Articoli filtrati per data: Dicembre 2016

«Venite in disparte, in un luogo deserto,

e riposatevi un po'»

(Mc 6, 31)

 

Gesù, dopo aver chiamato i dodici, manda in missione i suoi apostoli due a due, raccomandando loro di non portare molte cose con sé, confidando solo nella sua Parola e nello Spirito che li guidava. Al ritorno, si riuniscono con lui per raccontargli tutto ciò che avevano vissuto durante la loro esperienza missionaria. E lui li invita ad andare insieme a un luogo “ritirato” per riposare un po’ e condividere quanto avevano vissuto nell’intimità del piccolo gruppo. È questo anche per noi l’invito per questo mese: andare in un posto ritirato, con Gesù, per riposare un po'.Dopo questo incontro intimo del Maestro con i suoi apostoli, essi assisteranno alla moltiplicazione dei pani e impareranno che con Gesù in mezzo l’impossibile  è  possibile.

Anche come Famiglia di Don Ottorino siamo invitati a ritrovarci per condividere tra di noi, con Gesù in mezzo, la nostra vita: le gioie, le tristezze, le sfide, il lavoro, la fede … in sintesi, per parlare delle “nostre cose”. Questo incontro “ritirato” dall’attività quotidiana don Ottorino lo ha chiamato “Impegno di Vita” e diceva che, se lo si viveva bene, era il segreto per conservare vivo lo spirito della Famiglia.

Lo spirito della Famiglia di don Ottorino non è un tesoro da conservare in un museo, non sarebbe un vanto conservarlo intatto, al contrario, don Ottorino ci dice che non sarebbe contento se, dopo cinquant’anni, vedesse che lo spirito della Famiglia non è cresciuto. Questa è la nostra sfida: far crescere lo spirito, che Dio ci ha donato per mezzo di don Ottorino, e lo faremo se cresce in profondità e nel contenuto l’Impegno di Vita, se veramente “impegniamo” la nostra vita nell’incontro con i fratelli e le sorelle; se realmente si accende il cuore al ritrovarci e parlare delle “nostre cose” con Gesù in mezzo. 

I nostri documenti congregazionali ci stimolano a impegnarci a far crescere in qualità i nostri incontri. Questo sarà l’impegno di questo mese e, in realtà, la constante preoccupazione di tutta la nostra vita. Anche Don Venanzio nella Lettera alla Famiglia ci propone per quest’anno la sfida di crescere “pensandoci, sentendoci e presentandoci come Famiglia”,  indicando come uno degli “strumenti” adatti l’Impegno di Vita, che è un elemento carismatico, che qualifica il nostro carisma ottoriniano. 

Come gli Apostoli, anche noi, dopo l’Impegno di Vita vissuto in profondità, siamo invitati ad andare insieme in missione, ciascuno al suo posto, dove si realizzerà il miracolo, perché lo Spirito di Gesù è con noi. E ritorneremo al prossimo Impegno con le gioie e le tristezze, con i successi e le sconfitte, per condividere e impegnare la nostra vita.

  • Come vivere, allora, la Parola dell’Impegno di vita di questo mese?

 

Vivere con maggior intensità l’Impegno di Vita, cercando di condividere la vita, cercando che tutti esprimano qualcosa e che tutti ascoltino il fratello e la sorella con il cuore aperto.

 

  • PAROLA DI DON OTTORINO

 

Nell'Impegno di Vita ci aiutiamo a fare insieme quello che vuole Gesù

Ecco allora “l’Impegno di Vita” che settimanalmente deve portarci a parlare di Gesù e a confrontare la nostra vita sulla linea maestra che ci porta il Signore nel Vangelo. Ogni settimana ci raduniamo in ‘unum’ e alla luce del Vangelo guardiamo se veramente assomigliamo, individui e comunità, al Maestro, cioè se facciamo quello che vuole Gesù. Io mi incontro con lui, cerco di essere amico suo, di volere tanto bene a lui; il fratello fa altrettanto, e ogni settimana ci mettiamo insieme e parliamo di lui. Il segreto per conservare lo spirito è l’Impegno di Vita fatto bene in ogni comunità, fatto sul Vangelo, con la semplicità evangelica. È un incontro di anime, perché dopo l’Impegno di Vita sul Vangelo si passa naturalmente a parlare delle cose comuni, cioè del lavoro apostolico: ci si incontra. Se vogliamo che le nostre comunità conservino il carattere di santuari bisogna fare bene l’Impegno di Vita settimanale: si parla insieme di queste cose, si parla di lui, si parla del Vangelo, della necessità di vivere il Vangelo, del modo per applicarlo. Questo, per conto mio, conserva lo spirito di fede; questo perpetua lo spirito della Congregazione. (Med. del 12 aprile 1967)

Pubblicato in Impegno di Vita
Sabato, 31 Dicembre 2016 09:40

Unità nella Carità 4-2016

Pubblicato in Unità nella Carità
Venerdì, 30 Dicembre 2016 17:32

PASSAPAROLA: PASSIONE

PASSAPAROLA

PASSIONE

 È stato detto: “Una passione che dura tutta la vita è un privilegio, indipendentemente dal prezzo che ci chiede”. Passione è una parola che può suscitare domanda o meraviglia. Il termine deriva dal verbo latino “patior”, che significa “sopporto, patisco”. Nel suo significato più comune la passione può essere intesa come l’esperienza di chi, in qualche modo “patisce/subisce” una situazione, ad esempio la povertà, la malattia. Il problema che si presenta, allora, è quello della vittoria sulle passioni. Di questa parola esiste, però, un’interpretazione diversa che può portare a un pensiero più positivo, partendo da quello che ciascuno può sperimentare. Di fronte ad una difficoltà vivere con passione ci spinge a non arrenderci, ci aiuta ad affrontare la situazione con convinzione e coraggio. Significa trovare in se stessi ciò che ci fa essere in grado di amare, credere, restituire forza, vigore, entusiasmo, ci fa anche trovare la voglia di sognare. Il problema oggi è che la crisi, avvertita in tutti gli ambiti e gli aspetti, ha colpito anche la passione umana, mentre c’è bisogno di avere passione per riuscire a vivere pienamente le proprie scelte di studio, di professione, di famiglia, di cuore, di vita. La passione ci fa credere di più in ciò che facciamo, ci dà entusiasmo e voglia di realizzarci, dà la forza di non arrenderci e di voler fare sempre di più progetti e sogni. La passione ci dà la possibilità di arrivare alle giuste decisioni, perché, se le scelte si fanno col cuore e con l’intelletto, allora, non si sbaglia mai. Il rischio di non avere una passione è quello di vivere succubi di una negligenza che si abbatte su di noi e rende la nostra vita apatica, piatta e priva di alti e bassi.

Se a scuola si va senza un “briciolo” di passione, non si apprenderà niente, né si avrà voglia di relazionarsi con i propri coetanei. Appassionarsi a qualcosa vuol dire avere il desiderio, la forza e il coraggio di vivere una vita piena di sorprese.

Ha detto Papa Francesco: "Alla Chiesa non servono burocrati, ma coraggio e passione." 

Elisabetta Granziera, sorella nella diaconia

Sabato, 24 Dicembre 2016 19:12

QUELLA NOTTE C’ERANO ANCHE LE PECORE

Lc 2, 1-20 – Solennità del Natale del Signore

Commento per lavoratori cristiani

 

Quando gli angeli del cielo si unirono in coro e liberarono tutta la loro gioia davanti alla platea assiepata di pastori stupiti e assonnati, c’erano, lì attorno, anche diverse pecore. Erano in fondo il motivo per cui quegli uomini spendevano la vita tra monti e prati, cercando i pasti migliori che dessero alimento agli animali e speranza di vita alle loro povere famiglie. Tra pastori e pecore si crea sempre un rapporto particolare. Il bimbo che era appena nato nella grotta di Betlemme ne rimarrà incantato, come gli stessi profeti, che avevano scelto proprio i greggi quali metafore del cammino del popolo.

Gli angeli, quella notte, cantavano. E tra le pecore, una si destò sorpresa, così da volgere la sua attenzione a quello strano concerto celeste. Anche la creazione, di fatto, era rimasta meravigliata della bellezza della giovane vergine di Nazareth e del mistero della vita divina racchiusa in un figlio d’uomo. La pecorella curiosa, dunque, partecipava, ancora incerta, a questa festa. Era una delle più piccole, che si fece spazio tra le altre, strette fra loro per scaldarsi.

In realtà i pastori si distrassero presto dalle loro pecore. Doveva davvero essere qualcosa di straordinario, quell’evento, per mettere a rischio i greggi da custodire, mentre quegli uomini allenati alle fatiche correvano alla grotta di Betlemme. La pecorella forse rimase stupita anche di questa diaspora dei custodi, e si sentì per un momento trascurata.

Era una pecorella inquieta. Decise di partecipare a quella corsa, preludio di altre corse verso una grotta rimasta vuota, perché la potenza della Vita avrà l’ultima parola. Ma quella notte la grotta era proprio abitata. Il Figlio di Dio aveva davvero deciso di stare dentro le viscere della terra dopo aver abitato il grembo fecondo di una vergine. Voleva così dimorare per sempre nelle viscere dell’umanità. I pastori non sapevano tutto questo. Solo correvano, novelli Pietro e Giovanni.

La pecorella si mise sulla scia. Ma rimase un po’ indietro, affannata. In altri momenti, meno trepidanti, avrebbe percorso sentieri solitari e si sarebbe arrampicata per le rocce del deserto, desiderando libertà e sperimentando la lontananza dal gregge e dal pastore. Quella notte probabilmente la spinse lo stesso bisogno di non essere dimenticata, la stessa brama che qualcuno si prendesse cura di lei.

E invece, tutti sembravano preoccupati di prendersi cura di quel bambino. Quando lo vide, la piccola pecorella, rimase incantata. Ma da subito un poco gelosa. Era avvolto in fasce, perché la vergine madre sapeva come accudire la debolezza. Ne aveva fatto esperienza incontrando il grembo senile della cugina Elisabetta. La pecorella, avvolta invece nella sua calda lana, sentì un brivido che non era di freddo. Ebbe l’impressione che i suoi pastori, ora inginocchiati con gli occhi lucidi come mai li aveva visti, avessero davvero incontrato qualcuno di più importante di lei.

Il brivido che sentì era di timore: sarà che questo bimbo ci ruberà i nostri custodi? Sarà che ci porterà a perderci in solitudine nel nostro recinto? A volte pensare a Dio può suscitare questo stesso tremore, quando all’uomo sfiora in testa l’idea che Egli voglia competere con noi e catturare per sé tutta l’attenzione.

Non accadde nulla di tutto ciò. I pastori si alzarono dopo lunghi momenti di silenzio e di sorrisi bagnati di lacrime. Lo sguardo tenero della madre e il volto mite del padre di quel bimbo rasserenarono anche il cuore della pecorella, che batteva a mille. Lei vide quegli adoratori notturni alzarsi quasi trasfigurati, e dopo aver carezzato la gota del piccolo, uscire quasi saltellanti di gioia. Partirono da lì cantando, più esuberanti degli angeli che li avevano convocati!

La gioia: ecco quello che cercava! Anche lei, pecorella smarrita nelle proprie paure, nell’ansia di essere abbandonata, si accorse che il vero brivido che l’attraversava tutta sgorgava dal desiderio di esistere e di essere importante per qualcuno. Si accorse anche, in un attimo, che i suoi pastori amati non erano per lei perduti, ma ritrovati, più belli di prima.

Si accorse soprattutto che al suo recinto ora non aveva più tanta voglia di tornare, lei che invece rivendicava sempre un posticino caldo e sicuro da abitare. Voleva restare lì, a fare compagnia al piccolo. Che la guardò, anche lui incuriosito. Gesù ebbe subito simpatia per la pecorella. Chissà, pareva che da lei avrebbe avuto molto da imparare.

Ma intanto, da quella notte, nel suo intimo, lei lo aveva scelto come proprio Pastore. E da allora sentì nel cuore che ogni smarrimento trovava in lui il miglior cercatore.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

 

Pubblicato in Lavoro
Martedì, 20 Dicembre 2016 11:23

EDITORIALE: VOGLIA DI FAMIGLIA

Carissimi,

da un po’ di tempo si sente parlare di “Famiglia di don Ottorino” e forse qualcuno si sta domandando: di che si tratta? Una nuova congregazione? Posso farne parte?

Beh, se mi stai leggendo, è perché, in qualche maniera, già ne fai parte. La rivista che tieni in mano infatti viene inviata a chi, in qualche modo, è interessato, vorrei dire, a chi si sente affascinato dal carisma che Dio ha donato alla Chiesa attraverso don Ottorino.

Se così è, significa che in te c’è una certa sintonia con questo carisma, che è quindi anche tuo. Di solito infatti la simpatia viene quando ci incontriamo con un modo di vedere o di pensare le cose che trova sintonia con il nostro modo di vedere e pensare. Quante volte, dopo ascoltata una omelia, abbiamo detto: Che bella! Perché? Non certo perché diceva cose contrarie al nostro pensiero, ma perché aveva dato voce a quanto già sentivamo dentro di noi.

Altrettanto può dirsi dei vari carismi sorti nella Chiesa. Sempre hanno trovato eco nei laici che ne venivano a contatto, anche se, il più delle volte,  si tendeva a vederli incarnati unicamente nei fondatori di Ordini e nei loro diretti seguaci dentro una vita consacrata.

Negli ultimi decenni stiamo vivendo una nuova visione dei carismi nella Chiesa. Sentiamo che Dio li dona perché diventino patrimonio tanto dei religiosi quanto dei laici, anche questi a pieno titolo attori di primo piano, vale a dire con il colore della laicità. A questo punto viene logico pensare a un cammino da farsi "insieme": non si tratta cioè di "formare" i laici, ma di "formarci e crescere insieme", convinti che questo cammino è un vero e proprio arricchimento reciproco. Sempre che il laico sia laico e non fotocopia dei religiosi, e viva la gioia della sua laicità, e il religioso sia religioso e viva la gioia della sua chiamata a una consacrazione specifica.

Entrando nell'esperienza della nostra Famiglia, stiamo constatando che il carisma ottoriniano ci sta affascinando tutti, laici, diaconi, preti, sorelle. E ognuno lo trova fatto su misura di se stesso, ognuno lo sente una particolare "chiamata di Dio" per una vita di servizio nell'amore lì dove vive.

In particolare durante quest'anno sta prendendo sempre più forma un filo d'oro che fa da supporto all'ideale di vivere "uniti nella carità", ed è "fare famiglia". È come la copertina che avvolge e trasuda una profonda spiritualità di comunione con il Signore.

Ci sentiamo tutti chiamati a pensarci, sentirci, presentarci come famiglia. Tre verbi che sono ciascuno un programma ambizioso, che profuma di paradiso, in quanto anticipo di quell’unità nella carità che saremo chiamati a vivere in pienezza nella Casa del Padre. Ognuno a modo suo e nel proprio ambiente di vita: il laico nella sua famiglia e nel suo ambiente di lavoro, con le caratteristiche del laico, il consacrato nella sua comunità e nel suo ministero, con le caratteristiche del consacrato, avendo come comune costante comportamento quello di vivere rapporti di famiglia con chi ci passa accanto. E piano piano il contagio si allargherà a macchia d'olio, e ci farà essere quel lievito nuovo che fa fermentare di fraternità la nostra società.

Provaci anche tu, e la Famiglia di don Ottorino sarà ancor più la tua famiglia.

Pubblicato in Famiglia
Mercoledì, 07 Dicembre 2016 17:10

IN MARIA IL TEMPO SI COMPIE

Lc 1, 26-38 – Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Commento per lavoratori cristiani

 

‘Il tempo è superiore alla spazio’, ci ha insegnato papa Francesco nella sua Evangelii Gaudium. E in Maria, Vergine Immacolata fin dal suo concepimento, questa verità si è già compiuta in pienezza.

La ‘piena di grazia’ è preservata da sempre dalla tragica ferita del peccato. Così la grazia ‘pre-veniente’ realizza in lei ciò verso il quale tutti noi siamo orientati e in cammino: la pienezza dell’essere, il compimento dell’opera di divinizzazione in noi. ‘Noi fin d’ora siamo figli di Dio, e lo siamo realmente! Ma ciò che saremo non è ancora stato rivelato’ (1Gv 3,2): però in Maria si è compiuto.

Lei, figlia e sposa, diviene madre e sorella dell’umanità redenta. Il suo corpo verginale manifesta la castità del cuore e l’appassionata avventura dell’amore umano che racchiude in sé il germe del divino. Come l’albero della vita che ritrova un giardino nel quale sbocciare, così il seme della salvezza è deposto dal Padre in lei fin dall’inizio della sua esistenza. In tutta la sua fragile umanità, Maria, fanciulla di Israele che porta in sè i segni di una esistenza di donna che matura, diviene riposo per il Dio che ha creato l’universo e che cerca nella sua più bella creatura qualcuno con cui intrattenersi per amare semplicemente.

Maria è il ‘tu a tu’ del Signore, espressione piena dell’intreccio trinitario che trabocca in una libertà incarnata. In lei, figlia, sposa e madre, le generazioni si compenetrano, e il tempo trova compimento nell’istante stesso in cui comincia ad esistere. Istante che si rinnova nella casa di Nazareth, con Gabriele testimone privilegiato; nella grotta di Betlemme, sotto la custodia di Giuseppe; nell’abbandono del tempio, lacerata da una separazione tutta da imparare; nel culmine del dolore, sotto la croce, sul Calvario, definitiva Presenza.

In questo istante il futuro attraversa il ponte del presente e si incontra con un passato redento. Nell’oggi, nell’ora di Gesù, si condensa una storia: ieri e domani esistono in una intensità nuova, penetrando la profondità del momento che adesso porta con sé la grazia. Non c’è più attesa disperata o rimpianto e rammarico. L’Avvento è ricamo di attimi spesi senza tregua ad accogliere Dio e a lasciarne trasudare la bellezza dagli occhi e dalle mani operose. Maria sa bene che ogni gesto diviene epifania, e che i piccoli visitatori del Dio grande fatto bambino riconosceranno semplicemente ciò che già è: una Presenza velata nell’assenza di fasti e di sfoggio.

In Maria Immacolata l’annuncio della pace che non passa è più assordante che nel canto angelico della notte del Natale. Soltanto che lei ama il silenzio e in lei Dio preferisce la cura e la tenerezza della donna gravida, piuttosto che i cori universali. Chissà come sarà arrossita, la Vergine fanciulla, davanti alla dichiarazione d’amore del suo Dio!

Eppure la dolcezza di Maria non è fuga né titubanza. Rafforzate le ginocchia tremolanti, assieme a quelle di tutto un popolo in cammino di esodo, il suo viaggio verso Elisabetta diviene già icona del suo andare incontro a ciascuno di noi. E se non siamo ancora del tutto coinvolti in questa incontenibile storia d’amore, si tratta di mettere da parte ragionamenti e valutazioni, per permettere al mistero di tirarci dentro. Che vuol dire andare a fondo di noi stessi.

In Maria l’incontro con il Salvatore diviene inevitabile. Lei, infatti, fa sempre scorrere oltre se stessa la nostra ricerca, e come Porta Santa mai chiusa, indica e accoglie il nostro passo incerto perché possiamo tornare a passeggiare nel Giardino con il Padre.

Anche noi siamo figli, anche noi invitati a vivere una maternità nuziale con il Dio della vita. Anche noi, fratelli e sorelle del Signore, abbiamo in Maria la traccia certa che la promessa non è di ieri né per il domani: ‘oggi è entrata in questa casa la salvezza’ (Lc 19,9).

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

Pubblicato in Lavoro
Venerdì, 02 Dicembre 2016 23:35

SENTIERI DIRITTI PER INCONTRARE DIO

Mt 3, 1-12 – II domenica di Avvento A

Commento per lavoratori cristiani

 

I sentieri pieni di curve e di tornanti vanno bene in montagna. Quando si sale, la fatica è minore se si allunga il cammino attraverso ante che smorzano il pendio ripido. Ma se si cammina in pianura, e tanto più nel deserto, più la via è diritta e più diviene corto l’itinerario, meno dura la fatica. Camminare nel deserto tracciando curve e deviazioni potrebbe essere molto pericoloso, addirittura mortale.

Giovanni esorta il popolo a raddrizzare i sentieri nel deserto. Da quando il Signore è sceso dal monte Sinai e dal Tabor della trasfigurazione, ecco che le sue vie hanno più il sapore dell’esodo che della scalata al Paradiso. ‘Il regno dei cieli è vicino’, infatti. Dio ha già fatto la sua parte, anzi continua a farla e ci viene incontro. Accorcia la sua distanza da noi. A noi il profeta suggerisce, con la passione del fuoco, di fare altrettanto con Lui.

Com’è facile che ci perdiamo in vie storte e strane peregrinazioni, che ci distolgono dall’incontro. A volte cerchiamo Dio, seppur sinceramente, ma pretendendo di penetrare da soli gli strani labirinti del nostro cuore. A volte ci torturiamo da soli, tra domande e dubbi che poco hanno del gusto della ricerca. Anziché lasciarci abbagliare dal fascino del mistero che squarcia il buio dell’abisso del nostro animo, preferiamo vagare in ragionamenti ed elucubrazioni che in fondo nascondono una sottile paura: quella di sentire risuonare la voce che grida: ‘Convertitevi!’.

Pensiamo che la conversione sia questione di comportamenti giusti, di ulteriori sforzi di buone opere, di sudate arrampicate nelle pareti irte della morale. È chiaro che questa prospettiva ci spaventa. Se l’ira di Dio dovesse essere quella terribile scure che da soli afferriamo per percuoterci e ferirci, per massacrarci di giudizi e di violenza, allora sarebbe davvero molto meglio stare alla larga. Come si può desiderare di incontrare un boscaiolo deciso a recidere definitivamente i nostri tanti rami secchi e a bruciare senza via di scampo i poveri tralci dei nostri fallimenti?

Ma ‘il regno dei cieli è vicino’. E il profeta Isaia ci promette che questo regno supererà ogni nostra aspettativa. Se per noi appare arduo pensare alla gioia di una riconciliazione tra sposi separati e tra fratelli litigiosi, Egli invece va ben oltre, certo che persino le prede possono convivere con i predatori. Nel regno dei cieli che viene, anche i sentieri che normalmente separano i nemici tra loro divengono ponti che congiungono e vie di pace.

Un Dio così va conosciuto. A Lui, che i farisei e i sadducei pensano di possedere con i loro ragionamenti e i loro moralismi… a Lui, che invece è molto lontano da quegli occhi poco verginali, oggi vogliamo volgere lo sguardo assetato di buone notizie, e il nostro cuore da ‘azzeccagarbugli’ tanto ansioso di semplicità e di riposo.

‘La conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare’ (Is 11, 9b). La conoscenza è intimità, affettuosità reciproca, frequentazione casta e dialogo. Basta con le ipotesi e le rimuginazioni su noi stessi e su Dio. Egli ci propone un rapporto totalizzante. Ci promette di poterlo davvero conoscere, e non soltanto noi, ma tutta la terra, tutta la creazione. Nel germoglio che nasce, nel virgulto di speranza ricolmo di Spirito Santo, ogni creatura riconoscerà Colui che l’ha generata. Conoscere è riconoscere, grati, il grembo da cui siamo venuti.

Ecco allora la necessità di andare al dunque. Le mille domande della vita, gli innumerevoli dubbi, le paure e le incomprensioni sulla storia vanno condotte a Lui. Si avvicina fragile e tenero per essere accessibile. Ci chiede di rinunciare alle fughe, e di volgerci direttamente alla grotta. Sarà quel bimbo che accenderà di fuoco il nostro cuore. Può darsi che brucerà qualche ramo inaridito. Ma dentro il fuoco, ciò che è oro si pulisce, si purifica, diviene tesoro prezioso. Il nostro cuore è pieno di perle preziose, che solo il contatto diretto con Lui, fuoco acceso dallo Spirito, possono profumare come frutti di conversione, come grano pronto a diventare pane.

‘Raddrizzate i suoi sentieri’, quindi, andate diritti al cuore di Dio. Il suo abisso chiama il nostro abisso. E in questo incontro rinnovato nei giorni dell’attesa, impareremo a lasciar cadere per sempre ciò che è vano ed empio. Non c’è tempo da perdere: Dio grida, con la sua voce di innamorato, che desidera essere conosciuto. E la conoscenza di Dio, la pienezza di Lui scardinerà le azioni malvage, e guarirà il nostro cuore troppo spesso saccheggiato della sua pace.

Padre  Luca Garbinetto

Pia Società San Gaetano

Pubblicato in Lavoro
Venerdì, 02 Dicembre 2016 23:32

CANTARE CON MARIA LA MISERICORDIA DEL PADRE

Impegno di vita di dicembre 2016

"Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono" (Lc 1,50)

Un incontro meraviglioso quello di Maria con Elisabetta. Si stringono in un abbraccio che fa esultare Giovanni nel seno di Elisabetta per la presenza di Gesù nel seno di Maria e aprono il loro cuore e la loro bocca a lodare insieme il Signore. "Benedetta tu fra le donne" esclama Elisabetta rivolta a Maria, la quale le face eco: "Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente". Cantano insieme raccogliendo la lode che viene da lontano nella storia del loro popolo, il popolo di Dio, e si proietta verso un futuro di pienezza definitiva, perché la Misericordia di Dio si è già fatta carne in Maria.

Anche noi in questo mese siamo chiamati a cantare con Maria: "Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono". Vogliamo dare lode al Signore perché ci ha dato Gesù che ci ha fatto entrare nel mistero di misericordia che  si trova nel seno della Trinità. Ma in quel mistero troviamo anche Maria, madre di Gesù e madre nostra. Ci dice don Ottorino, con le sue abituali parole semplici e misticamente profonde: “In casa non si può stare senza la mamma. Perché? Perché nella Provvidenza di Dio è stabilito così: Padre, Figlio, Spirito Santo e mia mamma, la Madonna, la quale non è né Padre, né Figlio, né Spirito Santo, ma mia mamma. Lei è la strada attraverso la quale io vado al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo” (Med. 10 gennaio 1969).

E ancora: “Ad un dato momento scopriremo delle cose meravigliose, capiremo di più cosa vuol dire Padre, Figlio e Spirito Santo e l’inserimento della Madonna nella SS. Trinità, e il Corpo mistico, e i fratelli, e i fratelli buoni e i fratelli lontani e la pecorella smarrita” (Med. 22 maggio 1970). E con il suo stile brioso e a volte faceto dice: “In Paradiso immaginiamo tre uomini, cioè Padre, Figlio, Spirito Santo e una Donna che mette un poco di ordine... Il Signore ha voluto la mamma: ha voluto la mamma per noi e ha voluto la mamma per sé” (Med. 22 maggio 1970). Una “mamma per Dio” e “una mamma per noi”, questa è la meravigliosa realtà di Maria.

“Vedete - dice ancora don Ottorino - anche la Madonna ha collaborato con Dio per darmi la vita, non per darmi la vita fisica, ma la vita spirituale. Se io posso alzare il mio sguardo verso il Cielo e dire: ‘Padre nostro che sei nei cieli’, io lo devo all’amore del Padre, alla generosità del Figlio, al calore dello Spirito Santo che abita in me, ma lo devo anche a quel ‘sì’ generoso che ha portato la Madonna ad accettare di essere la Mamma di Gesù con tutte le sue conseguenze: fino ad essere corredentrice mia...” (Med. 8 dicembre 1971).

Come vivere, allora, la Parola dell'Impegno di Vita di questo mese?

Con Maria... e con Elisabetta... e don Ottorino e tanti altri, abbandoniamoci alla lode per cantare la misericordia di  Dio per la grazia di questo anno santo che abbiamo vissuto.

Pubblicato in Impegno di Vita
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