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Mercoledì, 30 Maggio 2018 21:32

LE SORELLE NELLA DIACONIA AD AFRICO

AVETE BISOGNO DI QUALCOSA?

E’ questa la frase che abbiamo sentito ripetere dagli africesi sin dal primo momento del nostro arrivo ad Africo Nuovo e che continua, come un tamtam, perché l’accoglienza e la generosità è veramente grande in questa terra calabra! La scelta del 24 maggio, come data ufficiale per dare inizio alla nostra piccola comunità, che abbiamo affidata alla Madre della tenerezza, ci è sembrata la più significativa. Con don Giuseppe Giacobbo, parroco di Africo, ci siamo accordate per la celebrazione dell’eucarestia nella nostra abitazione, assieme ai religiosi di Bovalino, don Luigi De Franceschi, don Elio e il diac. Berto Manzardo, pensavamo ad un semplice momento di fraternità. Immaginavamo la presenza di qualche persona che partecipa al gruppo degli Amici di don Ottorino in parrocchia, ma la sorpresa è stata davvero grande quando abbiamo visto arrivare una macchina di amici di Crotone in rappresentanza di tutti gli altri e anche a nome degli Amici della delegazione italiana.  Piano piano, abbiamo visto venire tanta gente di Africo per condividere questo “inizio” e fare festa con noi dopo la celebrazione con i dolci preparati per l’occasione e che, in abbondanza, hanno portato. Nell’omelia la parola ricordare (in riferimento all’inizio dell’Opera, 24 maggio 1941) ha guidato la nostra riflessione: ricordare, nel suo significato etimologico, significa ritornare con il cuore a qualcosa che non è più qui o non è più adesso, ma è presente e rivive nel cuore: un sentimento concreto che richiama alla responsabilità nel presente e nel futuro. Per noi significa essere presenza tra questa gente, senza fare tanto rumore, vivendo con fede questa realtà, come ha saputo fare Maria, la madre di Gesù.

 

 

PENTECOSTE: NELLO SPIRITO LA PASSIONE PER L'OGGI

"È solo la Passione a trasformare la Chiesa". Me lo diceva "con passione" qualche giorno fa un amico religioso non più giovane, ma lucidissimo nelle sue analisi sulla vita ecclesiale e con gli occhi sempre protesi al futuro. Passione è fuoco nel cuore, è luce nella mente, è fatica nelle mani. Passione è anche dolore di gestazione e di parto perché il nuovo venga alla luce.  Senza passione anche i più bei documenti dei capitoli generali rimangono lettera morta e i nostri carismi, doni dello Spirito Santo, non sono fuoco che "deve incendiare il mondo", come diceva il mio fondatore don Ottorino. Ma questo vale per tutti i carismi che ogni battezzato ha ricevuto, doni vitali e vitalizzanti che il Concilio Vaticano II ha riportato al centro dell'essere cristiano e del vivere comunitario, al di là dei ruoli e degli stati di vita.

La Passione nella Chiesa è esplosa a Pentecoste. 

Gesù era passato dal mondo al Padre "avendo amato i suoi fino alla fine". Ma subito dopo il tragico evento della croce, segnali inequivocabili di una sua Presenza "altra" aveva riacceso la Passione dei discepoli. Le apparizioni si erano susseguite una dopo l'altra e l'intensità e la forza di quegli eventi relazionali in cui era Gesù a farsi presente e a mostrarsi ai discepoli scoraggiati e increduli, aveva ridato loro vigore e gioia, fino al giorno in cui si era sottratto ai loro occhi in forma definitiva, senza peraltro che la Passione si spegnesse.  Anzi incominciarono a riunirsi nel cenacolo per pregare, riorganizzarsi e guardare al futuro. Al centro c'era la presenza silenziosa e determinante di Maria, la madre di Gesù, madre anche dei suoi discepoli, a fare da tenero e autorevole collante per tutti, Pietro e apostoli compresi. 

Fu allora, cinquanta giorni dopo la Pasqua, che scoppiò il big bang della Chiesa, che già era sgorgata dal fianco squarciato di Cristo sulla croce.  Lo Spirito Santo venne come fragore dal cielo, vento impetuoso, fuoco. Passione. Ebbe l'effetto di fondere le esperienze degli eventi delle apparizioni in una unica mistica esperienza collettiva. Fu un passaggio "dall'io e dal tu al noi", espressione a cui  recentemente ha fatto cenno anche Papa Francesco per indicare la Chiesa sinodale in costruzione.

Da allora l'onda lunga della Pentecoste ha continuato a espandersi fino a noi. Come potremmo altrimenti annunciare la buona notizia di Gesù risorto e sentire la gioia che Lui è presente in noi e in mezzo a noi, oggi? Non una Presenza che - come siamo tentati di pensare - si affievolisca man mano che il tempo ci allontana da quell'evento. Al contrario una Presenza che con il passare del tempo lo Spirito ci fa sentire più profonda, più densa e più diffusa. "Lo Spirito vi guiderà alla verità tutta intera", ha detto Gesù. E forse siamo ancora agli inizi nella sua vera comprensione, come qualche teologo ha affermato. Difficile dargli torto se pensiamo a quello che stiamo vivendo in questo tempo in cui Papa Francesco ci sprona senza stancarsi mai alla novità della Gioia del Vangelo. Non una gioia che ci risparmi la croce, ma - e qui egli cita Paolo VI -  "la dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime". E nella sua ultima straordinaria esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, rivolgendosi a ciascuno di noi ci dice con fraterne e commoventi parole: "Non avere paura di puntare più in alto, di lasciarti amare e liberare da Dio. Non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. La santità non ti rende meno umano, perché è l'incontro della tua debolezza con la forza della grazia". 

Invochiamo incessantemente lo Spirito perché oggi più che mai riempia la Chiesa di Fuoco, di Amore e di Passione.

don Luciano Bertelli, PSSG

 

Pubblicato in Papa e don Ottorino

“Beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto” Lc 1,45

All’inizio del Vangelo, Luca sottolinea la prontezza di Maria nel servire. L’angelo le parla di Elisabetta che è incinta e immediatamente Maria si dirige in fretta a casa sua per aiutarla. Maria comincia a servire e a compiere la sua missione in favore del popolo di Dio. Nell’incontro delle due donne si manifesta il dono dello Spirito. Il bambino salta di gioia nel grembo di Elisabetta. La Buona Notizia di Dio rivela la sua presenza nelle cose più comuni della vita umana: due donne si visitano per aiutarsi mutuamente. Visita, gioia, gestazione, bambini, aiuto mutuo, casa, famiglia: in tutto questo Luca vuole che le nostre comunità e tutti noi avvertiamo e scopriamo la presenza di Dio. Elisabetta dice a Maria: “Benedetta tu fra tutte le donne e benedetto il frutto del tuo seno”. E poi aggiunge la frase, che ci accompagnerà durante questo mese: “Beata te che hai creduto nell’adempimento di ciò che il Signore ti ha detto”. È l’elogio di Elisabetta a Maria e quello che Luca ricorda alle comunità: credere nella Parola di Dio, perché la Parola di Dio ha la forza di realizzare tutto ciò che dice. È Parola creatrice. Genera vita nel seno della Vergine, nel seno della gente povera, che l’accoglie con fede. Maria ed Elisabetta già si conoscevano e, tuttavia, in questo incontro scoprono tutte e due un mistero che ancora non conoscevano e che le riempì di tanta gioia. Anche oggi incontriamo persone che ci sorprendono con la loro sapienza e con la testimonianza di fede che ci danno. Però forse ci costa scoprire Dio nella quotidianità della nostra vita. Perché? Che cosa ci impedisce di scoprire e di vivere la gioia della presenza di Dio nella nostra vita? L’atteggiamento di Maria davanti alla Parola esprime l’ideale che Luca vuole comunicare alle comunità: non chiudersi in se stesse, uscire, essere attente ai bisogni concreti delle persone e cercare di aiutare gli altri. Noi, insieme con don Ottorino, chiediamo alla Madonna di rimanere sempre vicino a noi, di suggerirci i passi che dobbiamo fare, di correggerci e di aiutarci. Questo egli ci dice: “La Congregazione è tua. I suoi membri sono tuoi figli. Le sue difficoltà sono croci di famiglia. Fa’ che in tutti risplenda la serenità dei santi e continua a tenere in mano il timone della barca… Se disgraziatamente succedesse che ci dimenticassimo di essere tuoi figli, tu non dimenticarti di essere nostra Madre”. (Lettera a Maria 25/07/1972)

Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di vita di questo mese?

Accogliendo l'invito del Papa, chiedere alla Madonna di darci occhi più sapienti per guardare il mondo come un’opera meravigliosa di Dio e di aiutarci a ringraziare ogni giorno per il dono della vita.


 

Papa Francesco

Guardare il mondo con occhi sapienti

Maria, la madre che ebbe cura di Gesù, ora si prende cura con affetto e dolore materno di questo mondo ferito. Così come pianse con il cuore trafitto la morte di Gesù, ora ha compassione della sofferenza dei poveri crocifissi e delle creature di questo mondo sterminate dal potere umano. Ella vive con Gesù completamente trasfigurata, e tutte le creature cantano la sua bellezza. Elevata al cielo, è Madre e Regina di tutto il creato. Nel suo corpo glorificato, insieme a Cristo risorto, parte della creazione ha raggiunto tutta la pienezza della sua bellezza. Lei ora anche comprende il senso di tutte le cose. Perciò possiamo chiederle che ci aiuti a guardare questo mondo con occhi più sapienti. Insieme a lei risalta la figura di san Giuseppe. Egli ebbe cura e difese Maria e Gesù con il suo lavoro e la sua presenza generosa. Nel Vangelo appare come un uomo giusto, lavoratore, forte. Ma dalla sua figura emerge anche una grande tenerezza, che non è propria di chi è debole ma di chi è veramente forte, attento alla realtà per amare e servire umilmente. Anche lui può insegnarci ad aver cura, può motivarci a lavorare con generosità e tenerezza per proteggere questo mondo che Dio ci ha affidato. 

(Lettera Enciclica "Laudato si'" nn. 241-242)

Pubblicato in Impegno di Vita
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