesca "icona della Misericordia".

 

don Zeno Daniele

Pubblicato in Papa e don Ottorino
Mercoledì, 05 Ottobre 2016 19:27

PASSAPAROLA

FRATERNITA'/SORORITA'

Guardando a ciò che oggi stiamo vivendo, può fare bene rileggere l’esperienza di una insegnante a contatto con i primi flussi di immigrati in Italia: “I nuovi arrivati in Italia, nel 1991, erano soprattutto uomini: maschi soli, provenienti dal Maghreb, che venivano alla scuola serale per imparare a parlare italiano, a leggere, a scrivere in una lingua che non era la loro, ma era  il solo mezzo di comunicazione della società in cui vivevano... E le donne? Sono arrivate, certamente grazie anche agli uomini, i quali, avendo sperimentato che ci si poteva fidare dell'istituzione (scuola)  e di una insegnante, ne hanno favorito la frequenza e la partecipazione. E quando arrivano le donne arriva la famiglia, arrivano i figli, ritornano le tradizioni, le feste, il cibo, gli incontri, le discussioni, su come porsi in questo nuovo mondo”. Papa Francesco, nell’enciclica Evangelii gaudium usa spesso il termine fraternità e ci chiede di "diventare testimoni di una fraternità attraente e luminosa”. In modo particolare oggi, alla luce di tante riflessioni e avvenimenti, al termine fraternità dovremmo aggiungere il termine sororità per completare la gamma di sfumature di amore che le relazioni interpersonali sviluppano. Sororità sottolinea la  relazione tra sorelle, tra donne, relazioni a partire dalle donne, perché le relazioni umane che si instaurano tra le donne è diversa in quanto esse hanno un tratto di sensibilità, un modo di sentire, toccare le cose, che non è uguale a quello maschile. La sororità caratterizza la relazione e le relazioni non solo tra donne, ma anche fra donne e uomini. Essere sorella di un uomo, essere amiche di uomini… certamente dice qualcosa di diverso rispetto all’amicizia e alla relazione fra persone dello stesso sesso. La differenza diventa allora reciproca ricchezza e, nella relazione, fraternità e sororità si integrano a vicenda tanto da poter dire che non ci può essere vera fraternità senza sororità e viceversa. Accogliere la comune umanità ci impegna ad accogliere l’altro, l’altra, che dà la luce per leggere la differenza non perché diventi opposizione, ma  “buona notizia”.

Elisabetta Granziera snd

Pubblicato in Famiglia
Lunedì, 03 Ottobre 2016 19:58

DIO DEVE ESSERE IL CENTRO DELLA NOSTRA VITA

Amici miei, io mi sono domandato: noi che siamo chiamati,
noi che abbiamo la vocazione cristiana, sentiamo la
grandezza della nostra vocazione? In altre parole, siamo
capaci di trasformare l’ordinario, le piccole azioni giornaliere
in fuoco d’amore? Siamo capaci di capire che la
nostra santità consiste appunto nell’esattezza e nell’amore
che mettiamo nel compimento delle azioni quotidiane?
Noi siamo chiamati alla santità, a consumarci come la
lampada davanti al Santissimo, ma dobbiamo consumarci
giorno per giorno, istante per istante. Non illudiamoci
di essere dei santi se non siamo capaci di giocare
e di lavorare per amore del Signore. Se si lavora due o
tre ore e non si è capaci di tanto in tanto di dire: “Signore,
io lavoro per te!”, se si rimane tre ore a lavorare senza
pensare a Dio, amici miei, io mi domando: “Siamo veramente
cristiani?”. Può capitare che una volta ci si dimentichi,
ma non ci si può dimenticare per tutta la giornata. Non
possiamo non portare Dio nel nostro studio, nel nostro
gioco, nel nostro lavoro: la nostra giornata deve essere
impregnata di Dio, altrimenti come possiamo portare Dio?
Dio deve essere il centro della nostra vita. Perciò, se
lavoro, il mio lavoro deve essere una emanazione dell’amore
di Dio. Si può scherzare e ridere mentre si lavora,
ma non si può non pensare a questo, non si può dimenticare
Dio che è dentro di noi. Quello che qualche volta
mi fa paura è che ci si dimentichi di questo. Amici miei,
bisogna abituarsi ad amare Dio e a lavorare per lui. Il
Signore ci ha dato delle grazie e queste grazie le dobbiamo
trasmettere agli altri.

Pubblicato in Meditazioni don Ottorino
Domenica, 02 Ottobre 2016 20:10

IN CONTINUO CONTATTO CON DIO

Amici miei, bisogna che noi ci abituiamo ad essere un
po’ di più in relazione con il soprannaturale e che non
diamo come scontato che facciamo la volontà di Dio:
“Perché faccio quelle cose? È logico, le faccio per il
Signore!”. No, amici miei! Se vogliamo essere i carmeli
ambulanti, i contemplativi in azione, la nostra vita deve
essere una vita nella quale il telefono funziona continuamente
e ogni nostra azione, specialmente l’azione che
pesa, deve essere accettata dalle mani di Dio, anche se
viene dalla cattiveria degli uomini o da qualche incomprensione;
da qualsiasi parte venga, deve essere accettata
dalle mani di Dio.
Sono questi gli uomini che Dio sta aspettando: uomini
spiritualizzati, uomini che dedicano interamente se stessi
all’attività, in continuo contatto con Dio, preoccupati
solo di fare quello che vuole il Padre, in altre parole,
uomini completamente in mano del Padre e perciò strumenti
docili ed efficaci per la salvezza dei fratelli. Se noi
non riusciamo a inserirci completamente nella volontà
del Padre, è impossibile l’atterraggio nel mondo d’oggi.
In certe circostanze, se non c’è il radar, il volo di un aereo
è difficile, difficilissimo. Amici miei, dobbiamo atterrare in
un mondo in cui ci sono tanti temporali, bufere tremende,
dove non possono atterrare uomini che non siano radiocomandati
o telecomandati da Dio. Atterrare senza essere
in continuo contatto con Dio, è pazzesco, è roba da
matti, roba da matti!

Pubblicato in Meditazioni don Ottorino
Sabato, 01 Ottobre 2016 14:13

CONTEMPLARE LA NOSTRA GRANDEZZA

Contemplate la vostra grandezza di cristiani, ma nello
stesso tempo considerate la vostra miseria; cioè cercate
di vivere i sentimenti della Madonna che si sentiva tanto
piccola e tanto grande. Sbagliereste se vi sentiste solo
piccoli, perché la vera umiltà sta nel vedere sopratutto
quello che il Signore vi ha dato. Direi che dovreste sentire
la vostra piccolezza vedendo la vostra grandezza.
Quando osservo quello che il Signore mi ha dato, allora
sgorga dal mio cuore un senso di amore verso Dio e
dico: “Signore, perché mi hai dato questo? Proprio a me
hai dato tutto questo? Io non meritavo... Proprio a me,
proprio a me?”.
Quando vi dico di umiliarvi, non intendo che vi buttiate
giù, giù, giù. No! Considerate quello che Dio vi ha dato,
contemplate la vostra grandezza, le meraviglie che Dio
ha compiuto in voi. Facendo questo, si dovrà dire: “Pro -
prio a me, Signore?”. Allora vedrete anche le miserie,
allora sentirete come grandi e gravi anche quelle piccole
imperfezioni che si commettono ogni giorno, allora vi
accorgerete che siete cattivi nel negare al Signore le piccole
cose che lui vi domanda... lui che vi dà tutto...
Ecco l’umiltà: è il dispiacere di non dare a Dio un amore
adeguato, che corrisponda all’amore che lui ci ha dato.
Perciò vi dico: cercate di vedere la vostra grandezza, e
da lì nasca quel sentimento di amore e di pentimento che
è la base per essere strumenti in mano di Dio nella salvezza
del mondo.

Pubblicato in Meditazioni don Ottorino

IMPEGNO DI VITA DI OTTOBRE 2016


"Ricordati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre "
(Sal 25,5)

La Parola che vogliamo far diventare vita in questo mese: "Ricordati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre", è l’invocazione del salmo 25 che Papa Francesco vorrebbe fosse incessantemente nella bocca della Chiesa per farsi voce di ogni uomo e di ogni donna del nostro tempo. Il salmo è un inno alla bontà di Dio, a cui il salmista innalza la sua anima con piena fiducia e speranza, sicuro che Dio perdonerà le sue ribellioni e le sue colpe e gli indicherà le vie da scegliere, stringendo una alleanza con lui e liberandolo da ogni angoscia e affanno.
E che cosa mai potrebbe fare la Chiesa se non annunciare la misericordia e l'amore che si sono rivelati in Gesù per invitare tutti a entrare nel mistero della misericordia e dell'amore di Dio? Dio è questo abisso di amore misericordioso che ha origine nelle relazioni trinitarie. L'Amore è il suo Essere. Quando la Chiesa e ciascuno di noi invocano Dio affinché si ricordi della sua misericordia e del suo amore non è perché Lui se ne possa dimenticare. Dio ci ama sempre e sempre ci usa misericordia. Inginocchiato davanti a noi come Gesù davanti a Pietro nell'ultima cena, ci supplica di lasciarci amare e di poter lavare i nostri piedi, sporchi di tanto camminare lontani da Lui. Siamo noi che ce ne dimentichiamo e spesso anche rifiutiamo l'amore e la misericordia di Dio. Diciamo allora a Dio che non si dimentichi per non dimenticarcene noi. Perché se noi ce ne dimentichiamo e non rinnoviamo continuamente l'esperienza della sua misericordia, come possiamo annunciare la misericordia e l'amore di Dio al mondo affinché si senta invitato ad accogliere la sua misericordia e il suo amore?
Don Ottorino ci riporta sempre all'esperienza di Dio nella nostra vita come premessa imprescindibile di ogni nostra azione pastorale e apostolica. Diceva in una meditazione: "Il regno di Dio viene se io entro nella SS. Trinità, se io riesco a vivere la stessa vita che corre fra Padre, Figlio e Spirito Santo, se qui in terra ci mettiamo a pregare il Padre insieme con il Figlio e lo Spirito Santo. Questo è il regno di Dio." Così come don Ottorino ci testimonia, l'esperienza dell'amore di Dio avviene nell'intimo della nostra vita personale quando entriamo nella Trinità e ne viviamo la stessa vita di relazione tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Ma tale esperienza deve diventare immediatamente anche esperienza di Chiesa che si fa preghiera al Padre insieme con il Figlio e lo Spirito Santo perché il regno di Dio si diffonda come misericordia e amore nel mondo.

• Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di vita di questo mese?

Fare del versetto del salmo dell'Impegno di Vita la nostra preghiera incessante perché con la Chiesa possa continuare a annunciare al mondo la misericordia e l'amore di Dio.

 

PAROLA DI PAPA FRANCESCO

La Chiesa non si stanchi mai di offrire misericordia
La Chiesa sente in maniera forte l’urgenza di annunciare la misericordia di Dio. La sua vita è autentica e credibile quando fa della misericordia il suo annuncio convinto. Essa sa che il suo primo compito, soprattutto in un momento come il nostro colmo di grandi speranze e forti contraddizioni, è quello di introdurre tutti nel grande mistero della misericordia di Dio, contemplando il volto di Cristo. La Chiesa è chiamata per prima ad essere testimone veritiera della misericordia professandola e vivendola come il centro della Rivelazione di Gesù Cristo. Dal cuore della Trinità, dall’intimo più profondo del mistero di Dio, sgorga e scorre senza sosta il grande fiume della misericordia. Questa fonte non potrà mai esaurirsi, per quanti siano quelli che vi si accostano. Ogni volta che ognuno ne avrà bisogno, potrà accedere ad essa, perché la misericordia di Dio è senza fine. Tanto è imperscrutabile la profondità del mistero che racchiude, tanto è inesauribile la ricchezza che da essa proviene... Non si stanchi mai di offrire misericordia e sia sempre paziente nel confortare e perdonare. La Chiesa si faccia voce di ogni uomo e ogni donna e ripeta con fiducia e senza sosta: « Ricordati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre » (Sal 25,6). (Papa Francesco, Il volto della misericordia, 25)

Pubblicato in Impegno di Vita
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