LA GIOIA DELL’INCONTRO

Obiettivo 2017-2018: Nello spirito della Famiglia di don Ottorino rinnovare la gioia di essere scelti da Dio, promuovere e comunicare la gioia dell'incontro con Lui, con i fratelli e le sorelle e con tutti, in particolare i giovani

La vita cristiana ha una sorgente: l’incontro con Gesù! Ha pure una cartina di tornasole, un ‘sintomo’ inequivocabile che ne garantisce l’originalità: la gioia! Essere cristiano significa avere incontrato Gesù, o meglio, essersi lasciato incontrare da Lui, e sprizzare dunque gioia da tutti i pori. Una gioia pacata, costante, profonda, sebbene allo stesso tempo sia traboccante e incontenibile. Una gioia ricevuta in dono, da Colui che ha preso l’iniziativa e si è mosso per venirci incontro, così da fare sperimentare a chi lo accoglie un’unica verità: ‘io ti amo!’. L’incontro gioioso con Gesù è dunque un’esperienza di indicibile amore.

Di questo ogni persona ha bisogno: di sentirsi amati per imparare ad amare. Questo è l’anelito più intimo di ogni cuore. Al cristiano è stato dato il dono (non il privilegio) di attingere direttamente alla fonte di tale amore. E tuttavia egli stesso ha costantemente bisogno di ritornare ad essa, di prendere consapevolezza della sua esistenza, come pure della necessità di accoglierla in sé.

Per questo, nella Famiglia di don Ottorino, piccola parte della Chiesa in cui i cristiani sono colorati delle sfumature del carisma di Gesù sacerdote servo, si è colta la necessità di dare voce all’invito di papa Francesco: riscoprire la gioia racchiusa nell’incontro con Gesù in persona! Si tratta di rinvigorire insieme un patrimonio che don Ottorino ha conosciuto e testimoniato con la freschezza dei santi.

Per noi, membri di questa Famiglia, ‘la gioia dell’incontro’ sarà il tema che accompagnerà il cammino della delegazione di Italia e Albania, con opportuni appuntamenti e una costante attenzione a metterci in sintonia gli uni con gli altri per vivere questa esperienza in profondità.

 

Gioia dell'incontro con se stessi

 

È prima di tutto l’incontro con se stessi, fatto del paziente e umile ascolto della propria interiorità, della vigilanza sui propri atteggiamenti, dell’impegno a mettere a servizio di tutti i propri talenti e a crescere nella disponibilità a superare i limiti che ci rendono tristi e malinconici. L’arte di custodire spazi di silenzio e di presenza viva a se stessi permetterà di ritrovare in profondità motivazioni autentiche per essere nella gioia anche quando la malattia ci tocca nella carne e la vecchiaia avanza, oppure sperimentiamo momenti di delusione e di fatica nel nostro impegno pastorale e missionario.

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