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Sabato, 27 Maggio 2017 23:27

PARTIRE PER POTER RESTARE

Mt  28, 16-20 – Solennità dell’Ascensione del Signore A

Commento per lavoratori cristiani

 

Afferma Romano Guardini che probabilmente l’ascensione di Gesù al Cielo manifesta il modo più autentico di Dio di stare, oggi, al mondo. Dio, infatti, c’è; ma non si lascia possedere mai. Egli parte, affinché possa ritornare presente in ciascuno. Rimane, con la forza del suo Spirito che si prepara a spandersi copioso nei cuori degli apostoli; ma non è imprigionato in uno schema né in una abitudinarietà.

In Gesù di Nazareth, Dio ci ha mostrato il suo amore per le cose semplici, per l’umanità ordinaria, per le vicende della storia normale di ciascuno di noi. Ma nel Risorto, che ritorna alla destra del Padre, Dio ribadisce anche la Sua incontenibile libertà, la capacità di sorprendere e rinnovare ciò che sembra scontato, l’immensità mai esauribile in un frangente della storia o in un angolo dello spazio.

Gesù ascende al cielo per poter restare sulla terra non da solo, ma assieme al Padre nello Spirito. Gesù desidera evitare di venire identificato come supereroe isolato, divinità statica o uomo perfetto, separato dalla relazione vitale con il Padre. È al Padre che Gesù ci conduce, facendosi da parte perché ci sia aperto il sentiero su cui camminare verso di Lui.

L’ascensione, mistero inscindibile dalla Pasqua di morte e risurrezione, è icona della logica dell’amore. Significa presenza e assenza insieme, dono inaspettato e indefinibile di prossimità e allo stesso tempo sapore sfuggevole di attrazione che ci supera. L’amore è dono, offerta di sé, e quindi anche perdita, mai possesso. Dio, che con diritto poteva rivendicare proprietà su tutte le cose da Lui create, anche su di noi, le più belle fra le creature, ma pur sempre creature, sceglie di restare fedele all’amore, cioè a se stesso. E non cede alla tentazione dell’imposizione, della sostituzione, dell’annullamento dell’altro.

Dio condivide il proprio patrimonio – che siamo noi – , cioè riconsegna la persona, ogni persona, a se stessa e alla propria dignità: i suoi figli sono capaci di scegliere, e possono accogliere o rifiutare il dono dello Spirito. A chi lo desidera, il Padre invia lo Spirito, forza che sostiene e infiamma il sì definitivo a lasciarsi amare.

Dio, in Gesù che ascende al cielo, indica all’uomo la via dell’amore e lo invita a percorrerla. Verso la meta, che è il Cielo stesso. Ma non lo priva della libertà che lo fa essere a Sua immagine e somiglianza.

Il mistero che si compie, dunque, è rivelazione dell’amore. Anche noi impariamo da Gesù ad amare. Non si ama possedendo l’altro, pretendendo di stringerlo troppo vicino a se stessi, obbligandolo a conformarsi alle attese e aspettative che nascono dal proprio bisogno di sentirsi riconosciuto. Si ama piuttosto avendo il coraggio di partire. Rischiando la lontananza, sollecitando uno sguardo che vada oltre, condividendo la passione per una meta più grande.

I vasti orizzonti che si aprono in chi ha l’ardore del viaggio richiamano l’esperienza di un amore capace di fidarsi e di consegnarsi al rischio del passo altrui. Forse non tutti possono capire. E anche gli apostoli avranno bisogno della potenza dello Spirito per decidere finalmente di aderire a questo meraviglioso invito d’amore. Ma quando questo accade, allora improvvisamente si accorciano le distanze. Il Cielo sembra scendere di nuovo sulla terra, e la polvere di cui siamo fatti si scopre misteriosamente traboccante di infinito.

Tornare alla Galilea di tutti i giorni, dunque, ma senza barricarsi nelle proprie routine, è il segreto per divenire partecipi di questa relazione nuova. Dio ha definitivamente occupato la terra, in tutta la sua profondità, perché in Gesù Risorto ha portato i segni della carne terrena fin su in Paradiso. Eppure Egli la abita con la discrezione tipica di chi sa fare dell’altro il centro del proprio cuore e del proprio interesse.

All’uomo di fango, oggi, viene svelata non solo la straordinaria meta che l’attende domani, e che la Vergine Maria ha conosciuto in pienezza fin dall’origine della propria esistenza. Viene manifestata anche la verità del cammino paziente, a volte aspro e scosceso, ogni tanto persino impervio, che ne caratterizza la vita di ogni giorno: lì, dove sudano le mani per la paura del futuro, dove la schiena si piega sotto le umiliazioni dei potenti, dove piangono gli occhi e l’anima per le ingiustizie tra uguali… proprio lì Dio resta, potenza motrice dell’amore che non si ferma nemmeno davanti ai più duri impedimenti.

Gesù asceso al Cielo ci ha portato con sé. Ma è pure rimasto – pienamente Yahvè, Emmanuele, ‘Dio-con-noi’ – colmando di divinità le ordinarie relazioni umane. Perché divino è solo l’amore.

 Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

Pubblicato in Lavoro

Sabato 20 maggio ci siamo ritrovati con gli Amici di Don Ottorino e tutti i religiosi del centro Italia (Sansepolcro, Firenze, Marciano della Chiana, Monterotondo) a Badicorte, un grazioso paesino vicino ad Arezzo, per il terzo ritiro della Famiglia. La chiesa immersa nel verde delle colline toscane, spoglia e semplice, ha fatto da cornice a riflessioni che ci hanno arricchito. Un brano degli Atti Degli Apostoli ha introdotto i pilastri su cui deve poggiare una famiglia, una comunità, una sorta di regola di vita che, come religiosi e amici di Don Ottorino, siamo chiamati a vivere e testimoniare soprattutto al di fuori del nostro ambito. La diversità vista non come un disagio ma come arricchimento che provoca dinamismo e crescita, inclusione al posto di esclusione, grandi spazi aperti al posto di muri e barriere. Il ruolo del credente, che opera come il filo di un abile sarto (Dio), che unisce senza mettersi in mostra, che ama senza porre condizioni. Valori che danno il senso di appartenenza alla Famiglia di Don Ottorino che ci identificano e ci uniscono spiritualmente ovunque siamo e qualunque sia il ruolo che svolgiamo. Questa giornata ha senza dubbio rappresentato per ognuno di noi una pausa, un importante momento di riflessione e condivisione, una boccata di ossigeno che ci ha arricchiti e che ci spinge, ritornando nelle nostre parrocchie, ad essere da stimolo per gli altri.

Sergio e Barbara

El dìa sàbado 20 de mayo nos encontramos, los Amigos de Padre Ottorino y todos los religiosos del Centro Italia, en Badicorte, un lindo pueblito cerca de Arezzo, para el tercer retiro de la Familia. La iglesia sencilla, puesta en medio de las colinas de Toscana, nos ha acogido para nuestras profundas reflexiones. Arrancondo de un texto de los Hechos de los Apòstoles, hemos profundizado sobre la squatro columnas que tienen que sustentar una familia cristiana, una comunidad, como una regla de vida que estamos todos llamados a vivir en los ambientes cotidianos. Hemos meditado sobre la diversidad, que es oportunidad y riqueza màs que problema. El cristiano està llamado a tejer relaciones de unidad en la caridad, siendo hilo de la obra de amor del sastre por excelencia, Dios. Estos valores nos identifican como Familia de Padre Ottornio y nos unen espiritualmente en cada vocación y lugar en que vivimos. Esta jornada de ritiro ha sido para nosotros un tiempo de recarga espiritual y un compartir muy bonito, como un respiro de aire bueno que nos empuja para ser testigos en las parroquias en las que vivimos y servimos.

Sergio e Barbara

Pubblicato in Famiglia

“Erano perseveranti e concordi nella preghiera... insieme a Maria, la madre di Gesù” 

Atti 1,14

Dopo la morte, risurrezione e ascensione di Gesù, si riuniscono attorno a sua Madre coloro che rappresentavano la famiglia di Gesù. Maria, fedele a Cristo fino alla croce, partecipa della sua gloria, vedendo riunita intorno a lei la famiglia di suo Figlio. E nasce in Lei una nuova maternità: é madre della Chiesa. Questa é l’ultima immagine di Maria, che ci offre la Scrittura della sua vita terrena: Maria, la Madre di Gesù, in mezzo ai discepoli perseveranti nella preghiera. É la presenza orante nel cuore della Chiesa nascente.

Durante questo mese di maggio la proposta del nostro impegno di vita é quella di perseverare insieme nella preghiera, accompagnati da Maria, la nostra buona mamma.

Don Ottorino, sempre tanto devoto della Madonna e fiducioso della sua intercessione, ci prega di restare uniti. Sa che nella vita ci saranno difficoltà, problemi, cadute; però é sicuro che, uniti attorno alla Madre a cui ha consacrato la nostra Famiglia, non dovremo aver paura delle difficoltà. Ci ricorda che siamo tutti sulla stessa strada, ciascuno con il proprio passo, però il segreto della nostra Famiglia é quello di vivere e lavorare insieme. Aiutandoci, accompagnandoci, mantenendoci uniti nella preghiera, nel lavoro, nei problemi, con Maria al nostro fianco.

Possiamo ritenere scontate la sua presenza materna e la sua intercessione. Tuttavia dobbiamo ricordare che, quando si cammina “in compagnia”, non si intende semplicemente il fatto che due persone percorrano la stessa strada insieme, come due sconosciuti. Tutto il contrario, perché questa “compagnia” implica comunicazione, relazione, dialogo e una conoscenza reciproca sempre più profonda. Pertanto, ci viene rivolta una domanda: la nostra Famiglia, la nostra comunità, il nostro gruppo si lascia accompagnare da Maria?

Sappiamo che Lei é nostra Madre e tiene nelle sue mani il timone della nostra Famiglia. Che Lei ci insegni il segreto per vivere uniti, ci aiuti a fare comunità, ci sproni ad essere famiglia.

Lei percorre il nostro stesso camino e ci offre costantemente la sua mano per portarci sulla strada, che conduce a suo Figlio, Gesù. Essere “in compagnia di Maria” é vivere quotidianamente uniti, come famiglia, al suo fianco.

 

Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di vita di questo mese?

Durante questo mese pregare settimanalmente (il venerdì) il Rosario in comunità o in famiglia, chiedendo a Maria la grazia di crescere nell’unità nella nostra comunità, nella nostra famiglia e come famiglia di Don Ottorino.

 

Parola di don Ottorino 

Vi mando in mezzo ai pericoli, se siete con Maria non vi capiterà niente

Se voi vivete la vostra consacrazione e vivete la Comunità, io non ho paura, ma vi mando in mezzo ai pericoli, in tutto il mondo, e sono sicuro che non vi capiterà niente perché, in fondo, avete Dio con voi: chi è che vi può fare qualcosa? È impossibile che un sacerdote o un assistente cadano: è impossibile se continuano a vivere la loro consacrazione e stanno stretti fra loro e non vanno cercando consolazioni fuori. È meno difficile di quello che credete; per conto mio non è difficile conservarsi buoni. Vorrei pregarvi in nome della Madonna: state uniti, state uniti insieme! Ognuno stia contento dei doni che ha ricevuto da Dio; cerchi di svilupparli, con questo denominatore comune: offrire a Dio tutto, darsi a Dio tutto. Ecco quello che è bello in questa Casa! Ognuno è quello che è, però tutti stiamo correndo verso la stessa meta: uno con la carriola, uno in bicicletta, uno con gli sci, uno con la macchina... Dio ve la dà, Dio ve la dà. Agite a seconda dei doni che avete ricevuto da Dio, però tutti siamo diretti verso la stessa meta. Allora uno aiuta l’altro: si ferma una macchina e uno dà una mano, l’altro attacca un gancio e si tira... C’è questa collaborazione, però ognuno resta quello che è stato creato da Dio. Questo, proprio questo è bello, e questo nella nostra Comunità c’è; ringraziamo il Signore! (Med. del 31 dicembre 1966)

Pubblicato in Impegno di Vita
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