SANTITÀ: MISURA ALTA E QUOTIDIANA DELLA VITA CRISTIANA - BERTILLA ANTONIAZZI, MARIA BERTILLA BOSCARDIN

SANTITÀ: MISURA ALTA E QUOTIDIANA DELLA VITA CRISTIANA

Pur nella bellezza del moltiplicarsi di esperienze di spiritualità, di movimenti impegnati, di proposte forti con scelte anche radicali, ritengo che la sfida posta oggi dalla santità sia racchiusa anzitutto nella possibile significatività di un profilo ordinario e comune di vita cristiana.

L'equivoco più grande avviene quando si percepisce la vita concreta come un ostacolo a essere cristiani, quasi una sorta di impossibilità a praticare il vangelo. Sotto sotto molti di noi dicono a se stessi: "Se non avessi gli impegni familiari, il lavoro che mi occupa e preoccupa, i soldi da gestire, gli affanni di ogni giorno ... sarei un bravo cristiano, potrei dedicarmi alla preghiera, avrei tempo per andare in chiesa, per leggere il vangelo, per pensare agli altri. Purtroppo devo vivere e vivere in questo nostro tempo!".

La misura alta della vita cristiana corrisponde alla misura significativa di ogni vita, chiamata a essere vissuta da ciascuno in modo che possa fiorire di senso per sé e per gli altri. E quando tenere alta questa misura che chiede di andare contro corrente, non è per fare gli eroi, ma per essere donne e uomini fino in fondo e mostrare a tutti che non solo è possibile - dato che lo Spirito abilita a farlo - ma bello e sensato.

don Dario Vivian

teologo

 

BERTILLA ANTONIAZZI (1944-1964)

«La mia vocazione è di fare l'ammalata»

Bertilla Antoniazzi (1944-1964) nacque a San Pietro Mussolino e morì a Vicenza.

La sua vita fu segnata da uno stato di malattia permanente accettato e affrontato con fede profonda. Colpita da un'endocardite reumatica all'età di otto anni, Bertilla Antoniazzi fu costretta a numerosi ricoveri in ospedale San Bortolo, alternati a periodi di riposo a casa.
Maturò un intenso spirito di preghiera d'intercessione, cercando di offrire ogni momento della sua vita come un atto di amore per Dio.

Iscritta all'Azione Cattolica, all'Unitalsi e al Centro Volontari della Sofferenza, capì che il suo posto nella Chiesa era quello di vivere cristianamente la sua condizione di ammalata. «La mia vocazione è di fare l'ammalata e non ho tempo di pensare ad altre cose»: era la risposta di Bertilla a chi le chiedeva cosa volesse fare "da grande”.

Morì il 22 ottobre 1964 presso l'ospedale civile di Vicenza, lo stesso luogo dove, l’8 febbraio 2014, cinquant'anni dopo, si è aperta la fase diocesana del suo processo di beatificazione.
La fase diocesana si è svolta senza difficoltà, è durata più di un anno, e si è conclusa con la consegna degli atti alla Congregazione delle Cause dei Santi nel marzo 2015.

 

MARIA BERTILLA BOSCARDIN (1888-1922) 

L'importante è «lavorare solo per il Signore»

 

Maria Bertilla Boscardin (1888-1922) nacque a Brendola e morì a Treviso dopo aver trascorso la sua vita di religiosa nella Congregazione delle suore Dorotee, dedicandosi a malati e sofferenti. Nonostante fosse stata colpita da un tumore a soli 22 anni, continuò
con impegno il proprio lavoro, reso più faticoso dalle difficoltà e dalle tensioni della Prima Guerra Mondiale.

Mandata a Como, soffrì molto per l'incomprensione di qualche medico e superiore senza mai lamentarsi o protestare anche quando venne "retrocessa" da infermiera a donna di fatica in lavanderia.

Tornata a Treviso, riprese il suo lavoro in ospedale nonostante l'aggravarsi della malattia. Morì a 34 anni. La sua grandezza spirituale sta nell'aver cercato nella fatica, nell'umiltà, nel silenzio, un'unione con Dio sempre più profonda. In punto di morte disse alla madre superiora di raccomandare alle consorelle di «lavorare solo per il Signore, che tutto è niente, tutto è niente». Il processo di canonizzazione iniziò nel 1925 e suor Bertilla fu proclamata beata 1'8 giugno 1952 da papa Pio XII. Maria Bertilla Boscardin fu proclamata santa 1'11 maggio 1961. È ricordata il 20 ottobre. Le sue spoglie si trovano a Vicenza, nella Casa madre della sua comunità. 

Last modified on Freitag, 21 Juli 2017 05:51

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