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Venerdì, 30 Novembre 2018 22:37

VIVERE TUTTO CON SERENA ATTENZIONE

VIVERE TUTTO CON SERENA ATTENZIONE

«Non temete: vi annuncio una grande gioia» Luca 2,10

Seguendo la sua logica sconvolgente, Dio vuole che i primi destinatari del vangelo, che è “buona notizia”, siano dei poveri pastori, ai quali “improvvisamente apparve l’Angelo del Signore e la gloria del Signore li avvolse con la sua luce”. Sappiamo che i pastori, che noi idealizziamo, era gente sospetta e di cattiva fama. 

È notte, una luce sconosciuta illumina le tenebre, che coprono Betlemme. La luce non scende sul luogo dove si trova il bambino, ma avvolge i pastori, che ascoltano il messaggio. Il bambino rimane occulto nell’oscurità, in un luogo sconosciuto. Bisogna fare uno sforzo per trovarlo. I pastori erano persone vigilanti e per questo il messaggio poté arrivare loro: erano svegli. Noi dobbiamo diventare persone veramente vigilanti, sviluppando la sensibilità per vedere i segni silenziosi con cui il Signore vuole guidarci; per vedere gli indizi della sua presenza.   

A questi pastori poveri e quasi esclusi dalla società, Dio confida il suo messaggio. L’angelo invita i pastori a superare la naturale paura davanti alla presenza divina: “Non abbiate paura, perché vi porto una buona notizia, una grande gioia per tutto il popolo. Oggi nella città di Davide vi è nato un Salvatore, che è il Messia, il Signore”. La nascita di Cristo è la presenza di “Dio con noi”. La sua apparizione non è motivo di paura, ma di gioia, perché nasce il Salvatore. Non è un Dio lontano e inaccessibile, ma piuttosto vicino; non spaventa, ma attrae con la sua stessa debolezza e tenerezza. 

Queste sono le parole, che l’Impegno di Vita di questo mese ci ripete: “Non abbiate paura, vi porto una buona notizia”. È qualcosa di molto grande ciò che è successo. Tutti abbiamo motivo per rallegrarci. Questo bambino è nato per tutti. Non è solo per alcuni privilegiati: è per tutta la gente. Gesù è di coloro che lo seguono con fede e di coloro che lo hanno dimenticato, di coloro che confidano in Dio e di coloro che dubitano di tutto. Nessuno è solo nelle sue paure. Nessuno è solo nella sua solitudine, c’è Qualcuno che pensa a noi. I pastori, dopo aver ascoltato il messaggio dell’Angelo, si dissero l’un l’altro: “Andiamo a Betlemme… e andarono di corsa”. Ciò che era stato loro annunciato era così importante che dovevano andare immediatamente, era qualcosa che cambiava il mondo. È nato il Salvatore. Si affrettarono, senza indugio. 

Sarà che nella nostra vita ordinaria le cose stanno così o, nella lista delle priorità, Dio si trova frequentemente quasi all’ultimo posto?

Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di vita di questo mese?

Vivere ogni giorno in un atteggiamento che ci permetta di scoprire Dio nei dettagli quotidiani della nostra vita, coltivando l’abitudine di ringraziare Dio prima e dopo i pasti.

 

Papa Francesco

Superare l’ansietà malata che ci rende superficiali

Stiamo parlando di un atteggiamento del cuore, che vive tutto con serena attenzione, che sa rimanere pienamente presente davanti a qualcuno senza stare a pensare a ciò che viene dopo, che si consegna ad ogni momento come dono divino da vivere in pienezza. Gesù ci insegnava questo atteggiamento quando ci invitava a guardare i gigli del campo e gli uccelli del cielo, o quando, alla presenza di un uomo in ricerca, «fissò lo sguardo su di lui» e «lo amò» (Mc 10,21). Lui sì che sapeva stare pienamente presente davanti ad ogni essere umano e davanti ad ogni creatura, e così ci ha mostrato una via per superare l’ansietà malata che ci rende superficiali, aggressivi e consumisti sfrenati. Un’espressione di questo atteggiamento è fermarsi a ringraziare Dio prima e dopo i pasti. Propongo ai credenti che riprendano questa preziosa abitudine e la vivano con profondità. Tale momento della benedizione, anche se molto breve, ci ricorda il nostro dipendere da Dio per la vita, fortifica il nostro senso di gratitudine per i doni della creazione, è riconoscente verso quelli che con il loro lavoro forniscono questi beni, e rafforza la solidarietà con i più bisognosi. 

(Lettera Enciclica Laudatosi’, nn. 226-227)

 

Pubblicato in Impegno di Vita
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