DOMENICA DELLE PALME

Parrocchia Gesù Operaio – Monterotondo (RM)

DOMENICA DELLE PALME

25 marzo 2018 – omelia

p. Luca Garbinetto, pssg

 

Guardiamo alla passione di Gesù con lo sguardo dei giovani. O meglio, proviamo a lasciare che Gesù stesso incroci i loro sguardi. Ci state a cuore, cari giovani, tanto quanto state a cuore a Gesù. Oggi è la giornata mondiale dei giovani, celebrata nelle comunità cristiane. Per noi, parrocchia di Gesù Operaio, è un anno di cammino con il desiderio di ascoltarvi, di conoscervi un poco di più, di imparare ad amarvi come Gesù. Gesù ha dato la vita per ciascuno di noi, per ciascuno di voi in modo particolare. In questa Santa Settimana celebriamo proprio questo amore, immenso, inimmaginabile. Tu, caro giovane, sei amato da Dio Padre. Tu, che sei figlio, tante volte forse in conflitto con i tuoi genitori, che pure ti vogliono bene, puoi alzare lo sguardo: lasciati attirare dal Figlio del Padre, che ha dato la vita per te!

C’erano tanti giovani tra la folla ad inneggiare Gesù, quando il Maestro entra a Gerusalemme. La tradizione ci parla di pueri, di bambini. Ma c’erano anche giovani, certamente: e i giovani non sono più bambini. Voi lo sapete. I giovani desiderano diventare adulti. Com’è difficile, oggi, passare dall’infanzia all’età adulta. Il mondo ci illude di vivere una eterna giovinezza della carne, e trascura la freschezza dello spirito. I giovani di Israele, che cantano tra la folla, ci ricordano che è necessario volgere lo sguardo al Signore per trovare il senso; loro erano fra chi attendeva il Messia. Giovani cari, non arrendetevi, non smettete di attendere e di sperare: è la capacità di sperare che mantiene giovane lo spirito. E allo stesso tempo, siate prudenti, a non lasciarvi ingannare dalla folla, dai cattivi maestri che condurranno gli stessi ragazzi di Israele a gridare contro Gesù: ‘Crocifiggilo, crocifiggilo!’. I giovani cuori possono anche essere ingannati, a volte facilmente: hanno bisogno di premure per aiutarli a diventare adulti, anche se il futuro è incerto e faticoso da costruire.

Nel racconto della Passione di Marco si incrociano i volti di tre giovani, che emergono, fra la folla, a ricordarci che nessuno è anonimo, che lo sguardo di Gesù rende sempre unici e speciali.

C’è Giovanni, prediletto dal Maestro, testimone privilegiato, insieme a Pietro e Giacomo, della vicenda di Gesù. Anche lui, nell’orto degli ulivi, dopo aver partecipato all’intimità dell’ultima cena, si addormenta e non riesce a vegliare. Anche lui fa fatica a capire: si sarà chiesto tante volte: ma chi sei veramente Gesù? Sappiamo che la risposta gli sgorgherà dal cuore. Dal cuore di Gesù. Mai si è sentito giudicato, nemmeno quando la fiacchezza e la paura hanno prevalso, nella notte della tragedia. E così egli mai ha veramente abbandonato il Maestro. Lo ha seguito fin sotto la croce: sappiamo che a lui è affidata la Madre, Maria, e che la Madre si prenderà cura di lui per sempre. Giovanni siete voi, cari giovani, quando continuate a cercare Gesù sebbene non sia facile capirlo! Quando non pretendete di avere tutto chiaro, e vi fidate della spinta dell’amore, che abita traboccante nel vostro cuore! Quando siete arditi e coraggiosi nella ricerca, che coinvolge di passione anche gli adulti, i vostri famigliari! Quando vi accoccolate fiduciosi sul cuore aperto di Gesù!

E ardito è anche un altro ragazzo, forse un adolescente. Sappiamo che è Marco, proprio l’autore. Anche lui testimone oculare: come voi, anche lui vuole vedere, non restare passivo. Non lasciate, cari ragazzi, che vi travolga l’illusione dello schermo, della tecnologia, del mondo virtuale. Usate gli strumenti del mondo, ma non lasciatevi usare. Rischiano di diventare maschere, nascondigli, come il lenzuolo che copriva il giovane Marco. Nascondeva la sua fragilità: ma egli lo lascia cadere, e nel fuggire da chi lo vuole aggredire e catturare, manifesta in realtà la sua vera passione: egli è rimasto affascinato e colpito da Gesù, che avrà la stessa sua sorte. Resterà nudo, spogliato di ogni apparente bellezza, per condividere fino in fondo la nostra condizione. E così ha salvato te e ciascuno, restituendoti la vera dignità, la vera bellezza. Non perché appari sei importante, amico caro, ma perché nell’intimo del cuore sei audace e capace di amare.

Anche una ragazza diviene protagonista del racconto. È una giovane serva, forse una straniera in Gerusalemme, perché conosce l’accento dei galilei. E riconosce Pietro, il discepolo. Così lo punta, e lo sfida. Come fanno tanti ragazzi oggi verso noi adulti, verso la famiglia, verso la Chiesa. Diventano ribelli, a volte aggressivi, e ci sfidano. Come avere paura di loro? È il grido della debolezza. Questa ragazza chiede, come tanti di voi giovani, una coerenza, una credibilità, una fermezza su cui potersi appoggiare. ‘Dici di essere suo discepolo: fammelo vedere!’. Grazie, cari ragazzi, perché ci costringete a fermarci e a lasciarci guardare, anche noi, dagli occhi piangenti di Gesù! Grazie perché ci portate la sua invocazione: ‘vuoi davvero seguirmi anche tu? Vuoi davvero imparare ad amare come me?’. Non siate severi con gli adulti, cari giovani, ma non smettete di appassionarvi alla ricerca di persone credibili su cui contare. E ciò che conta è solo l’amore.

Un ultimo sguardo alla croce, in attesa della resurrezione. Per scoprire, in realtà, che il vero giovane è proprio Lui, il Signore. E che l’offerta della Sua vita, non trattenuta come un possesso per sé, ci dona il segreto di una giovinezza vissuta in pienezza: l’amore. Il vero nome della gioventù è vita eterna, vita nell’amore. Buona Settimana Santa!

Last modified on Lunes, 26 Marzo 2018 16:37

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